Roma Lungotevere. Investitura AISA
20 Maggio 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Roma Lungotevere. Investitura AISA
20 Maggio 2026

Dio scrive dritto sulle nostre righe storte. Così potremmo descrivere il significato della giornata di sabato 16 maggio. È stata una mattinata di profonda transizione per il gruppo AISA (Associazione Italiana Scout Avventista) della chiesa di Roma Lungotevere.

I ragazzi hanno vissuto momenti intensi di riconoscimento e meditazione, a culmine di un anno intero in cui hanno esplorato una delle pagine più commoventi e formative della Genesi: la storia di Giuseppe e dei suoi fratelli. La storia biblica ha fatto da motore al tema dell’anno: scout con uno scopo!

Il gioco della Verità: ricreare la prova
Dopo il momento solenne dell’investitura che segna l’ingresso ufficiale nella comunità scout, il preludio al sermone tenuto dalla sorella Betty Spinello è stato affidato a un piccolo gioco esperienziale. I giovani hanno nascosto tra le sedie della chiesa undici bigliettini, che richiamavano i sacchi che Giuseppe diede ai suoi fratelli per affrontare il viaggio. Tuttavia, come fece Giuseppe in Egitto (ormai era diventato viceré e non era stato riconosciuto dai suoi familiari), il gioco proposto ha nascosto un intento più alto. Non una “vendetta”, ma una prova.

Mentre quasi tutti i biglietti garantivano un premio in grano e oro, in una busta si celava anche una coppa d’argento. Chi l’ha trovata non solo non ha ricevuto il premio, ma si è visto isolato rispetto agli altri, provando un immediato senso di frustrazione e ingiustizia, fino a chiedersi: perché io? Perché solo io?

È la stessa identica situazione che anni prima aveva portato al tradimento di Giuseppe. Ma questa volta, davanti al “Beniamino” bloccato e in difficoltà, si è consumato il momento di rottura: l’assemblea e la tribù si sono fermate. Idealmente, in quel gesto, abbiamo rivissuto la svolta di Giuda. Proprio lui, che anni prima aveva proposto di vendere Giuseppe, ha cambiato il proprio cuore, dimostrando che la lealtà e la protezione del fratello vengono prima di qualsiasi premio personale.

Il bacio del perdono
Il culmine emotivo raggiunto, ci ha introdotti nel cuore del culto. Betty Spinello ci ha guidati nel momento più toccante del racconto biblico (Genesi 45): Giuseppe, commosso dal cambiamento dei fratelli, non riesce più a trattenersi. Si rivela a loro con un pianto così forte da echeggiare in tutta la casa del Faraone: “Io sono Giuseppe! Vive ancora mio padre?”.

Il testo biblico sottolinea un dettaglio fondamentale: Giuseppe bacia tutti i fratelli, piangendo su di loro. Questo bacio del perdono non serve a Giuseppe, ma ai fratelli. È il gesto concreto che scaccia la paura del castigo, che dimostra che non c’è spazio per il rancore e che la comunione è finalmente ristabilita.

Al centro della meditazione è risuonata la chiave di volta di tutta la storia: “Non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio… Dio mi ha mandato davanti a voi per assicurarvi la sopravvivenza”, (Genesi 45:7-8). È la certezza che Dio scrive dritto sulle righe storte degli uomini. Il male compiuto dai fratelli non viene negato o dimenticato, ma è trasformato in uno strumento di salvezza per un bene più grande. Le nostre debolezze e i nostri errori passati non ci definiscono, se ci lasciamo accompagnare da Dio nella sua opera.

L’appello alla concordia e lo scopo scout
Prima di congedare i suoi fratelli e rimandarli a casa, Giuseppe rivolge loro un ultimo, fondamentale appello: “Non ci siano, durante il viaggio, delle liti tra di voi” (Genesi 45:24). Un invito a custodire la pace ritrovata, a non rinfacciarsi il passato e a camminare uniti.

Nel cammino scout, assumersi una responsabilità, diventare capo pattuglia o ricevere un incarico ha un solo grande scopo: farsi servitori dell’unità. Proprio come Giuda, chi riceve un mandato da scout si impegna a fare scudo ai più piccoli e a mettersi in gioco in prima persona. E proprio come i fratelli di Giuseppe, i ragazzi sono chiamati a guidare il gruppo nel “viaggio” della vita quotidiana, vigilando affinché non ci siano liti, ma uno spirito di autentica fraternità.

Gianluca Monacciani (Potty).

[Foto in arrivo dalla comunità di Roma Lungotevere]

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