Cercare la giustizia nel modo giusto
24 Marzo 2025
Cercare la giustizia nel modo giusto
24 Marzo 2025

Isaia 1:17 riassume in cinque punti chiari l’invito di Dio: prodigarsi per il bene, attivamente.

Nathan Brown – Ci sono alcuni modi con i quali noi credenti fraintendiamo la giustizia. Si tratta di errori peculiari delle persone “buone”. Il primo consiste nel pensare che la giustizia riguardi il fatto di “andare in chiesa” o di praticare vari rituali e forme religiose. Secondo i profeti biblici, Dio non sembrava essere molto interessato a questi aspetti: “Smettete di portare offerte inutili; l’incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l’iniquità unita all’assemblea solenne” (Isaia 1:13). Consideriamo anche i brani di Isaia 58:1-5 o Amos 5:21-24, e portiamoli come un esempio di invito all’adorazione o di invocazione quando saremo chiamati a partecipare al prossimo servizio religioso.
Il secondo fraintendimento è nel ritenere che la giustizia consista semplicemente nel cessare di fare il male, ammesso che ciò sia possibile. Certo, questo è un buon punto di partenza. Isaia prosegue nel trasmettere il messaggio di Dio al popolo che si considera giusto: “Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male” (Is 1:16).

Dobbiamo impegnarci a rifiutare il male, allontanarlo da noi e distanziarcene il più possibile. Ma limitarsi a evitare la malvagità può intendersi come un tipo di giustizia superficiale che non è né appagante né sostenibile. A volte, le persone di fede si sono ritirate dal mondo e da aspetti importanti della loro vita per paura del male, solo per scoprire un senso di vuoto che non rappresenta una vera giustizia (cfr. Matteo 12:43-45).
Non sorprende che il discorso iniziale di Isaia ponga aspettative più alte per la giustizia e ci chieda di più; ci offre un quadro pratico per il bene che può essere facilmente adattato come guida all’azione attiva nel mondo di oggi [nel testo si parla di “advocacy” che può essere tradotto come “azione di sostegno, appoggio o sensibilizzazione nei confronti di un’idea, una causa, un’iniziativa altrui”, da Accademia della Crusca, ndt.] .
Il tema è riassunto chiaramente in cinque punti: “Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!” (Isaia 1:17).

Imparate a fare il bene
L’operare per il bene inizia con l’ascolto e l’apprendimento. Persone ben intenzionate, ma con una comprensione limitata o semplicemente senza la volontà di ascolto hanno causato molti danni. Questo non significa che sia necessario un dottorato in scienze sociali o in cooperazione internazionale per poter fare del bene, ma le nostre risposte al male e all’ingiustizia intorno a noi saranno migliori se verranno modellate sull’attenzione e l’apprendimento, qualunque sia la forma più adatta a noi e alla situazione che affrontiamo.

Ascoltiamo coloro che cerchiamo di aiutare; impariamo da chi già lavora in quel contesto o su quel tema; leggiamo libri; partecipiamo a corsi, conferenze e seminari; a volte, possiamo iniziare semplicemente con una ricerca online. Non usiamo l’apprendimento come una scusa per non agire, ma impieghiamo il nostro impulso a metterci in moto come uno stimolo per imparare.

Cercate la giustizia
A volte è così, ma è raro che le cose belle accadano per caso. E, ancora più di rado, accadono in fretta. Cercare di fare del bene, prodigarsi per la giustizia, essere un operatore di equità richiede intenzionalità, attenzione, energia e tempo.
Per i credenti, cercare la giustizia diventa un atto di fedeltà che deve essere plasmato dall’ascolto e dalla conoscenza della società e del mondo intorno a noi. Tuttavia, dobbiamo resistere all’inoperosità dovuto a un apprendimento continuo senza risultati. Per quanto incompleta possa essere la nostra conoscenza e imperfette le nostre risposte, cerchiamo di fare ciò che è giusto e di agire con umiltà per il bene degli altri.
Dobbiamo anche attivarci con perseveranza, sapendo che il cammino verso la giustizia è lungo e che, più grande è il problema che affrontiamo, più potenti saranno i sistemi e le forze che difendono lo status quo. Cerchiamo comunque di mirare alla giustizia.

Soccorrete gli oppressi
Il testo di Isaia 1:17 suggerisce un ordine di priorità, una sorta di “triage”, nel perseguire la giustizia. La precedenza più alta spetta a chi soffre ora, la cui vita è distrutta dall’oppressione o dallo sfruttamento. Anche se dobbiamo ascoltare e imparare, queste sono persone per le quali la giustizia non può aspettare e per le quali “la giustizia troppo a lungo ritardata è giustizia negata”, per citare Martin Luther King che ha adattato il pensiero da una comune massima legale. L’ingiustizia è sempre una crisi, ma le sue vittime più immediate, “quelli che vengono schiacciati” (cfr. Proverbi 31:8, 9), devono avere la priorità, i primi che ascoltiamo e per i quali parliamo e agiamo.

Fare giustizia all’orfano
La seconda necessità è rappresentata da coloro che sono vulnerabili all’ingiustizia, quelli la cui vita e il cui benessere sono precari, e il cui potenziale è limitato da sistemi ingiusti che li circondano. Il buon lavoro di “advocacy” include la comprensione di tali sistemi e dell’opportunità di usare le risorse delle persone, la persuasione e le politiche per risollevare il prossimo. Troppo spesso coloro che sono nel bisogno e gli emarginati sono incolpati per le cattive scelte che potrebbero aver fatto nella loro vita quando avevano solo opzioni scarse o limitate tra cui decidere. Lavorando contro i sistemi ingiusti, cerchiamo di offrire scelte più ampie e migliori. Come fece Gesù, proviamo a liberare chi si trova costantemente nell’indigenza, in carcere e nell’infermità (cfr. Luca 4:18, 19).

Difendere la causa delle vedove
Il terzo punto del modello indicato da Isaia è la lotta per il rispetto e i diritti di tutte le persone. È il principio dei diritti umani che non sono solo universali, ma indivisibili, interdipendenti e interrelati. Se vogliamo davvero difendere i diritti di un gruppo di persone, in una situazione di ingiustizia o di oppressione, dobbiamo preoccuparci di tutti i diritti e in ogni circostanza.

A volte, gli avventisti del settimo giorno sono stati difensori della libertà religiosa non solo per loro stessi ma anche per altri, con i quali avremmo potuto non essere necessariamente d’accordo. Occorre approfondire ulteriormente questo aspetto. Una società che comprende, afferma e abbraccia in modo migliore la giustizia e i diritti di tutte le persone avrà maggiori probabilità di proteggere specifici diritti individuali. Collaboreremo per la libertà e la prosperità di tutti, con persone, gruppi e cause apparentemente inusuali.

E se tutto questo sembra un lavoro impegnativo, in effetti lo è! È un orientamento giusto per la nostra vita. Modellerà le scelte che faremo per la nostra istruzione, la carriera, le finanze, la famiglia e così via. Dovrebbe persino cambiare la forma della nostra comunità e delle nostre chiese. E aggiungerebbe una dinamica e una risorsa in più: lo faremo insieme.

Molti conoscono il testo di Ebrei che invita: “non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno” (10:25). In linea di principio, sembra che Dio ci incoraggi a frequentare la chiesa. E insiste sul fatto che può purificarci dal male della nostra vita e del mondo che ci circonda (v. 22). Ma il cuore della chiamata alla giustizia si trova nei versetti 23 e 24: “Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse. Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere”.

Nella speranza e nelle promesse di Dio, adoperiamoci insieme per la giustizia pratica, “l’amore e le buone opere” nella nostra vita, nelle nostre chiese, nelle nostre comunità e nel nostro mondo. Cadremo sempre lungo il percorso di ricerca della giustizia, ma Dio ci amerà comunque. Lavorando e sostenendo l’equanimità con coloro che sono feriti dall’ingiustizia e dall’oppressione, proveremo a fare del nostro meglio sostenuti dall’amore di Dio per ogni persona.

[Immagini di @photographicheskayam, shameersrk e fernandozhiminaicela su Pixabay. Fonte: adventistreview.org / Tradotto da Veronica Addazio] 

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