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Nella puntata il politologo Paolo Naso commenta, insieme ai conduttori Claudio Coppini e Roberto Vacca, le prime pagine dei giornali dedicate alle violenze di alcuni cortei giovanili e alla stretta del governo con nuove pene fino a 12 anni per i minori coinvolti. Si parte da una rassegna stampa (Corriere della Sera, Repubblica) che mostra toni diversi fino all’analisi di Naso sulle cause profonde dei disordini. Naso sottolinea come molti dei giovani coinvolti siano giovanissimi, alcuni di appena 12 anni, e come una parte non trascurabile appartenga a seconde o terze generazioni di immigrati, strette tra una doppia appartenenza e una doppia estraneità rispetto alla società italiana e ai paesi d’origine dei genitori. Secondo lui, la perdita di fiducia nel futuro, alimentata anche dall’ingresso di termini come ‘remigrazione’ nel dibattito pubblico, alimenta un ribellismo disperato e privo di prospettiva politica, che non giustifica le violenze ma ne spiega in parte l’origine. Naso critica duramente le misure del governo, definendole esclusivamente repressive e prive di interventi sociali su scuola, lavoro e quartieri disagiati, e cita anche il richiamo del Quirinale sulla confusione tra ruolo dell’esercito e delle forze di polizia. Alla lettura di un messaggio di un ascoltatore che accusa l’opposizione di ambiguità sulle violenze, Naso risponde difendendo il diritto democratico alla critica del governo, distinguendolo nettamente dalla giustificazione degli scontri, e ribadendo che dopo sette decreti sicurezza senza risultati occorrerebbero anche misure di prevenzione sociale, più difficili da attuare ma necessarie.
Nella seconda parte dell’intervista il politologo Paolo Naso commenta la crisi legata al blocco dei TIR al Sud Italia, con scaffali vuoti, distributori a secco e filiere agricole in ginocchio. Secondo Naso la situazione è drammatica perché il prezzo del gasolio ha raggiunto livelli irragionevoli rispetto al mercato, mentre il trasporto italiano dipende quasi interamente su gomma, in contraddizione con gli obiettivi del Green Deal.
Naso critica l’azione del governo, definita come fatta di misure piccole ed episodiche, come il calo temporaneo del prezzo della benzina in alcuni distributori a 1,90 euro, che non risolve il problema strutturale. Propone invece interventi più solidi: l’abolizione delle accise e un controllo severo sulle compagnie petrolifere che hanno realizzato extraprofitti enormi in questa fase. Il politologo sottolinea anche come l’aumento dei prezzi generi un effetto di ‘fiscal drag’ a vantaggio dello Stato, e come il governo, finora, abbia adottato un atteggiamento da ‘struzzo’ puntando sulla comunicazione della Presidente del Consiglio più che su soluzioni concrete. Conclude osservando che la luna di miele tra il governo e gli italiani sembra finita, con disagi crescenti sui consumi essenziali, in un contesto internazionale in cui Italia ed Europa non hanno un ruolo da protagoniste.
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