Il metodo di Cristo per entrare in contatto con i musulmani
24 Febbraio 2026

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Il metodo di Cristo per entrare in contatto con i musulmani
24 Febbraio 2026

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Preghiera e atti di gentilezza.

Un ponte di compassione
A pochi chilometri da due chiese avventiste, in uno dei Paesi della Regione Asia-Pacifico del sud della denominazione, da oltre un secolo viveva una comunità di musulmani che non aveva alcun contatto, o quasi, con le nostre chiese. Gli islamici si dedicavano alla propria vita, lavorando, mettendo su famiglia, , digiunando durante il Ramadan e pregando cinque volte al giorno, mentre gli avventisti continuavano i loro programmi religiosi e di evangelizzazione, senza mai incrociare i loro vicini musulmani.

Un anno, durante il Ramadan, qualcosa cambiò. Le chiese vennero a conoscenza di un’iniziativa promossa dal Centro missionario globale per le relazioni tra avventisti e musulmani (CAMR), denominata “Preghiera e azioni di gentilezza”. Le due comunità iniziarono a pregare insieme, anche se all’inizio non erano sicure di quali azioni gentili compiere. Poi, un tifone colpì la regione e distrusse l’unico ponte che collegava il villaggio musulmano, costruito sull’acqua, alla terraferma. Tagliati fuori da rifornimenti e soccorsi, gli abitanti erano disperati.

Mentre gli avventisti pregavano, lo Spirito Santo le spinse ad agire. Unirono le loro risorse, organizzarono dei volontari e ricostruirono il ponte. Una volta completato, i musulmani, che da tempo guardavano con sospetto i cristiani, ne furono commossi. I loro cuori si aprirono e in quei credenti non videro più dei nemici, bensì dei veri amici che si prendevano cura di loro. Da semplice struttura in legno, il ponte divenne un simbolo di speranza, di compassione e dell’amore di Cristo reso visibile.

Comprendere i musulmani
L’islam è una religione seguita da due miliardi di persone nel mondo. I musulmani credono in un solo Dio, il Creatore del cielo e della terra. La loro fede risale ad Abramo (Ibrahim) e considerano profeti come Mosè (Musa) e Gesù (Isa) messaggeri di Dio.

Per decenni abbiamo cercato di rivolgerci a loro con i metodi evangelistici tradizionali: distribuzione di libri, predicazione pubblica e dibattiti. In molti contesti, questi approcci hanno avuto risultati minimi. Quando una persona ha fame, soffre o lotta per sopravvivere, non le interessa ascoltare messaggi sulla “dottrina”. Gesù lo capì. Non predicava alle persone, aveva compassione per loro.

Ellen G. White, cofondatrice della Chiesa avventista, coglie bene questo aspetto: “Soltanto con i metodi di Gesù possiamo avvicinare le persone con successo. Il Salvatore si rivolgeva agli uomini dimostrando loro che desiderava il loro bene. Manifestava simpatia, li aiutava nelle loro necessità, otteneva la loro fiducia e poi li invitava a seguirlo” – E. G. W., Sulle orme del gran medico, ADV, Firenze, 2000, p. 75.

Troppo spesso saltiamo i primi quattro passi (interagire, simpatizzare, assistere, ottenere la fiducia) e andiamo direttamente all’ultimo: l’invito a seguirci.
Quando i cristiani vivono l’amore di Gesù occupandosi dei poveri, aiutando durante le crisi o semplicemente essendo gentili, la compassione apre le porte là dove le parole non possono.

La forza della preghiera e degli atti di gentilezza
Il Ramadan, il periodo di digiuno musulmano che in corso dal 17 febbraio al 19 marzo 2026, offre un’opportunità unica per impegnarsi nel movimento di preghiera e degli atti di gentilezza. Dio ci chiama a un ministero di preghiera! La sua promessa è chiara: “se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, perdonerò i suoi peccati e guarirò il suo paese” (2 Cronache 7:14).

Nella prima Lettera a Timoteo leggiamo anche che i credenti sono incoraggiati a pregare per tutti: “Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità. Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità” (1 Ti 2:1-4).

Durante il Ramadan, i musulmani si dedicano alla preghiera, al digiuno e alla riflessione spirituale. Gli avventisti di tutto il mondo possono pregare per loro affinché ci sia pace nei Paesi islamici devastati dalla guerra e affinché, mentre cercano Dio, possano incontrare Gesù, come molti hanno già fatto. In effetti, un tale movimento è già iniziato! L’anno scorso, 100.000 avventisti hanno pregato per la pace nel mondo e affinché i musulmani conoscano Gesù.

Ma la preghiera da sola non basta. Deve essere accompagnata dall’azione. L’invito è di pregare e di compiere atti di gentilezza durante il mese del Ramadan.

Alcune idee di azioni gentili: seminari sulla salute, fornire pacchi alimentari alle famiglie bisognose durante le serate del Ramadan, corsi di italiano, offrire spazi sicuri in cui i bambini possano giocare e imparare, far visita ai vicini, condividere frutta o semplici doni alla fine dei giorni di digiuno, partecipare agli iftar comunitari (la rottura del digiuno durante i pasti serali).

Petras Bahadur

[Fonte: Adventist Review. Traduzione e adattamento: Lina Ferrara]
[Immagini: mucahityildiz e smuldur su pixabay,com] 

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