Nel contesto italiano, la chiesa avventista affronta sfide che riguardano la cultura e la vita interna delle comunità. Il past. Andrei Creţu, presidente dell’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno (UICCA), spiega come l’Unione ritiene opportuno affrontarle e le prospettive che intravede per il futuro.
Pubblichiamo l’intervista al presidente Creţu, apparsa sul numero di marzo della rivista Il Messaggero Avventista.
Con quali sfide la chiesa avventista si confronta nel territorio dell’UICCA?
Le persone cercano autenticità: comunità accoglienti, semplici e profonde, dove crescere e costruire relazioni sincere. Oggi è fondamentale riscoprire una spiritualità concreta, radicata nella vita quotidiana, sostenuta da una devozione personale solida, da una buona formazione biblica e volta al discepolato. La missione, infatti, non si misura solo con eventi o programmi, ma con la qualità della testimonianza vissuta ogni giorno.
La cura pastorale è decisiva. Il percorso di un credente non finisce con il battesimo, ma richiede una crescita costante, accompagnamento e responsabilizzazione. Occorre quindi ripensare l’approccio missionario, investendo di più nell’ascolto, nelle relazioni e nella coerenza della vita quotidiana. I contesti urbani delle grandi città richiedono progetti mirati che nascano da un ascolto attento del territorio. È necessario uscire dagli spazi tradizionali per incontrare le persone nei loro ambienti di vita. Offrire, soprattutto ai giovani, proposte capaci di parlare il linguaggio contemporaneo senza perdere la profondità del messaggio biblico.
Infine, dobbiamo fare attenzione all’aumento di controversie che rischia di distrarci da ciò che è essenziale nella missione, evitando di investire energie su questioni marginali. È importante vigilare sui temi che mettiamo al centro delle riunioni, delle discussioni e delle scelte di gestione, per mantenere lo sguardo su ciò che davvero costruisce la vita e il futuro della chiesa.
Quali strategie adottate per favorire la crescita delle comunità, da un punto di vista spirituale, e in termini di adesione di nuovi membri?
Assieme al Comitato dell’Unione abbiamo analizzato la situazione delle chiese e definito un piano missionario basato su tre direttrici: accoglienza, crescita e condivisione.[1] All’interno di questa cornice di riferimento comune, lasciamo a ogni comunità, a ogni dipartimento e ogni istituzione dell’UICCA la libertà di adattarlo al proprio contesto, valorizzando risorse e opportunità locali. Come dicevo vogliamo partire dall’ascolto della realtà, anche grazie al contributo dei pastori.
Conduciamo anche un’analisi specifica delle piccole comunità, realtà numericamente più ridotte che richiedono attenzioni particolari e risposte mirate, capaci di rafforzarle con strategie missionarie realistiche e sostenibili.
Il compito dell’UICCA è nel sostenere le comunità locali nelle aree che non possono presidiare, come la comunicazione e l’area media che abbiamo potenziato in modo significativo per rendere più chiara ed efficace la nostra presenza a livello nazionale. Una comunicazione coordinata sostiene la missione e permette di raggiungere meglio il territorio.
Un altro canale di intervento riguarda la promozione del ministero della salute, che rappresenta un ponte naturale verso la società. Il 28 e 29 di questo mese di marzo si svolgerà il primo incontro nazionale del personale sanitario avventista. Intendiamo rafforzare il coordinamento di questi professionisti e sviluppare iniziative comuni.
Infine, lavoriamo per migliorare la copertura pastorale nei distretti, per accompagnare più da vicino le comunità, sostenere la loro crescita spirituale e rispondere in modo più efficace alle esigenze missionarie locali.
Ecco, a proposito dei pastori, l’UICCA investe nella loro formazione e in quella dei responsabili di dipartimento a livello nazionale e locale?
Assolutamente sì. Come UICCA investiamo in modo articolato in questo settore. In collaborazione con l’Istituto universitario avventista di Firenze (IAU) stiamo sviluppando un programma di formazione continua con moduli teologici, pastorali e legati alla comunicazione per la missione.
Inoltre, l’esperienza del corso sulla conduzione dei gruppi ha rafforzato la leadership spirituale dei pastori e dei membri coinvolti. La formazione si rivolge anche ai ministeri locali attraverso il corso estivo di formazione teologico-pastorale per laici e gli incontri a livello di campo e di chiesa, rivolti ad anziani, direttori di dipartimento locali, responsabili di gruppo e altri leader. I dipartimenti dell’Unione offrono inoltre percorsi specifici nelle rispettive aree.
Continuiamo anche a favorire lo scambio di esperienze e buone pratiche con il Forum Permanente per l’Evangelizzazione che quest’anno avrà luogo per l’undicesima edizione.
Qual è il ruolo dei media (HopeMedia, Il Messaggero Avventista, i canali social) nel campo dell’evangelizzazione e della corretta informazione?
I media hanno un ruolo fondamentale nel garantire un’informazione affidabile e coerente con i nostri valori, offrendo uno spazio di crescita spirituale e di testimonianza.
Il digitale offre alla chiesa opportunità significative, soprattutto per raggiungere persone che non frequentano una comunità locale e che cercano risposte spirituali online. La presenza sul web permette di accompagnare i primi passi nella fede: messaggi biblici, percorsi di studio e spazi di preghiera che integrano esperienza digitale e vita comunitaria.
È inoltre sempre più rilevante l’impatto delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale. In un ambiente dove circolano contenuti superficiali o distorti, siamo chiamati a promuovere senso critico, responsabilità digitale e a offrire orientamento etico e spirituale.
Quali progetti o collaborazioni abbiamo con la Regione intereuropea (EUD) della chiesa avventista?
La Regione intereuropea ci supporta nel migliorare e potenziare la produzione media e rafforzare la qualità della comunicazione.
Siamo coinvolti nel progetto missionario mondiale OneVoice27, previsto per il prossimo anno, che mira a sviluppare una visione condivisa della missione. Il nostro contesto inserito in un quadro internazionale più ampio.
Inoltre, l’EUD ci sostiene sui progetti di Church Planting, favorendo la nascita o il rafforzamento di nuove realtà ecclesiali nelle zone in cui la presenza avventista è più ridotta.
Quale futuro immagina per l’UICCA? Quali sogni e obiettivi guideranno la denominazione nei prossimi anni?
Immagino una chiesa che vive i valori in cui crede con fedeltà al vangelo e con il coraggio di affrontare le sfide. Una chiesa che mantiene entusiasmo nel servire e che condivide speranza nelle situazioni complesse del quotidiano, rimanendo unita nella missione e vivendo con gioia l’attesa del ritorno di Gesù. È questo lo spirito che vorrei vedere crescere nei prossimi anni: una chiesa fedele alla Parola, vicina alla gente e capace di fare davvero la differenza.
[1] Il piano missionario dell’UICCA è stato presentato sul Messaggero Avventista di marzo 2025, p. 16.
[Fonte: Il Messaggero Avventista, marzo 2026]
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