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Davanti a quei garage chiusi, poliziotti e soccorritori, e cittadini volenterosi pronti a bloccare i piedi di un altro, non erano guidati né dal protocollo né dall’esperienza, non erano guidati dalla coscienza né dall’intuito. E, ciò che è peggio, non erano guidati da un briciolo di empatia basilare, quella che permette di sentire su di sé la mancanza di respiro di qualcuno che ci affoga davanti. Un’empatia che è molto meno della pietà. Non ci permettiamo nemmeno di chiamarla in causa, la pietà. Ma se tutto questo non c’era, da cosa erano agite quelle persone? Questo giudizio dolente, tratto dall’articolo di Paolo Giordano: “Ma quante volte, oggi, bisogna gridare aiuto?” (Corriere della Sera del 23-07-2026), fa riferimento alla tragica vicenda di Abderrahim Faqir, ucciso da un intervento della polizia, che ha suscitato polemiche, manifestazioni e scontri a Bologna e nel Paese. Claudio Coppini e Roberto Vacca ne hanno parlato con il pastore avventista Saverio Scuccimarri, docente alla Facoltà avventista di teologia di Firenze. Nella seconda parte la riflessione si sposta sull’insegnamento che Gesù offre nella parabola del “buon samaritano”, che verte sul tema dell’empatia e sull’eterna domanda su chi sia davvero “il nostro prossimo” di cui dobbiamo farci carico.
Immagine: envato.com






