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Nei momenti di crisi, come quello che stiamo attraversando, è necessario porsi le domande cruciali del convivere civile, imporci di tornare ai fondamentali. Quando la tenuta stessa della società civile sembra essere messa in discussione conviene fermarsi e domandarci quale sia il collante che ci tiene uniti, quale il criterio che sopra ogni altro può farci restare umani. Luciano Violante, magistrato e uomo politico che ha dedicato molti anni al rapporto complesso tra politica, legge e società, identifica nella morte il tema più profondo – e il più rimosso – che induce l’umanità al necessario compromesso della convivenza. In queste pagine non si guarda alla morte come si guarda a un problema filosofico astratto, ma si identifica nel nostro rapporto con la morte – e, per simmetria evidente, con la vita – quel punto di svolta che rende umano il nostro agire, nel modo più intimo, universale e necessario (dalla presentazione sul sito Bollati Boringhieri del saggio “Ma io ti ho sempre salvato. La maschera della morte e il nomos della vita” di Luciano Violante).
Poco prima della presentazione del saggio alla Facoltà avventista di teologia di Firenze, avvenuta lo scorso 12 marzo a cura del Centro Culturale di Scienze Umane e Religiose (Cecsur), Roberto Vacca ha intervistato l’autore, Luciano Violante.