Come l’attività motoria va appresa, esercitata e praticata con costanza.
La creatività, troppo spesso relegata ai margini dei programmi scolastici, rappresenta oggi una delle risorse educative più potenti e necessarie per affrontare la complessità del mondo contemporaneo. In ambito pedagogico, parlare di creatività non significa soltanto valorizzare l’espressione artistica, ma riconoscere una modalità di pensiero capace di generare senso, connessioni e nuove possibilità di apprendimento.
Restituire centralità alla persona
Si tratta di offrire agli studenti strumenti per immaginare, interpretare e trasformare la realtà, andando oltre la semplice trasmissione di contenuti. In un contesto sociale e culturale in rapido mutamento, la scuola è chiamata a ripensare i propri modelli educativi, aprendo spazi di sperimentazione, dialogo e libertà espressiva.
Le riflessioni pedagogiche di autori come John Dewey e Paulo Freire ci ricordano che l’apprendimento autentico nasce dall’esperienza, dal confronto e dalla capacità di dare forma personale al sapere. In questa prospettiva, la creatività diventa non un optional, ma un principio fondante dell’azione educativa, capace di restituire centralità alla persona e al suo potenziale umano.

Come si sviluppa?
La creatività può essere definita come un muscolo e come un muscolo è allenabile. In che modo? Ovviamente non andando in palestra. Cresce con semplici incoraggiamenti ma altrettanto facilmente decade con le critiche, in qualunque ambito. I bambini possiedono una creatività innata che utilizzano nel gioco e che andrebbe incoraggiata.
Quali sono i vantaggi di una creatività ben sviluppata? Sono molteplici, riassumibili in due parole “potenziale umano” ovvero maggiore capacità di risoluzione dei problemi, grazie alla possibilità di individuare soluzioni alternative e non convenzionali.
Il pensiero flessibile e originale consente di osservare la realtà da più punti di vista, favorisce lo sviluppo del pensiero critico, ovvero la capacità di analizzare informazioni, situazioni ed eventi in modo razionale, vedere il passato quanto più possibile in modo chiaro, non annebbiato da emozioni, e il futuro in modo tranquillo e distaccato. Una persona in possesso di un pensiero critico viene percepita dai suoi coetanei come più matura, autonoma e riflessiva.
Purtroppo, nella scuola tradizionale la creatività viene spesso trascurata. Si tratta di una mancanza significativa, perché la scuola dovrebbe preparare alla vita e porre le basi per un’educazione permanente. Jerome Bruner, pedagogista e psicologo che ha dato notevoli contributi allo sviluppo della psicologia cognitiva e dell’educazione, descrive la scuola come una “cassetta degli attrezzi”, pensata per fornire agli studenti gli strumenti necessari a costruire il proprio apprendimento nel tempo. Fra questi attrezzi fondamentali purtroppo risulta spesso assente la creatività.
Fede e creatività
Che ruolo ha la creatività, intesa anche come condizione artistica nell’essere umano credente e cristiano? Nella Bibbia, la creatività artistica non è mai fine a se stessa: nasce da Dio e a Dio ritorna.
Fin dalla creazione, l’essere umano è chiamato a riflettere il Creatore attraverso immaginazione, bellezza e capacità di dare forma al mondo. L’arte come atto creativo, quando è radicata nella fede, diventa testimonianza, servizio e atto di responsabilità.
Dunque, la creatività, dono di Dio e responsabilità dell’uomo, non è un lusso educativo né un talento per pochi, ma una dimensione personale di ogni essere umano che andrebbe curata e incoraggiata.
Martin Buonaugurio, studente di Scienze e Tecniche Psicologiche, frequenta la chiesa avventista di Gaeta (LT).
[Immagini: ElisaRiva, Piaxabay.com]







