Intervista al dott. Biagio Tinghino.
È ormai riconosciuto che una corretta alimentazione sia fondamentale per mantenersi in buona salute e, in alcuni casi, possa contribuire a stabilizzare alcune malattie. Eppure, nel linguaggio comune e soprattutto sui social, circolano spesso affermazioni che attribuiscono ad alcuni alimenti o a presunte “cure naturali” la capacità di guarire anche patologie gravi. Talvolta queste pratiche vengono persino proposte come alternative alle cure mediche tradizionali. Per capire meglio come stanno le cose, abbiamo intervistato il dott. Biagio Tinghino, medico, specialista in malattie infettive e in gastroenterologia, fitoterapeuta, che ci aiuta a distinguere tra realtà scientifica e false promesse.
Che cosa significa davvero “alimentazione sana”?
Molto concretamente, l’alimentazione che soddisfa i fabbisogni nutritivi e aiuta a mantenerci in salute. Un’alimentazione ricca di frutta e di verdura, per esempio (5 porzioni al giorno), risulta protettiva rispetto all’insorgenza di tumori. Ma stiamo parlando di una protezione che oscilla tra il 15 e il 25%, non una protezione totale.
Non sarebbe più corretto parlare di “stili di vita sani”? In che cosa consistono?
È vero. Uno stile di vita sano comprende l’assunzione di vegetali in abbondanza, l’uso prevalente di cibi integrali, la moderazione nel consumo di grassi (soprattutto animali), l’uso solo occasionale di dolci e zuccheri, l’astensione dal fumo e – per chi beve – un uso moderato di alcol. Ma su questo ultimo punto la comunità scientifica si sta orientando nel dire che la quantità veramente sicura è zero. È importante praticare un’attività fisica giornaliera di tipo aerobico. Infine, e qui si tirano le somme, il peso corporeo deve essere normale. Si possono usare i cibi più genuini del mondo e ingrassare. Di conseguenza il rischio di malattia rimane alto.
Molte persone, davanti a malattie difficili da curare e che fanno paura, cercano soluzioni alternative, soprattutto quando le terapie farmacologiche sembrano non funzionare o vengono percepite come rischiose. Quali risposte offre il mondo delle cosiddette “cure naturali”?
Non condivido la contrapposizione tra “cure ufficiali” e “cure naturali”. Si tratta di una distinzione artificiosa e spesso utilizzata per attirare consensi. Io credo che la medicina sia una: quella che funziona. Bisogna capire poi cosa significa “naturale”. Naturale è la pianta che produce in Italia 80.000 morti l’anno, cioè il tabacco. Naturali sono la pianta della coca, il papavero, il mercurio e l’arsenico, che si usavano nell’Ottocento come cura. Ma sono dei veleni. Io oggi definirei naturale «ciò che aiuta l’organismo a guarire e a ripristinare le sue funzioni fisiologiche», indipendentemente che esso sia estratto da una pianta o prodotto dall’intelligenza dell’uomo in laboratorio. L’effetto collaterale più pericoloso che possono comportare le cure cosiddette “alternative”, se ci affidiamo solo e sempre ad esse, è la mancata cura, cioè l’inefficacia e la conseguente progressione della malattia.
Tra le panacee più citate ci sono rimedi proposti per patologie oncologiche o degenerative. Le faccio un esempio: l’aloe. Può davvero curare un tumore sostituendosi alle terapie farmacologiche?
Prima di affidarci a una cura dobbiamo verificare che funzioni veramente. Un trucco dei comunicatori di massa è quello di divulgare l’esito di ricerche “in vitro” (cioè su pezzetti di tessuto biologico o colture di cellule), mentre mancano gli studi sull’uomo. Ad oggi[1] su PubMed esistono 671 ricerche pubblicate su l’aloe e i suoi effetti sul cancro, ma c’è un solo studio realizzato sui pazienti. In questo studio l’aggiunta dell’aloe alla chemioterapia sembrava produrre qualche miglioramento. Però il numero di pazienti trattati per ciascun tipo di tumore era molto limitato e gli stessi ricercatori hanno chiarito che servono studi più rigorosi. Attualmente, quindi non ci sono ricerche su una terapia che preveda solo la somministrazione di aloe per curare il cancro. Poi esiste il rovescio della medaglia. La Commissione europea nel 2021 ha vietato la vendita di integratori a base di aloe a causa degli effetti collaterali registrati: diarrea, ipokaliemia, pseudomelanosi del colon, insufficienza renale, fototossicità, alterazione della coagulazione del sangue. L’aloe contiene anche sostanze potenzialmente cancerogene di classe 2B. Luci e ombre, dunque. Tutto ciò dimostra la necessità di una comunicazione scientifica seria, che presenti tutti gli aspetti e non solo quelli che attirano “like”. Per questo motivo sto sviluppando un progetto di comunicazione (vedi www.comunicazionescientifica.it) che avvicini le persone alle conoscenze sulla salute, alla ricerca scientifica, ma soprattutto alla cultura del metodo e del pensiero critico.
Un’alimentazione completamente vegetale può bloccare o addirittura guarire malattie neurodegenerative o altre patologie croniche?
L’alimentazione può svolgere un ruolo nel ridurre i livelli infiammatori sistemici e ridurre la progressione del morbo di Parkinson (MP) o della malattia di Alzheimer. Oltre a ciò, può risultare utile ripristinare l’equilibrio fisiologico di alcuni nutrienti, come nel caso di carenze accertate di vitamine del gruppo B o di vitamina D. Gli studi effettuati sono numerosi e hanno riguardato ogni tipo di dieta. Un’alimentazione sana (per lo più basata sui vegetali) può produrre risultati interessanti. Ma stiamo parlando di un miglioramento solo parziale dei sintomi, non in tutti i casi, e soprattutto non ci sono evidenze di guarigione completa solo sulla base di una dieta
[1] Data dell’intervista: settembre 2025
[Fonte: Il Messaggeri Avventista, novembre 2025]







