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Com’è possibile, al giorno d’oggi, nell’epoca della lotta per i diritti e l’uguaglianza, della libertà e dell’emancipazione sessuale, del progresso e del benessere, soffrire ancora per amore?
La risposta di Leonardo Mendolicchio la troviamo nel suo ultimo saggio “L’amore è un sintomo. I paradossi dell’amore e del sesso in un mondo che cambia (Solferino ed.). Per il dottor Mendolicchio, psichiatra e psicanalista-auxologico, l’amore è un sintomo, un meccanismo che non ci protegge dal dolore ma che ci interroga; insomma non una panacea romantica per la nostra vita. Chiamando in causa la psicoanalisi, il medico psichiatra indaga l’amore attraverso categorie nuove, smontando stereotipi e cliché, come l’idea che l’altro ci completi e che la condizione necessaria per donarsi veramente sia quella di amare prima se stessi. Provocatorio? Forse. Certo è che l’amore è un mistero, costringe ad andare oltre e al tempo stesso guardarsi dentro con pazienza e curiosità, prendere atto del proprio versante irrazionale – tendente quasi al sacro – venendo a patti con contraddizioni, vulnerabilità, fantasmi.
Poco prima della presentazione del saggio lo scorso 24 febbraio alla Facoltà avventista di teologia di Firenze (un’iniziativa del Cecsur, il Centro Culturale di Scienze Umane e Religiose) Roberto Vacca ha intervistato l’autore per il circuito RVS.






