Kevin Breel è un ragazzo canadese che ha attraversato un lungo periodo buio durante l’adolescenza. Era incastrato in un ruolo di facciata. Nulla sembrava avere più senso. Un giorno qualcosa è cambiato: ha trovato la forza di chiedere aiuto.

Andreea Irimia – Una forza invisibile, in agguato, che grava pesantemente dentro, convincendoti in modo graduale che la vita non vale molto, è meglio lasciarla andare. Dalle profondità della depressione, il viaggio di ritorno è incredibilmente difficile ma non impossibile. Kevin Breel è una di quelle persone che possono testimoniarlo.

Aveva poco più di cinque anni quando si rese conto che la sua famiglia non era poi così normale come avrebbe dovuto essere. Kevin non aveva mai assistito ad alcun gesto di affetto tra sua madre e suo padre, a differenza di quello che vedeva nelle case dei suoi amici. I suoi genitori dormivano in stanze separate e quella di suo padre era piena di bottiglie di birra e posacenere. Sua sorella maggiore tornava a casa di rado; trovava sempre qualcos’altro da fare con gli amici o con il suo ragazzo.

La loro casa era carina e in un bel quartiere della città canadese di Victoria, ma nulla di più traspariva all’esterno dalle grandi finestre. Kevin avrebbe voluto che qualcuno potesse vedere quanto si sentisse solo. Trascorreva ore nella sua camera, sognando a occhi aperti situazioni in cui si sentiva felice. Gli sembrava di essere diverso e fuori posto, e la sua personalità introversa, a scuola lo rese bersaglio delle battute dei bambini. Le cose iniziarono a cambiare quando fece amicizia con Jordan, suo compagno di classe. Con Jordan poteva parlare; non si sentiva più solo e la famiglia del suo amichetto divenne la sua seconda casa.

All’età di 12 anni Jordan morì in un incidente d’auto insieme a sua madre. Con la scomparsa del suo amico, quella nuova felicità svanì insieme al rapporto con la famiglia di Jordan e la figura di suo padre. Cominciò a sentirsi di nuovo solo e invisibile, così saltava la scuola e sprofondò nella tristezza. Non poteva andare in classe dove tutti sapevano della sua perdita; perciò, si iscrisse in un altro istituto dove non conosceva nessuno.

Allora più che mai, l’idea che qualcuno del nuovo liceo potesse percepire quanto stesse soffrendo lo portò a cercare un altro modo per nascondere meglio la sua depressione. Kevin divenne uno degli studenti più popolari grazie alla sua intelligenza, al suo umorismo e al suo talento atletico. In poco tempo fu nominato capitano della squadra di basket ed era considerato un ragazzo che aveva sempre la battuta pronta. Da fuori sembrava l’adolescente più soddisfatto e felice. Solo lui sapeva quanto tutto ciò fosse lontano dalla verità. "Mi odiavo e il modo che avevo trovato per nasconderlo sembrava una radicale accettazione di me stesso".[1]

I momenti di depressione, anche se non costanti, tornarono a ondate rendendo angosciante la sua esistenza. Durante il giorno riusciva a controllare i pensieri suicidi, di notte invece lo colpivano con tutta la loro forza. Non solo. Anche il senso di colpa aveva messo il suo carico. “Mi sono sempre sentito colpevole per quei sentimenti depressivi. Soprattutto perché capivo di non avere una valida ragione per sentirmi in quel modo".

Cercò di sfuggire agli episodi depressivi ma nulla funzionò. Leggeva libri che promettevano la guarigione, cambiò anche le sue abitudini alimentari e teneva un diario per provare a liberarsi da quei pensieri ed emozioni. "Come un pesce tirato fuori dall’acqua, annaspavo in tutte le direzioni, cercando di mettermi al sicuro ed esaurendomi allo stesso tempo" racconta Kevin.

A 17 anni, durante la vigilia di Natale, decise di aspettare un altro anno, un periodo di tempo in cui sperava di superare la depressione. L’alternativa era il suicidio ma non gli ci volle molto per considerare seriamente quell’opzione. Era metà febbraio e si trovava a una festa dove tutti sembravano divertirsi. Guardandosi intorno era sopraffatto dalla sensazione che non avrebbe mai potuto essere come loro e che tutta la sua vita di facciata era insopportabile. Tornò a casa, prese una bottiglia di vodka e una confezione di potenti antinfiammatori, risoluto a porre fine alla sua vita.

Paradossalmente, la salvezza arrivò dal biglietto di addio. Quando iniziò a scriverlo, tutte le ragioni che lo portavano a quel gesto non sembravano così forti. In un modo che non aveva mai realizzato, con un’obiettività che la depressione aveva messo in ombra, capì che tutte le sue difficoltà non erano insormontabili, c’era un’alterativa che non aveva provato: chiedere aiuto.

Confessò tutto a sua madre che lo sostenne e lo portò da uno psicologo. I problemi non si risolsero immediatamente, ma imparò a essere paziente e a non nascondere la sua depressione. Oggi, Kevin non ne parla come qualcosa di cui avere vergogna né nega il suo passato perché, racconta, "il passato è sempre in agguato, in attesa; sperimenta modi per scavare la sua strada nella nostra vita. Anche se riesci a prenderne le distanze, non puoi mai negare le esperienze del passato. Forse la verità è che non c’è fuga, solo accettazione”.

In occasione di una conferenza Ted, Kevin ha condiviso la sua storia. Aveva la speranza di far capire alle persone presenti (circa 80 partecipanti) che lo stigma attribuito alla depressione dalla società fa sì che la maggior parte di chi ne soffre non cerca aiuto. Il suo discorso è stato seguito su YouTube da centinaia di migliaia di persone e ripreso dai principali giornali online. Kevin approfitta della popolarità che ha guadagnato per sensibilizzare sulla necessità di parlare della depressione come di qualsiasi altra patologia, senza vergogna o paura; un modo per sostenere quanti si trovavano nella stessa situazione che lui viveva cinque anni fa. Kevin esprime la sua gratitudine verso la depressione: gli ha insegnato a vivere davvero. “So cosa significa voler morire. E ora posso dire onestamente che so cosa significa voler vivere”.

Note  
[1] K. Breel, Boy meets depression (Il ragazzo incontra la depressione), Google Books.

[Fonte: st.network. Traduzione: V. Addazio] 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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