Cosa dice la Bibbia sulla spiritualità e sulle pratiche nel nostro rapporto con Dio? Perché questo differisce dal concetto di Quaresima?
Dopo il carnevale, un termine attira l’attenzione, soprattutto nei Paesi di tradizione religiosa, la Quaresima. La parola deriva dal latino quadragesima. È storicamente presente nelle tradizioni cattolica romana e di rito orientale, ortodossa e persino in alcune denominazioni protestanti storiche. Consiste in un periodo di 40 giorni che precede la Pasqua, caratterizzato dalla necessità di osservare penitenze, digiuno, preghiera e carità. Nel cattolicesimo romano, inizia solitamente il mercoledì delle ceneri, che segue l’ultimo giorno dei festeggiamenti del carnevale (martedì grasso).
In un suo articolo, Washington Paranhos, professore della Facoltà gesuita di filosofia e teologia, afferma “nei primi secoli non abbiamo traccia della Quaresima tra i cristiani. La Pasqua annuale veniva preparata con due o anche tre giorni di digiuno. La prima testimonianza di questo periodo dell’anno liturgico risale al IV secolo” (www.vaticannews.va/pt/igreja/news/2024-02/tempo-quaresma.html).
Il Codice di Diritto Canonico (canone 1250) afferma espressamente che “nel diritto della Chiesa universale, tutti i venerdì dell’anno e il tempo di Quaresima sono giorni e tempi di penitenza”. Altri documenti attestano la necessità di seguire queste pratiche durante la Quaresima.
Uno dei motivi addotti per seguire questa tradizione è spiegato nel catechismo della Chiesa cattolica, paragrafo 540. Esso afferma che i 40 giorni sono un riferimento al periodo della tentazione di Gesù nel deserto. Il documento ufficiale afferma testualmente che “Ogni anno, nei quaranta giorni della Grande Quaresima, la Chiesa si unisce al mistero di Gesù nel deserto”.
Principi biblici
Non esiste alcuna prescrizione nella Bibbia che imponga ai cristiani di osservare 40 giorni di penitenza, digiuno, preghiera e carità in un periodo formale post-carnevale e pre-pasquale. Si tratta, ovviamente, di una tradizione elaborata dai capi religiosi dopo il periodo apostolico.
La Bibbia parla chiaramente dell’importanza del pentimento e della confessione dei peccati a Dio e del suo perdono ogni giorno (cfr. Salmo 32:1; Isaia 55:7; 1 Giovanni 1:9; Ebrei 8:12). Sottolinea inoltre che il digiuno ha un ruolo sempre legato a uno scopo spirituale. Il digiuno è volontario e individuale. Lo vediamo nella storia di Daniele, che digiunò parzialmente per 21 giorni per cercare comprensione in Dio riguardo ad alcune delle sue preoccupazioni (in Daniele 10:2, 3). È una pratica che può essere intrapresa collettivamente, come si evince da alcuni resoconti biblici di Giosafat (in 2 Cronache 20:18) di Esdra (in Esdra 8:21). Il digiuno e l’obbedienza a Dio sono interconnessi (cfr. Isaia 58:1-14).
La preghiera è essenzialmente una connessione continua con Dio (cfr. 1 Tessalonicesi 5:1-14), e Gesù stesso ha parlato e vissuto la realtà della preghiera costante. Per quanto riguarda la carità, gli esempi biblici sono numerosi e appaiono sempre come prova di uno stile di vita dei cristiani che temono Dio (cfr. Matteo 25:31-46).
Gli avventisti del settimo giorno, ad esempio, non seguono il calendario liturgico romano né il periodo della Quaresima. La loro fede, basata sulla Sacra Bibbia, sottolinea la necessità della preparazione e del risveglio spirituale quotidiano. Ciò che ci dà la vita è la fede nella morte e nella resurrezione di Gesù Cristo.
Più di 40 giorni
La Quaresima evidenzia il periodo di intervallo, per la “purificazione spirituale”, tra il carnevale e la Pasqua. È più che altro una tradizione rituale temporanea e passeggera. Può anche produrre qualche effetto concettuale, ma limita la necessità di occuparsi di questioni spirituali a 40 giorni e, quindi, contrasta con l’idea che tutte le pratiche raccomandate debbano essere vissute integralmente e costantemente dai cristiani.
I testi biblici indicano l’importanza di vivere il cristianesimo come uno stile di vita. Questo va oltre la visione tradizionale di un atto magico che può essere presente nell’intervallo tra la festività comunemente caratterizzata dall’immoralità e dalla depravazione dei sensi e la celebrazione della Pasqua.
Il cristianesimo fondato sulla Bibbia deve essere coerente in ogni momento. Molto più dei rituali 40 giorni segnati in un calendario storico. È ineguagliabile l’importanza di cercare Dio e sperimentare le benedizioni di vivere sulla base della confessione e del perdono dei peccati, della preghiera, del digiuno e della carità.
Provatelo ogni giorno e l’effetto sarà senza dubbio più duraturo delle feste o delle tradizioni temporanee.
Felipe Lemos
[Fonte: noticias.adventistas.org/es/. Traduzione: Lina Ferrara]
[immagine: reenablack su pixabay.com]







