Il presidente della Chiesa Avventista mondiale, Erton C. Köhler, incoraggia a essere sale e luce, con uno scopo condiviso e un impegno comune.
“In un mondo che si sta disintegrando, Dio chiama la sua chiesa a muoversi nella direzione opposta, quella dell’integrazione”. Il past. Erton C. Köhler, presidente della Conferenza Generale della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, ha rivolto questo messaggio in occasione dell’incontro Leadership Summit “I Will Go – Living the Mission”, il 2 marzo scorso a Riviera Maya, in Messico.
Köhler ha parlato ai responsabili della Divisione interamericana, definendo l’integrazione non una strategia amministrativa, ma una necessità spirituale per la chiesa del XXI secolo.
Facendo riferimento ai conflitti globali in corso, inclusa la guerra in Medio Oriente e i quattro anni di scontri in Ucraina, il presidente Köhler ha descritto un pianeta che “sta perdendo il controllo”.
“Il mondo si sta disintegrando davanti ai nostri occhi”, ha detto. Se la chiesa vuole rimanere sale e luce, ha aggiunto “deve dimostrare qualcosa che il mondo non può produrre da solo”.
Radicati nella Bibbia, concentrati sulla missione
Köhler ha collegato il suo appello a una necessità per la chiesa: essere centrati nella Scrittura e focalizzati sulla missione. L’espressione riassume quattro priorità: comunione con Dio, identità in Cristo, unità attraverso lo Spirito Santo e missione per tutte le persone.
“Non c’è Bibbia senza comunione”, ha aggiunto il presidente. “La Bibbia genera identità. E quando uniamo Scritture e missione, l’unità ne è la conseguenza. La missione è la migliore medicina per l’unità nella chiesa”.

Il modello della Pentecoste
In riferimento agli Atti degli Apostoli, capitolo 2, Köhler ha evidenziato la sequenza degli eventi che hanno contraddistinto la chiesa primitiva: prima l’unità, poi lo Spirito Santo, in seguito una rivoluzione nella missione.
“Quando arrivò il giorno di Pentecoste, erano tutti insieme nello stesso luogo”, ha sottolineato Erton C. Köhler. “L’unità ha aperto la porta. Lo Spirito è disceso. E tremila persone furono battezzate”.
“Tutto inizia con l’unità”, ha sottolineato. “Se non c’è unità, non c’è Spirito. Se non c’è Spirito, non c’è rivoluzione nella missione”.
Köhler ha invitato i leader della denominazione a non agire come “un arcipelago”, cioè come isole che hanno lo stesso nome ma sono disconnesse.
“La chiesa non è un arcipelago” ha precisato. “È un corpo”. I diversi dipartimenti rimangono distinti (Ministeri Personali, Scuola del Sabato, Educazione, Comunicazione), ma integrazione significa allineamento, coordinamento.
L’integrazione, ha chiarito, non vuol dire uniformità: “Significa che tutti si muovono nella stessa direzione con uno scopo condiviso e un impegno comune”. Quando questo accade e siamo uniti, ha aggiunto il presidente “siamo più forti. Andiamo più lontano. Arriviamo più velocemente. E apriamo la porta all’azione dello Spirito Santo in mezzo a noi”.
[Fonte: interamerica.org. Tradotto e adattato da Veronica Addazio].
[Foto: Daniel Gallardo/IAD].







