Il dono di profezia. La voce di Dio per l’umanità
1 Ottobre 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Il dono di profezia. La voce di Dio per l’umanità
1 Ottobre 2026

È iniziato un nuovo ciclo di lezioni della Scuola del Sabato, la Guida allo studio della Bibbia che le chiese cristiane avventiste di tutto il mondo seguono per il periodo ottobre/dicembre 2026. Tutte le risorse per l’approfondimento individuale e in gruppo sono disponibili qui. 

Ellen G. White è una figura fondamentale non soltanto del passato della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, ma anche del suo presente. Nelle 28 dottrine fondamentali ce n’è una specificamente dedicata al suo ministero, la numero 18: “Il dono di profezia. Le Sacre Scritture attestano che uno dei doni dello Spirito Santo è la profezia. Questo dono è un segno che identifica la chiesa del rimanente e noi crediamo che si sia manifestato nel ministero di Ellen G. White. I suoi scritti si esprimono con autorità profetica e offrono alla chiesa incoraggiamento, guida, istruzione e correzione. In essi si afferma, in modo chiaro, che la Bibbia è la norma in base alla quale ogni insegnamento e ogni esperienza devono essere esaminati (cfr. Nu 12:6; 2 Cr 20:20; Am 3:7; Gl 2:28,29; At 2:14-21; 2 Ti 3:16,17; Eb 1:1-3; Ap 12:17; 19:10; 22:8,9)”.[1]

Varie opinioni su Ellen G. White
Nonostante questa chiara presa di posizione, anche voi avrete constatato che nella vostra chiesa esiste una vasta gamma di opinioni su come questo ministero profetico debba essere compreso e ricevuto. Da una parte, vi è chi ritiene di porre gli scritti di Ellen G. White al di sopra della Scrittura, poiché questi sarebbero inerranti (infallibili, ndr) e fornirebbero l’interpretazione autentica del significato degli scritti biblici, e sarebbero anche da considerarsi autorità in campo storico. Dalla parte opposta, troviamo chi invece nutre dei dubbi sulla loro ispirazione e al massimo li relega nel passato, come elementi di una storia ormai trascorsa e non più rilevante per la realtà della chiesa oggi.

Un aiuto dal “Nocciolo” 
Uno dei punti che il “Nocciolo della questione” di questo trimestre affronta è proprio quello del valore dei suoi scritti. Ellen G. White è ispirata? In che rapporto sono i suoi scritti e la Bibbia? Se abbiamo fede nella sua ispirazione possiamo capire qualcosa in più anche dell’ispirazione dei profeti biblici?

Il versetto di Daniele 7:1 è particolarmente significativo: “Daniele, mentr’era a letto, fece un sogno, ed ebbe delle visioni nella sua mente. Poi scrisse il sogno, e narrò la sostanza delle cose” (Nuova Diodati). Nel descrivere la sua esperienza, Daniele dice che, nello scrivere il sogno, “narrò la sostanza delle cose”.

Come avrebbe potuto riportare fedelmente tutta la ricchezza delle visioni e dei sogni ricevuti? Egli, nella sua limitatezza, riportò “la sostanza”, il nucleo essenziale di quello che aveva ricevuto.

L’unione dell’ispirazione divina e dell’opera dell’uomo produce la parola ispirata. Il fatto che la chiesa avventista non creda in un’ispirazione verbale inerrante, in cui i profeti non hanno alcuno spazio di manovra nel riportare il messaggio ricevuto, deriva dalla comprensione che abbiamo dei passi biblici relativi all’ispirazione (ad esempio, Lu 1:1; 2 Ti 3:16; 2 P 1:21).

D’altro canto, perché definire Davide un poeta se non ritenessimo che i messaggi ispiratigli da Dio siano stati resi da lui con una particolare sensibilità lirica, che altri autori biblici non avevano? Forse i salmi gli venivano di getto, oppure, più probabilmente, erano il frutto di un accurato lavoro di ricerca della parola giusta, della rima più efficace, dell’immagine più appropriata per valorizzare il messaggio divino.

Perché considerare Paolo un teologo se si è limitato a “stenografare” i messaggi che Dio voleva comunicare alla nascente comunità cristiana?

Ellen G. White all’età di 51 anni nel 1878.

Cosa non è Ellen White
Il presidente della Conferenza generale, A.G. Daniells così si espresse nel 1919: “La sorella White non ha mai affermato di essere un’autorità in materia di storia e non ha mai sostenuto di essere un’insegnante dogmatica di teologia. Non ha mai delineato un sistema o un corso di teologia… Si limitava a fornire affermazioni frammentarie, lasciando poi ai pastori, agli evangelisti e ai predicatori il compito di affrontare e risolvere tutte queste questioni riguardanti la Scrittura, la teologia e la storia”.[2]

Ellen G. White stessa volle chiarire il rapporto tra i suoi scritti e la Bibbia: “Non si deve dare preminenza alle testimonianze della White. La Parola di Dio è l’esempio infallibile. Le testimonianze non devono prendere il suo posto”.[3]

Ella considerava che le “Testimonianze” non erano state date come una nuova luce, ma per imprimere in maniera vivida nel cuore le verità ispirate già precedentemente rivelate nella Bibbia. I suoi scritti forniscono aiuto per una applicazione pratica dei principi biblici. Nel 1909, partecipando per l’ultima volta a una Conferenza generale, prima di lasciare il pulpito sollevò la Bibbia con due mani e disse: “Fratelli e sorelle, vi raccomando questo Libro”.

Per dare valore e corretta applicazione ai consigli ispirati dobbiamo però fare un lavoro di interpretazione. Infatti, il fatto di leggere gli scritti di Ellen G. White direttamente dall’inglese o di ottenerne facilmente una traduzione con un traduttore online potrebbe cullarci nell’illusione che possiamo sottrarci a questo compito.

Ellen G. White stessa ha più volte sottolineato questa necessità: “Riguardo alle testimonianze, nulla deve essere ignorato, nulla deve essere scartato; ma occorre considerare il tempo e il luogo”;[4] “Le circostanze modificano le condizioni. Le circostanze cambiano le relazioni tra le cose”.[5]

Come i profeti biblici
Per quanto riguarda la sua vita, la manifestazione dello Spirito Santo attraverso visioni diurne e sogni notturni è stata accompagnata da esperienze di carattere profetico riscontrabili anche nella vita dei profeti biblici.

Eppure, Ellen G. White, così come i profeti biblici, era una persona in carne e ossa, nata in un tempo e in un luogo preciso, forgiata dalla sua cultura, con una propria personalità, non esente da limiti e perplessità.

La sua esperienza è spiritualmente incoraggiante proprio per questo: Ellen G. White non era una supereroina! Era una giovane ragazza cristiana, piena di fede, ma anche di dubbi su se stessa, che fronteggiava circostanze tutt’altro che favorevoli. Eppure, come i profeti biblici, dopo il dubbio, venne l’accettazione delle rassicurazioni divine. Durante il suo lungo ministero, che durò per circa settant’anni, Ellen G. White continuò a sperimentare, come ogni essere umano, momenti di sconforto e perplessità. Ella, però, come l’apostolo Paolo, si aggrappò alla promessa “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Co 12:9). La grazia e la chiamata di Dio sono i fondamenti del suo ministero.

Spero vivamente che lo studio delle lezioni di questo trimestre possa farci riscoprire o conoscere meglio questa figura così significativa per la chiesa avventista e per la nostra vita spirituale.

Tiziano Rimoldi, docente di Storia del Cristianesimo dell’Istituto universitario avventista di Firenze e responsabile dip. Educazione dell’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno (UICCA).

Note
[1] chiesaavventista.it/punti-dottrinali/18-il-dono-di-profezia/, consultato il 18/06/2026.
[2] A.G. Daniells, cit. in H.E. Douglass, Messenger of the Lord. The Prophetic Ministry of Ellen G. White, Pacific Press Publishing Association, Nampa (ID)-Oshawa, 1998, p. 435.
[3] E.G. White, L’evangelizzazione, Edizioni ADV, Firenze, 2022, p. 183.
[4]  E.G. White, Selected Messages, vol. 1, p. 57.
[5] Ivi, vol. 3, p. 217.

[Foto in bianco e nero: John ​F.​ ​Miller. Ultima foto: by wirestock_https://app.envato.com]

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