Vivere uniti al di là dei suoni e del silenzio
17 Marzo 2021

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Vivere uniti al di là dei suoni e del silenzio
17 Marzo 2021

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

"Credi che riusciremo mai a trovare un luogo dove io e te potremo vivere uniti al di là dei suoni e del silenzio?” (tratto da Figli di un dio minore).

Lis. Tre semplici lettere che racchiudono un significato straordinario. Tre semplici lettere che, se comprese, aprono un mondo di emozioni e di possibilità immense. Ma cosa vuole dire Lis? È un acronimo il cui significato esteso è Lingua dei segni italiana.

Dal 2 al 6 marzo, presso la facoltà avventista di teologia di Firenze, si è tenuto il corso base Lis, di livello A1. Siamo sinceri: cinque giorni e appena una decina di ore di corso non sono nulla in confronto alla vastità di questo mondo, ma non deve scoraggiare nessuno dal provare a mettersi in gioco, se sente questo desiderio. Il tempo è stato ampiamente sufficiente per preparare un canto che successivamente, il sabato mattina, è stato presentato alla comunità della chiesa avventista di Firenze e anche per trasmettere le abilità e le conoscenze necessarie ai valorosi volontari che ne hanno preso parte di presentare se stessi, attraverso la terminologia e i segni adatti.

Aperto a chiunque nel campus avesse voluto parteciparvi, ha dato la possibilità a undici persone di poter entrare, per un attimo e in punta di piedi, dentro questo mondo, di dare una rapida sbirciata a questo panorama e a tutto ciò che esso può racchiudere. Svoltosi in un clima di serenità e allegria, condito dalla grande voglia di imparare di tutti, questo corso è stato una ventata di aria fresca che all’Istituto mancava a causa di questa pandemia che tutti viviamo. Proprio questa pandemia, che a superficialmente ci può far pensare che tutto sommato per una persona sorda non sia un grosso cambiamento a livello comunicativo, già dai primi minuti di confronto con questo mondo si può capire che è tutto l’opposto: consegna di mascherine con apposita fascia trasparente plastificata per vedere la bocca dell’altro, perché “la lingua dei segni è anche e soprattutto espressività”. Con queste parole la missionaria Michela Dolce, che in Italia sta guidando il progetto del dipartimento Mafs (Ministero Avventista in Favore dei Sordi) dalla sua nascita di appena tre anni fa e che fa capo all’Adventist Possibility Ministries della Chiesa mondiale, ha aperto gli occhi a ogni allievo di quanto in realtà questa pandemia per la comunicazione in Lis sia un’ulteriore barriera da abbattere. Sebbene possa sembrare a prima vista una lingua composta prettamente di segni, e che quindi una mascherina in più non cambi granché, chiunque la pensi a questo modo non ha altra opzione che ricredersi.

Ecco alcune testimonianze dei partecipanti.
“Una delle esperienze che mi hanno toccato di più in questi giorni è stata quella di due fratelli sordi che, non conoscendo l’italiano, non afferrando bene ogni singola parola con il labiale, settimana dopo settimana andavano in chiesa, con la loro Bibbia, guardavano attentamente il predicatore e tornavano a casa, chissà con quale messaggio, ma non demordevano perché il sabato dopo erano di nuovo lì, sulla prima panca! Quante volte noi, al primo sbadiglio, siamo già a fare altro? A guardare il telefono, a scorrere le pagine della Bibbia e a chiederci cosa fare la prossima settimana: se tornare ancora in chiesa o se restare a casa a goderci lo streaming dal divano, più facile, più veloce. Questo è il problema: corriamo e corriamo verso un traguardo o un obiettivo che a volte nemmeno noi sappiamo qual è o, ancora peggio, che abbiamo perso di vista. A volte ci troviamo a parlare con gli altri mentre stiamo uscendo, mentre siamo nell’altra stanza a fare altro, con la testa altrove, non accorgendoci che, di quello che diciamo, probabilmente arriva solo metà all’altro e nemmeno in modo chiaro. Ecco, il corso Lis mi ha insegnato che c’è bisogno di fermarsi, di ascoltare attivamente l’altro, guardarsi in faccia e comunicare per tornare ad avvicinarci”. (Cesare Z.)

“Senza dubbio un corso utile ed efficace di introduzione alla lingua dei segni, per poter cominciare a comunicare con le persone sorde. Quando seppi dell’opportunità mi iscrissi al corso sia per una sorta di spinta etica interna, quasi un dovere sociale, sia in vista di un ministero pastorale più inclusivo. Un certo scetticismo che avevo inizialmente è stato gradualmente rimpiazzato da fiducia, ottimismo e curiosità. Un grazie enorme a Michela, che con la sua sincera passione, la sua disponibilità, le sue competenze e il suo coinvolgimento amichevole, ma professionale, ha saputo introdurci in una realtà nuova e intrigante. Più in generale, un grazie al Ministero Avventista in Favore dei Sordi per i suoi preziosi servizi. Bella l’esperienza della cena silenziosa e davvero piacevole la serata di verifica e consegna degli attestati. Ogni tanto io e Debora (mia moglie, che pure ha partecipato al corso) comunichiamo in Lis, sia per gioco sia per cercare di non dimenticare quanto imparato. Attediamo ora lo step successivo, l’A2. Michela, preparati a tornare!”. (André L.)

“Quando avevo 13 anni una mia amica mi ha insegnato l'alfabeto dei segni. Così se volevamo parlare di qualche segreto ed eravamo in pubblico nessun altro poteva capire. Quanti ricordi… quanta nostalgia… Sono passati 31 anni e io non ho continuato a impararlo, anche se devo confessare che era un sogno nel cassetto. Ora mi veniva offerta la possibilità di aprire quel cassetto e continuare a imparare questa lingua. Ho voluto provarci, così mi sono ritrovata in mezzo a vari studenti della Facoltà avventista di teologia con la metà dei miei anni.

Conoscevo già Michela, come interprete Lis su Hope Channel Italia, e mi faceva piacere rivederla ora nei panni d’insegnante. Lei non ha fatto altro che alimentare l'esigenza di continuare con questo sogno nel cassetto. Lei ci ha introdotti in un mondo trascurato, nascosto e sofferente come quello dei sordi; sì esatto, sordi e non sordomuti. Michela ci ha detto che loro preferiscono essere chiamati sordi perché non sono muti, ma hanno una voce e vogliono essere ascoltati, comunicare con tutti ed essere coinvolti. E noi in questa settimana abbiamo fatto un passo verso di loro, creando un ponte con le nostre mani. Michela vive questa missione: accendere una luce di speranza verso quelli che non sono ascoltati (ironico, vero?), verso i sordi. Ma ora dopo una settimana di studio intenso ci siamo riusciti, o almeno abbiamo iniziato a farlo. E così abbiamo ottenuto il primo livello A1 della lingua disegni e molti di noi vogliono fare anche l'A2 e poi… 
Sì, poi… ma ora… ora passiamo il testimone a te. Anche tu vuoi fare parte di questo ponte e aderire alla missione?”. (Sofia A.)

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