La felicità è… Come finireste la frase? Non vi è una sola risposta, ma alcuni punti fermi sì.

Bruce Manners – La psicologa positiva Sonja Lyubomirsky, in The How of Happiness, sostiene che la felicità è “l’esperienza della gioia, della contentezza o del benessere positivo, combinata con la sensazione che la propria vita sia buona, significativa e utile”.
Ammettiamolo, mettere tutti questi elementi allo stesso tempo nella nostra vita non è sempre facile, ma quando succede vi è un senso di “gioia” e “soddisfazione”, dice Lyubomirsky.
Un altro psicologo positivo, Jonathan Haidt, spiega che “aiutare le persone a trovare felicità e significato nella vita è proprio l’obiettivo della psicologia positiva”.
Ma come facciamo a raggiungere davvero la felicità?

Trovare i lati positivi in un giardino 
Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva, ricorda il tempo in cui lui e sua figlia di cinque anni, Nikki, facevano giardinaggio insieme. Fu un momento che contribuì a cambiare il suo atteggiamento e il suo approccio alla psicologia.

Seligman spiega che quando è impegnato in qualcosa tende a essere concentrato, il che significa che allora era focalizzato sul giardinaggio. Nikki, invece, si divertiva. “Lanciava le erbacce in aria e ballava tutto intorno. Ho alzato la voce con lei, si è allontanata, poi è tornata indietro e ha detto: ‘Papà, voglio parlare con te’”.
“Sì, Nikki?”
La bambina gli ha ricordato il suo quinto compleanno. “Da quando avevo tre anni fino ai cinque, sono stata una piagnucolona. Mi sono lamentata ogni giorno. Quando ho compiuto cinque anni, ho deciso di non piagnucolare più. È stata la cosa più difficile che ho mai fatto. Se io riesco a smettere di farlo, puoi finirla anche tu di essere tanto brontolone.”

Un brontolone! Ahi!

Lo psicologo definisce quel momento un’epifania. “Ho imparato qualcosa su Nikki, sull’educazione dei figli, su me stesso e molto sulla mia professione”.

In quell’attimo si è reso conto che crescere i figli “non consiste nel correggere le loro debolezze, ma nell’identificare e nutrire i loro punti di forza”; come psicologo, si era “concentrato sulla correzione delle debolezze invece di coltivare la forza”. In qualità di nuovo presidente dell’Associazione americana di psicologia nel 1998, dedicò il suo anno di direzione per promuovere la “psicologia positiva”.
Lo psicologo mise spesso a frutto la sua esperienza con Nikki per aiutare a spiegare cosa intendeva. La psicologia positiva è diventata un movimento che gli sopravviverà (Seligman ora ha più di 80 anni). Come si fa, allora, a “essere” felici?

È ora di trasferirsi in Finlandia? 
Negli ultimi sei anni, la Finlandia è stata riconosciuta il Paese più felice al mondo dall’annuale World Happiness Report (la classifica mondiale della felicità). Dal 2012, i Paesi di tutto il pianeta sono valutati in base a sei fattori chiave: sostegno sociale; reddito procapite; salute; libertà; generosità e percezione della corruzione. Quest’anno, in riferimento a questi fattori, i Paesi più infelici della nostra terra risultano l’Afghanistan e il Libano, territori devastati dalla guerra.

Per il sesto anno consecutivo, la Finlandia è stata dichiarata il Paese più felice. È seguita da altri due Stati nordici: la Danimarca, al secondo posto, e l’Islanda, al terzo. Nella top 10 emergono: Israele (4); Paesi Bassi (5); Svezia (6); Norvegia (7); Svizzera (8); Lussemburgo (9); Nuova Zelanda (10). (L’Italia è scesa dal 31esimo al 33esimo posto nel 2023, ndr)

Dovremmo quindi trasferirci in Finlandia se desideriamo la vera felicità? (Per sapere come i finlandesi trovano la felicità, esiste una Masterclass of Happiness, un corso di quattro giorni nel Paese nordico, tenuto ogni mese di giugno, per aiutare le persone in arrivo da qualsiasi angolo del mondo a trovare il loro “finnico interiore”).

L’aspetto importante dell’Happiness Report è che si basa sugli individui, non sulla geografia. Richard Layard la pone in questo modo: “L’obiettivo generale è una società più felice, ma ci arriviamo soltanto se le persone si rendono felici a vicenda (non pensando solo a loro stessi)”.
L’autrice Lara Aknin aggiunge che nei Paesi più felici osserviamo “varie forme di gentilezza quotidiana, come aiutare uno sconosciuto, fare beneficenza… È stato dimostrato che le azioni gentili portano e derivano da una maggiore felicità”.
Non possiamo semplicemente andare in un Paese felice per trovare la felicità. Essa arriva dal modo in cui noi, e coloro che ci circondano, agiamo e viviamo individualmente ovunque ci troviamo, in qualsiasi nazione, città o Paese.

Anziano e felice? 
John Leland, giornalista del New York Times, ha trascorso un anno a raccontare sei dei cittadini “più anziani” di New York (persone di età pari o superiore agli 85 anni). I suoi rapporti settimanali sono diventati un libro: Happiness Is a Choice You Make (La felicità è una scelta che si compie). Leland conclude che cose come la politica contano, così come il denaro e la salute, “ma non sono le basi di una vita ben vissuta”. Inoltre, ci si aspetta che, a volte, questo tipo di cose “probabilmente ti deluderanno”.

“I lati belli della vita – felicità, senso, contentezza, compagnia, bellezza e amore – sono sempre stati lì. Non abbiamo bisogno di guadagnarceli. Buon cibo, amici, arte, calore, valore, li abbiamo già. Dobbiamo solo sceglierli nella nostra vita”.

Sembra il fondamento di un’esistenza ben vissuta, a qualsiasi età.

Il denaro può comprare la felicità? 
Dipende. La psicologa Elizabeth Hopper ci rivolge una domanda: “Immagina che qualcuno ti faccia un regalo in contanti e ti dica che invece di risparmiarlo o investirlo, devi spenderlo subito. Come impiegheresti i tuoi soldi se vuoi essere più felice?”.
Risposta: la ricerca mostra che la maggior parte delle persone è più felice di spendere soldi in esperienze “come viaggiare o mangiare fuori, al posto di acquistare l’ultimo prodotto visto sui social media”.

Uno studio ha dimostrato che, se da un lato le persone più ricche tendevano a essere più felici, nel tempo dare la priorità al denaro può avere un impatto negativo. “Il modo in cui spendi, risparmi e pensi ai soldi modella la gioia che ne ricavi”, sostengono Elizabeth Dunn e Chris Courtney su Harvard Business Review.

Sebbene ammettano che la ricerca in questo settore dipenda dalle “nostre personalità uniche”, usare il denaro per guadagnare tempo può portare a stati d’animo positivi, così come donare soldi a un amico o a qualcuno che ne ha bisogno.

La felicità è… 
La psicologia positiva di Seligman rappresentava una reazione al fatto che, a quel tempo, quasi tutto l’approccio psicologico era finalizzato ad aiutare le persone a superare i problemi della loro vita. Seligman si è chiesto: “Perché non possiamo adottare anche la psicologia per aiutare la gente ad avere una vita più appagante e positiva, una vita ‘che fiorisca’?” La parola flourishing (prospero) era quella che usava più frequentemente.

Prendendo le distanze dai termini tecnici, Syed Balkhi sostiene che ci sono cinque principi della psicologia positiva che possono aiutare ad accrescere la felicità:
1. Concentrarsi sui propri punti di forza.
2. Esprimere gratitudine.
3. Trovare il lato positivo.
4. Avvicinarsi ai propri obiettivi piuttosto che allontanarsene.
5. Essere presente (nel momento).

Balkhi conclude che la psicologia positiva si concentra sulla costruzione di ciò che è buono nella vita, perché è più probabile che si sperimenti la crescita e la felicità quando la mente si trova in uno spazio positivo.

Ecco un altro particolare che vale la pena sapere. Uno studio di Harvard sullo sviluppo degli adulti ha seguito la vita di due generazioni per più di 80 anni. Si definisce, giustamente, lo studio più lungo al mondo sulla felicità e nel 2023 ha pubblicato le sue ultime scoperte nel testo The Good Life: and How to Live it (La vita bella: e come viverla). In un estratto, la ricerca afferma: “Se pensiamo al contributo coerente che arriva dopo 84 anni di studio e centinaia di documenti di ricerca, si tratta di un messaggio semplice: le relazioni positive sono essenziali per il benessere umano”.

Sei felice? 
Puoi definirti felice? Oppure hai ancora qualcosa su cui lavorare? Se è così, da dove inizierai?

(Bruce Manners è autore, pastore in pensione ed ex redattore dell’edizione australiana e neozelandese di Signs of the Times con sede a Lilydale, Victoria. Una versione di questo articolo è apparsa per la prima volta sul sito web Signs of the Times Australia/New Zealand ed è ripubblicata dietro autorizzazione)

[Fonte: st.network. Traduzione: V. Addazio] 

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