L’Officina. Pezzi di vite aggiustate
16 Ottobre 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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L’Officina. Pezzi di vite aggiustate
16 Ottobre 2026

Una recensione/non recensione. Quel che resta dopo aver finito l’ultimo libro di Davide Mozzato. 

Era da tempo che non riuscivo a leggere un libro tutto d’un fiato, come quando ero adolescente. Non si è trattato di semplice curiosità, giusto per vedere come andava a finire, ma di un vero coinvolgimento: emozioni, desiderio di capire di più e meglio, commozione…

Davide Mozzato, con il suo romanzo “L’Officina. Pezzi di vite aggiustate”, Edizioni ADV, ci introduce in una sorta di “labirinto” di percorsi di vita, sentimenti, esperienze per scoprire la meta.

Tanti mondi, strade, uomini e donne che alla fine riescono a imboccare la via giusta per loro. I cammini dei personaggi si intrecciano e poi si orientano in direzioni impensate ma compongono un puzzle che offre un’immagine nitida e compiuta.

Mozzato si scopre scrittore a un certo punto della sua vita. Sostiene che quando si scrive “si dialoga con sé stessi” per identificarsi, per capirsi.

Il libro è anche un’officina delle parole, che si “adattano” per raggiungere l’obiettivo. L’autore le usa con efficacia, divertendosi e facendole scorrere in libertà, senza che si intoppino mai.

Fra i tanti pezzi di vite aggiustate vorrei dare voce a tre dei protagonisti.

Mauro è un giovane meccanico appassionato, entusiasta, con prospettive positive per il futuro: “Forse la felicità assomiglia a una strada dove, per andare avanti, bisogna di tanto in tanto fermarsi a stringere un bullone”. Ma la realtà può cambiare improvvisamente, quando la vita di altri si inserisce nella tua, e confonde le certezze.

Andrea è un uomo d’affari che ama il controllo. “Non lo confessa a nessuno, ma ogni mattina, mentre l’ascensore sale, chiude gli occhi. E si immagina in cima. Non all’ufficio, ma alla città, al mondo. Sopra ogni cosa, ogni respiro ogni dubbio. Lì dove l’aria si fa sottile e il rumore della massa finalmente si spegne”. Anche per lui in poco tempo tutto si capovolge: si era troppo abituato a volere sempre di più.

Chiara vive agevolmente e con soddisfazione il ritmo quotidiano ma improvvisamente “si sente come se vivesse in un corpo in ritardo. La mente corre, le gambe arrancano”. La malattia cambia le carte in tavola e deve presto imparare a vivere con sé stessa abbracciando questa convinzione: “La speranza non è ottimismo. È resistenza nell’esistenza”.

Le loro vite e quelle degli altri protagonisti si incrociano inconsapevolmente in Officina, un luogo di incontro in cui Franco, il pastore, si mette a disposizione nella semplicità del ritmo quotidiano. Un uomo spirituale ma pragmatico, che non sbandiera le sue convinzioni con quella certezza che rischia di diventare arroganza e con la presunzione di risolvere tutto.

Sostiene che nella sua Officina le persone vanno contemplate, non tutto può essere curato, non tutto guarito.

Le sue espressioni diventano aforismi, pietre miliari per occasioni di svolta, voci su cui costruire:
“La fede non consola, non quella vera almeno. Ti spoglia. Ti lascia nudo. Ma ti dice anche che… forse, non sei del tutto solo”.

“Il vero vangelo non è nei discorsi… È aiutare chi è in difficoltà. È servire. Non è cantare canzoni o ascoltare prediche. È sedersi dove serve e fare posto”.

“Non aiutare per sentirsi utile, aiutare per non sentirsi inutile”.

“Dio non ci chiede perfezione. Ci chiede di esserci. Di non mollare l’altro proprio quando si rompe”.

“Non siamo qui per rimettere insieme i pezzi, ma per stare insieme anche se restano sparsi”.

“Il perdono – quello vero – non è una sentenza… È solo un uomo che ha fatto pace con le sue crepe e ha scoperto che da quelle crepe passa ancora la luce”.

Condividere la fede significa muoversi con discrezione e naturalezza, senza effetti speciali, protagonismi, etichette, bandiere, slogan. Non significa cambiare qualcosa ma offrire la possibilità perché qualcosa o qualcuno cambi.

Davide Mozzato, “L’Officina. Pezzi di vite aggiustate“, Edizioni ADV, Firenze 2026, pp. 233

Per informazioni e acquisti, visita il sito qui.

Alessandra Olivucci, direttrice di “Un’altra prospettiva”, il bimestrale delle chiese avventiste di Cesena e Forlì.

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