Aveva diretto il Dipartimento dell’Educazione della Chiesa avventista a livello europeo ed era stato docente in varie scuole della denominazione.

HopeMedia Italia – Pietro Copiz si è addormentato nel Signore lo scorso 19 dicembre nell’ospedale di Nyon, in Svizzera, per le conseguenze di un'infezione batterica ai polmoni. Con lui vi erano i suoi due figli, Danilo e Stefan. 
"Anche se al momento è difficile intravedere qualcosa di positivo" hanno affermato Danilo e Stefan nell’annunciare il decesso del loro papà "pensiamo che tutto sia andato come doveva". 
Negli ultimi giorni Pietro era peggiorato e soffriva molto, per cui “la morte è stata un sollievo per lui, e in definitiva anche per noi” hanno aggiunto i figli “Siamo sollevati per lui e in pace per come la sua vita sia finita. In questo momento celebriamo gli 89 anni della sua esistenza vissuta con pienezza”.

Pietro Copiz ha servito la Chiesa come responsabile del Dipartimento dell'Educazione, dal 1° luglio 1979 al 31 agosto 1990, presso la Regione Euroafricana, (ora Regione Intereuropea – Eud) In seguito, dal ’90 al ’94, è stato vicedirettore della rivista Servir". Andato in pensione, ha deciso di vivere a Gland, in Svizzera.

Prima di trasferirsi a Berna, dove ha sede l’Eud, Pietro Copiz è stato docente nel Seminario avventista di Collonges-sous-Salève, in Francia (dal 1959 al 1966) e alla Andrews University, istituzione avventista negli Stati Uniti (dal 1966 al 1979).

Era una persona colta, di grande fede e di buon cuore. Oltre alla sua famiglia, mancherà anche alla folta schiera di amici con i quali condivideva messaggi via email per raccontare esperienze ed eventi, e trasmettere notizie. Si emozionava sempre quando parlava della sua vita e dei suoi cari, e amava condividere le foto dei momenti particolari vissuti. Ecco alcuni dei suoi ricordi personali.

Di origine romena, era stato battezzato il 25 giugno 1956 a Trieste dal pastore Giuseppe Cesario. “Erano presenti anche i miei fratelli, Romeo e Paolo" aveva raccontato in un messaggio “Il mese successivo, a settembre, ho iniziato a frequentare i corsi di teologia a Villa Aurora [a Firenze]”. 

Aveva poi continuato: “Sono contento di aver deciso di essere battezzato. Dopo un'adolescenza e una prima giovinezza vissute senza una meta, in cui avevo perso la fede (anche perché ero stato lontano dalla mia famiglia per diversi anni), adesso la mia vita cominciava ad avere un senso, così anche in seguito. Sebbene fossi molto povero, il Signore mi aiutò a progredire lentamente negli studi e ad essere in qualche modo utile nella Chiesa che avevo conosciuto da bambino in Romania. Per grazia di Dio, ho potuto servire in quattro Paesi, e per un po’ anche nel ministero educativo della Chiesa avventista in molti altri Paesi".

Pietro Copiz aveva incontrato la moglie Herta nel 1965 nel Seminario di Collonges. “Herta è stata la mia migliore studentessa di francese per stranieri” spiegava Pietro “e ha frequentato alcuni dei miei corsi durante il mio ultimo anno a Collonges”. Il loro matrimonio era stato celebrato pochi giorni prima che Pietro partisse per la Andrews University, nel 1967. Purtroppo, Herta è scomparsa prematuramente nel 1994.

Il 20 maggio era una data speciale per Pietro Copiz. Quel giorno, nel 1943, “vidi mia madre per l'ultima volta. Ho in mente ancora tutti i dettagli di quella giornata. Userò la parola romena Mama, nel ricordarla".

“Avevo deciso di andare in Italia per proseguire gli studi” aveva aggiunto “Pronto per il lungo viaggio e trascinando la mia povera valigia, ero andato in treno a Bucarest, con mio zio Osvaldo, per ritirare gli ultimi documenti necessari dall'Ambasciata italiana. Il pomeriggio del 20 maggio 1943 prendemmo il treno per Budapest, Trieste e Siena.

Mama ci aspettava alla stazione ferroviaria di Ploiesti, la città dove abitavamo dal 1937. Aveva portato da mangiare a sufficienza per il viaggio di tre giorni, tra cui il cozonac (il tradizionale dolce natalizio) e altre prelibatezze. Avemmo solo pochi minuti a nostra disposizione. Cercò di non piangere e io feci lo stesso. Mi tenne stretto tra le sue braccia, mi diede un lungo bacio e chiese le benedizioni di Dio durante il nostro viaggio. La salutai dal finestrino del treno finché riuscii a vederla.

Da lì in poi, tutto era un’incognita per me. Molto lontano dalla mia famiglia e non ancora dodicenne, mi mancava la rassicurante e affettuosa presenza della mamma. La scena di quell'ultimo addio è rimasta impressa indelebilmente nella mia mente.

Nel 2004 Pietro ha avuto un grave incidente automobilistico. “Tornavo [a Gland], da solo, dalla Germania, dove avevo trascorso il Natale con i miei figli e i miei suoceri, e ho avuto un terribile incidente con la mia macchina sull'autostrada vicino a Losanna. Il lato del guidatore è stata La parte più colpita. I soccorritori che mi hanno portato in ospedale non riuscivano a credere che fossi vivo. Dopo quattro ore di esami approfonditi al pronto soccorso, è apparso chiaro che avevo solo lievi ferite superficiali guaribili in una decina di giorni. Un amico mi aveva accompagnato a casa la sera stessa".

“Avere una nuova possibilità di vita è un grande privilegio, per il quale sono profondamente grato. Con l'aiuto di Dio, farò del mio meglio per utilizzare questo ‘tempo di grazia’ in modo positivo alla sua gloria” aveva commentato pochi mesi dopo.

A causa di un grave tumore e di un conseguente intervento chirurgico, Pietro perse 235 cm di intestino, e così, da quel momento in poi, smise di viaggiare per lunghe distanze.

Era anche molto legato alla Germania. “Conosco i tedeschi e capisco abbastanza bene la lingua. Inoltre, ho sangue tedesco nelle vene (mia nonna paterna, Neugebauer, veniva da Berlino e anche mio padre parlava tedesco)” aveva detto una volta "Infine, mia moglie era tedesca, quindi ho parenti tedeschi e ho trascorso molto tempo con loro".

I funerali di Pietro Copiz si terranno a Holzhausen, in Germania, il 24 dicembre. Sarà sepolto accanto a sua moglie, secondo il suo desiderio.

“Pietro Copiz lascia un vuoto incolmabile in tutti coloro che lo hanno conosciuto. Lo ricorderemo sempre. Ci mancherà moltissimo. Era un uomo di preghiera, che camminava secondo il cuore di Dio” hanno affermato dall’ufficio delle relazioni pubbliche dell’Eud.

"Con la dipartita di Pietro Copiz abbiamo perso un uomo poliedrico" ha detto Mario Brito, presidente dell’Eud “Era poliglotta e padroneggiava perfettamente diverse lingue. Era uno studioso con una memoria straordinaria e con una passione per l'apprendimento e l'insegnamento. Era affezionato ai suoi studenti e li incoraggiava a sviluppare pienamente il loro potenziale. Era un gran lavoratore, molto organizzato e preciso. Soprattutto, era un devoto e fedele servitore di Dio".

Danilo e Stefan Copiz lasciano un testo biblico che il loro papà aveva scelto di condividere alla sua scomparsa. Sono le parole di Gesù che dice:: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà" (Giovanni 11:25).

[Foto: Pietro Copiz. Fonte: Eud News]

 

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