Per fronteggiare l’emergenza da Covid-19, la tecnologia può svolgere un ruolo importante per salvare vite umane con la diffusione di messaggi di sanità pubblica e l’aumento dell’accesso all’assistenza sanitaria.

Tuttavia, proprio nel nome della lotta contro la pandemia, alcuni governi si stanno affrettando ad espandere il loro uso delle tecnologie di sorveglianza per tracciare gli spostamenti di individui e persino di intere popolazioni. Ma, per non essere illegali, le misure di sorveglianza devono essere le meno invasive disponibili, soddisfare criteri rigorosi.

In Italia si sta sviluppando un dibattito sul bilanciamento fra emergenza sanitaria, emergenza normativa e libertà individuali. Se a tutto ciò si aggiunge anche la sorveglianza tecnologica si rischia l’illegalità.
Bisogna trovare misure idonee per evitare la restrizione permanente, se non l’alienazione, nel futuro, dei diritti individuali e sociali.

Intervista di Mario Calvagno e Carmen Zammataro a Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International

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