In un mondo che soffre, ha senso sperare? 
21 Gennaio 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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In un mondo che soffre, ha senso sperare? 
21 Gennaio 2026

Le tensioni geopolitiche continuano a crescere e il dolore sembra inestinguibile. È il riflesso di un conflitto dalle origini cosmiche che non avrà l’ultima parola. 

Il mondo è rimasto sconvolto dalla velocità fulminea dell’audace assalto con cui le forze statunitensi hanno prelevato il presidente del Venezuela in una missione speciale notturna di tre ore (Nicolás Maduro è stato catturato tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio 2026, ndt). Un’operazione documentata da riprese video diffuse al termine dell’azione. La mattina seguente, mentre usciva la notizia, alcuni funzionari governativi hanno accennato alla possibilità di una missione simile per requisire la Groenlandia per l’America. I titoli di inizio anno sembrano avvalorare l’avvertimento profetico di Apocalisse riguardo a una potenza geopolitica dalle influenze cristiane e con uno status di superpotenza globale che “forzerà” (cfr. Apocalisse 13:16) il mondo a seguire i suoi ordini.[1]

La verità è che siamo in guerra, e la battaglia si sta intensificando.

Consideriamo questa frase riferita alla storia cosmica delle origini: “E ci fu una battaglia nel cielo…” (Apocalisse 12:7). In cielo? Nella casa della pace universale? La guerra scoppiò proprio lì? Difficile da comprendere! La parola greca qui tradotta con battaglia è polēmos, da cui deriva il termine “polemica” e l’aggettivo “polemico”. Quella guerra in cielo non fu un combattimento fisico a colpi di spade, ma una battaglia tra idee contrastanti, una guerra di parole, un conflitto di valori opposti, due argomentazioni potenti e inconciliabili, divisive fino al midollo.

È chiaro a tutti noi (avventisti, ndt). Una storia così familiare che la conosciamo bene: “E ci fu una battaglia nel cielo: Michele[2] e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono” (Apocalisse 12:7). I due schieramenti? Da un lato, il Creatore divino visibilmente addolorato, Amico di tutta la creazione (questo “Creatore di tutte le cose che mi ama e mi desidera”).[3] Sul fronte opposto a quello del Re del cielo, c’è la più elevata intelligenza creata nell’universo, Lucifero, l’amato ma ora caduto principe angelico etichettato come il dragone apocalittico, quel “serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo” (Apocalisse 12:9 – ND; cfr. anche Isaia 14:12, 13; Ezechiele 28:14-17).

Con quanta rapidità il conflitto cosmico si trasformò nella personificazione di due ideologie in guerra: l’amore del Creatore, altruista, disposto a “dare la propria vita per il bene degli altri” (agapé), contro la perversione dell’amore del ribelle, egocentrico e desideroso di “far prevalere la propria vita a spese degli altri” (eros). Un contrasto di valori della serie Madre Teresa contro Adolf Hitler.

Siamo in guerra, e la battaglia si intensifica.

Il tema del conflitto cosmico è uno dei paradigmi teologici più significativi che la nostra comunità di fede, la Chiesa Avventista del Settimo Giorno, offre ancora come contributo all’ambito del pensiero biblico. Lo chiamiamo il “gran conflitto”, una sintesi che racchiude l’intera narrazione delle Sacre Scritture, in riferimento alla battaglia tra Cristo e Satana, tra luce e tenebre, amore e odio, giusto e sbagliato, a partire da Adamo ed Eva, Caino e Abele, fino agli ultimi peccatori sulla terra.

“E ci fu una battaglia nel cielo… E il gran dragone fu scacciato… e i suoi angeli furono scacciati con lui” (Apocalisse 12:7-9).

Con una frase criptica, l’Apocalisse allude all’enorme prezzo che questa guerra ha imposto al cielo: “L’adoreranno tutti gli abitanti della terra il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato” (Apocalisse 13:8). Cioè prima che l’universo esistesse, prima che il tempo ci fosse, il cuore di Dio aveva promesso di sacrificare se stesso (il significato di agapé) nel caso in cui la ribellione fosse mai sorta. Tragicamente è accaduto… e accade ancora.

Ma l’Apocalisse rivela un sorprendente seguito a questa guerra iniziata in cielo. Ci dice che è stata definitivamente vinta qui, sulla terra, alla croce! Non è un caso che la parola “agnello” appaia 29 volte nel libro dell’Apocalisse, rendendo “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1:29) l’indiscusso eroe, il numero uno (espressione in italiano nel testo originale. ndt) del cielo! E non c’è da stupirsi. Quando Gesù squarciò la terribile oscurità del Golgota con il suo grido lacerante: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27:46), finalmente abbiamo compreso il prezzo infinito di questo scontro sanguinoso. Quando il suo capo martoriato si alzò per pronunciare quel grido di morte trattenuto: “È compiuto!” (Giovanni 19:30), l’eco di quelle parole riecheggiò negli abissi dell’universo di Dio.

Ellen G. White (co-fondatrice della Chiesa avventista, ndt) ha scritto: “Il grido del Salvatore morente – ‘È compiuto!’ – ha rappresentato la campana a morto per Satana. L’esito del gran conflitto che continuava da secoli venne deciso in quel momento e venne garantita l’eliminazione finale del male”.[4] Ci hai fatto caso? Le espressioni “ha rappresentato”, venne deciso”, “venne garantita” sono tutte al tempo passato. Il trionfo del Calvario assicurò la sconfitta del diavolo 2.000 anni fa!

Tempo fa dovevo predicare a Sacramento, in California. L’incontro del venerdì sera stava per iniziare quando, lungo il corridoio centrale della chiesa, vidi camminare un giovane che indossava una maglietta nera su cui era scritto a grandi lettere rosse “SATAN”. Sgranai gli occhi e mi chiesi: “Sono nel posto giusto?”. Mentre si avvicinava, mi tese la mano sorridendo. Solo allora vidi le due piccolissime parole in bianco: “SATAN is defeated” (“Satana è sconfitto”). La verità che proviene dalla croce ha capovolto e riscritto per sempre la parola in maiuscolo di quella maglietta. Ora suona così: “satan IS DEFEATED!”.

Non c’è da meravigliarsi che Apocalisse 12:11 dica: “Ma essi [i seguaci di Gesù] lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e con la parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte”.

Allora, nella battaglia che ci attende, lascia che ogni giorno la tua testimonianza cosparga il sangue dell’Agnello vittorioso sugli stipiti della tua vita con questa preghiera: “Agnello di Dio, che togli il peccato del mondo, abbi pietà di me, e lascia che il sangue del tuo trionfo sia su di me, oggi e sempre,[5] fino al tuo ritorno”. Amen.

Dwight K. Nelson

Note
[1] In un nuovo articolo esamineremo le sei evidenze che corroborano l’identità di questa superpotenza geopolitica.
[2] Fin dalla Riforma, gli studiosi protestanti hanno seguito l’indicazione di Melantone secondo cui Michele, in tempo di contesa, è il nome apocalittico di Cristo prima dell’incarnazione, che appare sempre negli scontri cosmici con il diavolo in favore dei fedeli di Dio (cfr. Daniele 12:1; Giuda 9; Apocalisse 12:7). Leggi qui un articolo pubblicato su HopeMedia Italia
[3] Per un’affermazione biblica a sostegno di questa verità riassuntiva, vedi l’articolo di The Endgame “Albert Einstein and the Truth About God”.
[4] E. G. White, La grande speranza. Il conflitto tra il bene e il male nella storia e nella profezia, Edizioni ADV, .Firenze, 2012, p. 432.
[5] Dalla preghiera di William Miller in F. D. Nichol, The Midnight Cry, Review and Herald, Washington, D.C., 1954, p. 267.

[Fonte: Adventist Review. Tradotto da Veronica Addazio. Immagini: © Udra11 e Houchi, Dreamstime.com].

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