La parola del giorno: pazienza
23 Maggio 2025

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

La parola del giorno: pazienza
23 Maggio 2025

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Perseverare, attendere, avere fede, ma anche adoperarsi senza lamentarsi. Le sfumature di una virtù celeste che ci aiuta a fronteggiare le sfide di ogni giorno.

Erika Puni – Sono cresciuta in una famiglia avventista. In chiesa, sentivo spesso le persone citare l’espressione “la pazienza dei santi”. In seguito, ho capito che questa frase si riferiva al testo di Apocalisse 14:12, che offre una descrizione escatologica degli ultimi tempi e apre una finestra sull’esperienza del popolo di Dio prima del ritorno di Gesù. Ho anche ascoltato altri fare un rispettoso riferimento alla “pazienza di Giobbe” (cfr. Giacomo 5:11) quando cercava di affrontare situazioni difficili nella propria vita. Ma cos’è, in realtà, la “pazienza”?

Nel Nuovo Testamento, il termine suggerisce che la pazienza è una qualità donata da Dio al credente per restare saldo e perseverare nonostante le numerose sfide della vita. Questa comprensione è espressa in Galati 5:22-24, dove la pazienza è elencata come una virtù, un’espressione e manifestazione del frutto dello Spirito nella vita di chi segue Gesù Cristo. In questo contesto, la pazienza è presentata come opera dello Spirito Santo.

In altre parole, Dio genera la pazienza; non sorge per merito mio, ma perché il Signore opera in me. È importante questa enfasi sulla pazienza come qualcosa che ci è offerta da Dio, perché corrisponde alla nostra comprensione del vangelo e della santificazione in quanto opera del Signore in noi e per noi.

Devo precisare, però, che la Bibbia utilizza anche altri sinonimi per trasmettere la stessa idea di pazienza: perseveranza, resistenza, fermezza e sopportazione. Il dizionario definisce la pazienza come “la capacità di rimanere e sopportare un ritardo o qualcosa di fastidioso senza lamentarsi” (Oxford Advanced Learner’s Dictionary). Esploriamo questa visione della pazienza come accettazione di “qualcosa di fastidioso senza dolersi”.

Nella sua lettera al popolo di Dio del primo secolo, Giacomo, a capo della chiesa di Gerusalemme, incoraggia i cristiani ad affrontare le prove con gioia, “sapendo che la prova della vostra fede produce costanza” (Gm 1:2, 3). Dal punto di vista umano, le prove sono situazioni difficili ed esperienze spiacevoli che normalmente non cerchiamo, perché ci rallentano e spesso ci procurano profonde frustrazioni. Eppure, Giacomo invita i cristiani ad accettare questi ostacoli e sfide, a volte fuori dal nostro controllo, come qualcosa di buono, da apprezzare e valorizzare.

Inoltre, Giacomo esorta i suoi lettori a permettere alla pazienza di agire in queste circostanze complesse, perché porterà a una crescita spirituale, alla completezza e alla maturità cristiana (Gm 1:4).

Una dimensione significativa della “pazienza”, come descritta in questo passaggio, è l’idea che l’esperienza umana di resistenza non sia passiva. L’immagine trasmessa dalla parola greca hupomone è quella di una persona sotto il peso di un carico gravoso, che continua ad andare avanti. È una resistenza attiva; una qualità e uno stato mentale che distinguono i grandi maratoneti come Eliud Kipchoge.

Ma cosa dire dell’idea della pazienza in quanto accettazione di “un ritardo senza lamentarsi”? Questa prospettiva è ben presentata nella Lettera agli Ebrei del Nuovo Testamento. Ad esempio, in Ebrei 10, i credenti sono chiamati a perseverare nella fede in Gesù, anche se perseguitati, a causa della certezza della sua morte e della fiducia nel suo ministero sacerdotale in cielo (Ebrei 10:19-22). I fedeli sono anche incoraggiati a mantenere uno spirito di comunione e comunità tra di loro, poiché il giorno della venuta di Cristo è vicino (Ebrei 10:24, 25, 35, 36). In altre parole, l’attesa è giustificata dal risultato finale: Gesù ritornerà.

L’enfasi sulla resistenza e la perseveranza è ribadita anche nell’analogia della “corsa” in Ebrei 12:1, 2. Per i cristiani, il significato sta nel richiamo a mantenere costantemente lo sguardo su Gesù, dall’inizio alla fine del cammino di fede.

La pazienza è una qualità che ci viene donata da Dio, per grazia, per aiutarci ad affrontare la realtà della vita in vista del ritorno di Cristo e per invitarci a mantenere il nostro sguardo fisso su di lui ogni giorno.

(Erika Puni è docente al seminario dell’Avondale University College, in Australia)

[Fonte: record.adventistchurch.com / Tradotto da Veronica Addazio]
[Immagine di 1234lordq su Pixabay.com] 

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