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In un recente comunicato stampa la Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo (FIEP) chiede il ritiro di un emendamento alla “Holy Places Law” (legge sui luoghi santi) approvato in via preliminare dal governo israeliano e promuove una petizione per sostenere l’iniziativa. Se questo emendamento fosse approvato in via definitiva, la conseguenza immediata sarebbe il conferimento al Rabbinato Ortodosso Centrale di Gerusalemme dell’autorità esclusiva di stabilire cosa sia “profanazione” del Muro Occidentale, mettendo così fine alle molteplici espressioni dell’ebraismo contemporaneo, pluralista e multiforme, nato e sviluppato in contesti geografici e culturali molto diversi tra loro. Se questo emendamento fosse approvato milioni di ebrei, sia in Israele che nella Diaspora, sarebbero esclusi dal Muro se non si conformassero alle pratiche religiose decise dal Rabbinato ortodosso centrale di Gerusalemme.
In gioco non c’è solo il modo di intendere la prassi religiosa rispetto a certi luoghi considerati sacri, ma la natura stessa della fede ebraica che rischia di sclerotizzarsi in nome di un malinteso senso di fedeltà alle tradizioni, interpretate dogmaticamente da un ristretto gruppo di persone. E’ un processo che molte religioni (piccole o grandi) hanno già conosciuto nel corso della loro storia, compresa la fede cristiana, un processo che inevitabilmente ha un riflesso politico negativo sulle istituzioni democratiche di uno Stato. E’ quanto afferma Raffaella Di Marzio, direttrice del Centro Studi Lirec, intervistata nel corso della diretta RVS del primo aprile 2026 da Claudio Coppini e Roberto Vacca.
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