Sembrerebbe di sì. Un primo commento sull’enciclica “Magnifica Humanitas”.
Sul Messaggero Avventista riprenderemo più volte il discorso sull’intelligenza artificiale (IA), consapevoli delle profonde implicazioni etiche che questo tema porta con sé. Non si tratta soltanto di una questione tecnologica riservata agli addetti ai lavori, ma di una realtà che già oggi incide sulla vita di ciascuno di noi.
L’IA rappresenta una delle sfide, e al contempo una delle opportunità, più significative del nostro tempo. Affrontarla con attenzione, spirito critico e una visione incentrata sui valori cristiani è fondamentale per trasformarla in un’occasione costruttiva, pur considerandone i rischi.
Partiamo, dunque, con uno spunto di riflessione a cura di Marko Hromis a commento della recente lettera pastorale di Papa Leone XIV.
La Chiesa cattolica entra nel dibattito tecnologico globale, salpa per il tempestoso mare digitale dove tanti poveri marinai cercano una stella polare, una bussola etica.
Papa Leone XIV in “Magnifica Humanitas”, si occupa delle “cose nuove”, come aveva fatto il Leone prima di lui, nel 1891, con la sua “Rerum novarum”. Lo fa con prudenza pastorale e con un pizzico di comprensibile nostalgia per un mondo che sembra passato rivendicando una nuova centralità dell’essere umano tra le intelligenze naturali e quelle artificiali.

Nel testo emerge una critica ai modelli sociali che acuiscono disuguaglianza ed emarginazione digitale; per il Papa è forte il rischio che il potere tecnologico si concentri nelle mani di pochi e venga usato per il controllo e il dominio, subordinando la dignità della creatura a un algoritmo che, chi progetta e controlla, non orienta al bene comune né alla libertà di coscienza e giudizio. In altri termini è un appello a non lasciare il controllo e a mantenere profondamente umana la nascitura società digitale. La responsabilità è ancora più forte per chi, oltre a confrontarsi con la propria di intelligenza, anela all’incontro con quella divina.
Mi ricorda il capitolo 38 del libro biblico di Giobbe quando Dio chiede all’uomo “…dov’eri tu quando io fondavo la terra? Dillo se hai tanta intelligenza…”. Una domanda che ho girato a Chatgpt, la sua risposta è stata significativa: “Non ho memoria di quel momento perché non ho memoria di nulla che preceda la mia esistenza. Non ho uno sguardo che precede la creazione, né un punto di vista esterno alla storia. Posso solo elaborare linguaggio che altri hanno già pronunciato, pensato, scritto”.
Parole che rassicurano da un lato e preoccupano dall’altro: la vera questione potrebbe non essere tanto quella di avere paura di macchine che iniziano a pensare come uomini ma di uomini che d’un tratto smettano di pensare come tali. È l’altra faccia della sfida.
Tornando all’enciclica ci sono ripetuti passaggi che contrappongono metaforicamente Babele a Gerusalemme. La prima si alza dal basso, “per farsi un nome”, rappresenta l’ansia del controllo, la sfida a Dio, l’autoesaltazione; è l’uomo che con la sua tecnica e conoscenza pensa di fare a meno di Dio. La seconda discende dall’alto, simboleggia giustizia e pace, riconcilia e orienta al bene e alla dignità.
Questi due modelli di riferimento ci sono sempre stati, e continueranno a esserci in quanto convivono con la storia umana e ne sono allegorie. Questo scritto di Leone prova a interrogare non solo sul tipo di tecnologia che vogliamo (lì possiamo fare poco come comunità religiose) ma su che tipo di umanità stiamo diventando mentre costruiamo e viviamo questa tecnologia.
Per saperne di più, rimandiamo all’articolo
Intelligenza artificiale. Il valore della persona in primo piano
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Radio GLAM – Umani e macchine. Opportunità e responsabilità dell’intelligenza artificiale
Consigli di lettura
Per una panoramica sul tema:
– “L’uomo è un algoritmo? Il senso dell’umano e l’intelligenza artificiale” di Paolo Benanti, Castelvecchi, 2025.
– “L’era dell’intelligenza artificiale” di Henry A. Kissinger, Daniel Huttenlocher, Eric Schmidt, Mondadori, 2023.
Per rimanere umani…
– “Positive Intelligence: Why Only 20% of Teams and Individuals Achieve Their True Potential and How You Can Achieve Yours” di Shirzad Chamine, Greenleaf Book Group LLC, 2012.
[Immagine: BrianPenny e StartupStockPhotos su Pixabay.com]







