Una riflessione alla luce dei recenti fatti d’attualità, dall’attentato al centro islamico in California ai crescenti episodi di intolleranza in tutta Europa.
“Il progresso ci renderà migliori, più informati, più connessi, più inclusivi”. Non è una citazione famosa ma sono io che arbitrariamente mi virgoletto per darmi il perfetto incipit. Interpreto il sentimento popolare che fu.
Scrolliamo i social, sfogliamo giornali, ascoltiamo notiziari e sembra di rivivere esperienze che pensavamo di aver lasciato al secolo scorso. A San Diego sparano all’interno dell’Islamic Center durante la preghiera del venerdì, a poca distanza da una nostra chiesa avventista. Ironia della sorte: chi fa partire la pallottola prega lo stesso Dio di Abramo di chi la riceve. È anche lo stesso Dio di chi oggi, in Europa, cancella il suo cognome dal citofono, toglie dalla testa la kippah, smette di andare in sinagoga o in moschea, luoghi che i fanatici non riescono a distinguere neanche più; non sono chiese e tanto basta per essere degli obiettivi.
L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali denuncia un’ondata di antisemitismo senza precedenti con punte del 900% in Paesi e capitali in cui viaggiamo, viviamo e mandiamo i nostri figli a studiare: episodi di violenza che nell’ultimo anno sono triplicati anche in Italia.
In Germania, nel solo 2025 si sono registrati 8.600 incidenti dovuti a intolleranza religiosa antiebraica e nel Regno Unito i reati d’odio islamofobici sono cresciuti del 140%.
Che si preghi lo stesso Dio di Abramo importa poco, è come lo fai che qualifica o squalifica. Ve lo immaginate il buon samaritano che prima di aiutare chiede i documenti? Le croci al collo sarebbero state sdoganate di lì a poco ma anche allora, appartenere o meno a una confessione, faceva tutta la differenza del mondo tra la vita e la morte.
In quel Vangelo, che oggi viene usato da molti per stabilizzare il fucile e tenere fermo il mirino (che siano pallottole o parole poco cambia), il Cristo si affannava a insegnare il più grande comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Marco 12:31). Non è un sentimento ma una scelta, e il mio prossimo non è solo chi mi somiglia, chi prega e si comporta come me.
La piantaccia dell’odio e dell’intolleranza cresce rampicante, infesta e prolifera, contamina e copre ciò che sta sotto. Servono gesti eroici come quelli che a Modena hanno contenuto gli effetti della follia omicida, ma abbiamo un gran bisogno anche di azioni quotidiane, sguardi, parole, saluti, gentilezze. È la banalità del bene che vince sulla banalità del male e non avrei bisogno di virgolettarmi per tirare fuori un pensiero che più che essere urgente dovrebbe essere scontato.
Marko Hromiš
[Immagine: geralt, Pixabay.com]







