La Pasqua è la forma stessa della vita cristiana. Cristo morto e risorto afferma che la fede cresce non quando si impone, ma quando si consegna; non quando si arma, ma quando guarisce. Il sepolcro vuoto apre nuovi orizzonti: sconfigge la paura e la rassegnazione con la creatività dell’amore.
Viviamo un’epoca drammatica, più che per le guerre, per il fatto che con le nostre paure stiamo riconsegnando il mondo all’ego di pochi potenti che hanno dichiarato esplicitamente: “Siamo noi a decidere cosa è bene e cosa è male”. Concetti che, per chi ha letto la Bibbia, richiamano l’affermazione del padre della menzogna (Giovanni 8:44) rivolta a Eva, “Non morirete affatto ma sarete come Dio, avendo conoscenza del bene e del male” (Genesi 3:4), e le “parole arroganti” che il profeta Daniele e l’apostolo Giovanni sentono proferire dal piccolo corno e dalla bestia (cfr. Daniele 7:20; Apocalisse 13:5). Concetti che hanno inesorabilmente portato l’umanità alla catastrofe.
L’amore di Dio, rivelato nel sacrificio di Cristo e nella sua risurrezione, ci costringe a respingere con forza la visione che induce a sacrificare vite umane in nome della nostra sicurezza. Non siamo ingenui, ma “Beati i costruttori di pace” (Matteo 5:9) non è un optional spirituale. È la grammatica della Pasqua. Il coraggio della fede che non può essere arruolata per giustificare la violenza.
Il cristiano è chiamato a distinguere con lucidità tra il regno di Dio e i regni di questo mondo; a rifiutare il linguaggio che assolutizza il nemico; a spezzare l’incantesimo delle “necessità” che in nome della sicurezza rendono inevitabile ciò che il Vangelo chiama a respingere.
La nostra attesa del ritorno di Cristo alimenta responsabilità: diamo credito alla pace nei nostri linguaggi, nelle nostre relazioni, nelle nostre scelte pubbliche. La risurrezione ci sottrae all’inevitabilità della violenza e ci consegna alla fantasia del bene. Il Signore risorto non chiede adepti armati, ma testimoni affidabili, coscienze vigili, mani operose, parole disarmate, comunità e cuori “pasquali”. La fede cresce così, scegliendo la via stretta della pace, certi che il Vivente ha già vinto la morte.
Giuseppe Cupertino
[Fonte: Il Messaggero Avventista, aprile 2026]







