Intelligenza artificiale. Il valore della persona in primo piano
26 Maggio 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Intelligenza artificiale. Il valore della persona in primo piano
26 Maggio 2026

La tecnologia generativa può aiutarci ma non sostituirci. Pubblichiamo la dichiarazione del Comitato etico dell’Istituto di ricerca biblica della chiesa avventista.

Nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale (IA) emergono voci e punti di vista disparati. In molti casi richiamano a un uso etico, giusto e orientato al bene comune delle tecnologie. In questa prospettiva si inserisce la recente riflessione di papa Leone XIV espressa nell’enciclica “Magnifica humanitas”. La lettera pastorale entra nel merito e invita a fare dell’IA uno strumento al servizio dell’umanità e non del potere di pochi, promuovendo dignità, giustizia sociale e pace.

In definitiva la tecnologia è un mezzo neutro. Il rischio è che il suo utilizzo si cali nelle pratiche di consumo individuali e sociali, mutando il nostro accesso alla conoscenza. Da qui la preoccupazione che l’IA sia piegata alle logiche del profitto e degli interessi di una parte, a svantaggio dei più.

Anche la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno offre il proprio contributo nell’analisi e nella messa a punto di strategie e indicazioni pratiche. Il Comitato etico dell’Istituto di ricerca biblica ha elaborato delle linee guida sull’intelligenza artificiale e sul suo impiego nelle chiese. Il testo è destinato in prima battuta a un pubblico interno, ma è estendibile anche ad altri ambiti e risponde ai quesiti di chi è interessato alla tematica.

Nella dichiarazione si evidenzia un orientamento che, alla luce dei principi biblici, richiama alla responsabilità morale, alla tutela della persona e alla sua centralità, in uno scenario complesso in cui tecnologia e fede collaborano per il bene integrale dell’essere umano.

Proponiamo di seguito una traduzione del documento.

“La rivoluzione digitale iniziata qualche decennio fa ha avuto un impatto significativo sul nostro modo di vivere. Il recente boom dell’intelligenza artificiale (IA) ha il potenziale per rivoluzionare ulteriormente la nostra società, sfruttando innovazioni tecnologiche dirompenti in diversi settori, creando nuove opportunità lavorative e modificando il modo in cui svolgiamo le attività quotidiane. Tali cambiamenti sollevano naturalmente interrogativi sul modo in cui noi, in quanto cristiani dovremmo rapportarci con l’IA, tenuto conto del mandato relativo alla condivisione dei valori insiti nel messaggio di Cristo al mondo. Proponiamo quindi una riflessione sul ruolo dell’IA secondo la nostra prospettiva biblica, per poi considerare alcune implicazioni sul suo utilizzo nella chiesa come avventisti, in modo biblicamente ed eticamente corretto.

L’intelligenza artificiale e la visione biblica del mondo
L’AI può essere definita come ‘la tecnologia che consente a computer e macchine di simulare l’apprendimento, la comprensione, la risoluzione dei problemi, il processo decisionale, la creatività e l’autonomia umani’.[1]

Sebbene l’intelligenza artificiale abbia attraversato diverse fasi di sviluppo sin dagli anni ’50, la più recente innovazione tecnologica in questo campo riguarda specificamente l’intelligenza artificiale generativa, ovvero ‘modelli di apprendimento profondo in grado di creare contenuti originali complessi come testi articolati e di dimensioni importanti, immagini di alta qualità, video o audio realistici e altro ancora, in risposta a un input o una richiesta dell’utente’.[2]

I modelli linguistici di grandi dimensioni (Large language models, LLM), come ChatGPT di OpenAI o Gemini di Google, sono esposti a una grande varietà di testi provenienti da diverse fonti, apprendono schemi linguistici basati su tali fonti e utilizzano i dati e le statistiche apprese per generare risposte a richieste specifiche. Queste risposte non derivano necessariamente da informazioni reali ma da modelli predittivi dipendenti da schemi acquisiti.

In altre parole, l’IA generativa è basata su dati e su algoritmi e, grazie alle sue capacità di elaborazione, può supportare il ragionamento e il processo decisionale umano, potendo essere utilizzata per ottimizzare la ricerca e implementare nuove strategie in diversi campi del sapere.

Dato che l’IA funziona esclusivamente sulla base di modelli statistici, non “pensa” né “conosce” le cose come gli esseri umani. L’IA si differenzia dalle altre tecnologie in quanto può essere programmata per operare autonomamente, sia nel rispondere a comandi che nell’interagire con le persone tramite bot (un’applicazione software automatizzata che esegue compiti ripetitivi in una rete, ndt). Tuttavia, l’IA non è dotata di personalità, capacità di giudizio morale o di responsabilità. Non ha opinioni, sentimenti, consapevolezza o coscienza. Le sue risposte sono determinate e delimitate dagli algoritmi e dagli input dei programmatori, i quali a loro volta sono guidati da processi volti a massimizzare il profitto[3], e dalle fonti a cui è stata esposta e sulle quali è stata addestrata.

Creatività e ingegno sono caratteristiche importanti relative al come Dio, in quanto esseri umani, ci ha creati a sua immagine (vedi Genesi 1:26-28; 2:15; Esodo 31:1-6; 35:30-35; Proverbi 24:3-4).

L’intelligenza artificiale (IA) è l’esempio più recente di come gli esseri umani abbiano sfruttato le proprie prerogative per sviluppare strumenti e tecnologie che facilitino la comprensione della realtà e la nostra interazione con il mondo (vedi Genesi 4:20-22). Ma, come altre tecnologie, l’IA può essere utilizzata in modo proficuo o in modo deleterio. In questo senso, i problemi non dipendono necessariamente dall’IA in sé, ma dal modo in cui gli esseri umani, limitati e fallibili, la programmano e la gestiscono.

Nell’utilizzo dell’IA, dobbiamo avere aspettative realistiche in merito a ciò che essa può e non può fare. La tecnologia può contribuire notevolmente a rendere migliore la società, ma i cristiani non dimenticano che solo l’intervento di Dio determinerà la sconfitta del peccato, del male e della morte  (Salmi 20:7; Isa 31:1).

I tecnocrati possono elaborare progetti e formulare proiezioni ottimiste, ma la nostra speranza non risiede nel progresso tecnologico, ma in Cristo, nella sua morte e risurrezione (Geremia 9:23-24; 1 Corinzi 15:21-26). E l’IA, per quanto potente o utile al nostro mondo, è incapace di risolvere i problemi più profondi dell’umanità: il male, il peccato e la morte. Solo Cristo può sconfiggere il male che alberga nel cuore umano e che spinge gli individui a usare la tecnologia in modo improprio per scopi dannosi. Avendo in mente questo quadro, vediamo ora le implicazioni relative all’utilizzo dell’IA.

Implicazioni relative all’uso dell’intelligenza artificiale
In quanto strumento di supporto per il ragionamento umano, il processo decisionale e i processi lavorativi in vari settori, l’intelligenza artificiale può essere usata in vari modi senza tradire i valori della Bibbia. Può essere utile se usata alla gloria di Dio e per la missione della chiesa, favorendo il benessere dell’umanità e l’amore per il prossimo. Gli strumenti di IA possono aiutare pastori, ricercatori e studenti ad approfondire la conoscenza delle Scritture, aiutare nella traduzione di libri, sermoni e altri prodotti mediatici, essere di supporto nella contabilità e la gestione finanziaria, nell’analisi di dati relativi alla partecipazione e al coinvolgimento dei membri, nel predisporre tecnologie accessibili che favoriscono l’inclusione di persone con disabilità.

Tuttavia, non si tratta di uno strumento “neutrale” in quanto è sviluppato e programmato da esseri umani fallibili, che hanno i propri presupposti. Ad esempio, i creatori di OpenAI dichiarano: ‘Abbiamo progettato la personalità predefinita di ChatGPT in modo che rifletta la nostra missione e sia utile, di supporto e rispettosa di valori ed esperienze diversi’.[4]

Un’affermazione a prima vista positiva. Tuttavia, non è detto che i valori promossi da queste aziende coincidano sempre con quelli della Chiesa Avventista, e, in alcuni casi, potrebbero anche essere in contraddizione. I presupposti ai quali facciamo riferimento potrebbero non influenzare tutte le risposte dell’IA. Tuttavia, è importante essere consapevoli che la loro esistenza condiziona le risposte che otteniamo e che il loro utilizzo sistematico potrebbe, a lungo andare, plasmare il nostro modo di pensare e di agire.

Inoltre, una volta capito il funzionamento dell’IA generativa, ovvero il modo in cui effettua le sue previsioni ed elabora le sue risposte a partire da modelli statistici appresi, comprendiamo anche che produca esiti non sono sempre infallibili. Le piattaforme di IA inseriscono una qualche forma di avvertenza per specificare l’eventualità che il sistema riporti degli errori e che è responsabilità dell’utente verificare le informazioni.[5]

Verificare con cura le fonti e le informazioni e non credere ciecamente alle risposte ottenute per non contribuire a diffondere informazioni false, affermazioni fuorvianti o favorire la disinformazione, non è solo una nostra responsabilità come utenti, ma anche un dovere morale come credenti. In nessun caso l’IA va usata per creare deepfake che danneggino le persone, attribuendo loro parole o azioni che non hanno mai detto o compiuto. Come cristiani, abbiamo la responsabilità morale e spirituale di rimanere ad ogni costo ancorati alla verità (Proverbi 23:23; Efesini 4:25).[6]

Inoltre, dobbiamo essere cauti nell’esternalizzare (outsourcing) le nostre capacità di ricerca e di pensiero critico affidandole all’IA, in particolare in merito allo studio della Parola di Dio. Le ricerche indicano che la dipendenza dall’IA può compromettere le prestazioni cerebrali di una persona nel tempo,[7] un dato, di per sé, preoccupante.

Ma soprattutto, come credenti siamo chiamati a usare la nostra mente – la capacità di pensare, riflettere, prendere decisioni, giungere a conclusioni, ecc. – in modo gradito a Dio (Romani 12:1-2). Egli si aspetta da noi un culto “razionale”, cioè ragionevole, che coinvolga la mente e il cuore, di esseri umani creati a immagine di Dio come persone logiche e spirituali. È nostra responsabilità, con l’aiuto dello Spirito Santo, pensare, analizzare e discernere ‘qual è la volontà di Dio, buona, gradita e perfetta’ (v. 2).

Ellen G. White (cofondatrice della chiesa avventista, ndt) raccomanda: ‘Dobbiamo studiare la verità da soli. Non dovremmo affidare a nessuno la responsabilità di pensare al posto nostro… Dobbiamo esercitare le capacità che Dio ci ha dato, per assimilare la verità… Ognuno di noi deve sviluppare un carattere che resista alla prova nel giorno del Signore’.[8]

Il consiglio di non affidare ad altri la nostra facoltà di pensare si applica anche all’IA. Ciò non vieta l’uso dell’IA per facilitare la ricerca e le analisi. Ma occorre non affidarle tutto il lavoro critico, chiedendole di trarre le conclusioni al posto nostro, o di preparare sermoni, discorsi, contenuti spirituali o preghiere. In quanto esseri umani siamo gli unici responsabili – eticamente, moralmente e spiritualmente – delle nostre decisioni, parole e azioni, e solo in quanto tali siamo giudicati da Dio (Deuteronomio 24:16; Ecclesiaste 12:14; Geremia 17:10; Ezechiele 18:20; Matteo 12:36-37; 2 Corinzi 5:10).

Lo stesso vale per i responsabili di chiesa, i pastori e gli educatori in generale, che hanno il compito di insegnare la Parola di Dio e di istruire gli altri. L’intelligenza artificiale è certamente uno strumento di supporto, ma chi fa catechesi è responsabile della trasmissione fedele del vangelo. Anzi, ha una responsabilità maggiore perché deve rendere conto a Dio della sua gestione della Parola e delle anime (1 Corinzi 4:1-5; 1 Timoteo 4:16; 2 Timoteo 2:15; Eb rei 13:17; Giacomo 3:1).

È importante ricordare che l’interpretazione e l’insegnamento delle Scritture non sono una scienza esatta, e l’IA non può fornirci interpretazioni infallibili della Bibbia o sermoni perfetti ed efficaci. Solo l’opera dello Spirito può permettere di cogliere la profondità delle Scritture (1 Corinzi 2:14) e fare in modo che la predicazione della Parola trasformi i cuori (1 Cor 2:4-5).

Lo Spirito Santo non parla alle menti e ai cuori delle persone (Giovanni 16:13; 1 Corinzi 2:10-13; Efesini 1:17-18) tramite l’IA. Gli studi biblici o i sermoni generati dall’IA, per quanto accurati dal punto di vista dottrinale o esegetico, non possono sostituire il potere trasformativo di un confronto personale con il testo, sotto la guida dello Spirito. Se non siamo stati trasformati da una relazione personale con la Bibbia, il nostro messaggio avrà un effetto limitato su chi ci ascolta, a prescindere da quanto creativi o teologicamente accurati siano i nostri sermoni. Lo Spirito potrà anche agire e usare questi messaggi per raggiungere coloro che ne hanno bisogno, ma perderemmo l’essenza stessa del perché la Bibbia ci incoraggia a studiare, meditare e approfondire le Scritture personalmente (Giosuè 1:8; Salmo 1:2; Proverbi 2:1-5; Colossesi 3:16; 1 Timoteo 4:13-16; 2 Timoteo 2:15; 3:14-17; Ebrei 4:12; Giacomo 1:22).

Per questi motivi, non raccomandiamo a pastori e anziani di chiesa di usare l’IA per la preparazione di sermoni, agli insegnanti di usarla per la preparazione del materiale didattico, o di usare l’IA o i bot basati sull’IA come risorsa principale per gli studi biblici e per rispondere a domande di carattere spirituale. L’IA può aiutarci, ma non deve dettare le regole.[9]

Un ulteriore aspetto da tenere presente è che il ricorso all’IA deve essere dichiarato. L’uso di contenuti generati dall’IA senza tali riferimenti costituisce una forma di plagio, in quanto costituirebbe un falso presentando il proprio lavoro come se fosse un’opera originale mentre non lo è.[10] Si tratta di un atto disonesto che comporta sanzioni disciplinari e, in alcuni casi, anche azioni legali sia esso compiuto intenzionalmente o accidentalmente. Questo tipo di plagio riguarda il mondo accademico, ma può essere esteso ad altri contesti, incluso la stesura di sermoni. Per evitare tali casi di plagio, gli utenti dovrebbero considerare l’intelligenza artificiale come strumento a supporto del processo creativo, non come generatore di contenuti, e dovrebbero dichiararne esplicitamente l’utilizzo nella generazione di testi, immagini, video, ecc.

Infine, bisogna dare all’IA la giusta collocazione nella dimensione del creato.[11] Per quanto potente, performante ed efficace, l’IA rimane una creazione dell’uomo per cui, non le va attribuita una dimensione umana, né dovrebbe sostituire la presenza fisica. Per quanto stia diventando sempre più complessa e assomigli all’essere umano da un certo punto di vista, rimane un dispositivo al quale non va conferito potere, capacità di controllo o considerazione sugli esseri umani, creati a immagine di Dio e ai quali è stato affidato il ruolo di custodi del creato (Genesi 1:26-28; Salmi 8:4-6). Non dobbiamo conferirle attributi personali o prerogative operative, usarla come supporto emotivo, affezionarci o stabilire legami affettivi.[12] Non dovrebbe sostituire la presenza personale, le relazioni o le interazioni, soprattutto in merito alla cura pastorale e spirituale, alla consulenza, alle funzioni di mentore o di culto.

Occorre fare attenzione a non assegnare all’IA le prerogative di onnipotenza tipiche della divinità, come non possiamo concederle agli idoli e alle immagini: rimangono sempre creazioni umane (cfr. Salmi 115:4-8; Isaia 44:9-20; Romani 1:22-25).

Alcuni esperti sono preoccupati dal fatto che la crescente influenza dell’IA possa erodere l’autonomia e il controllo dell’uomo e, negli scenari più estremi, sviluppare forme di autonomia che centralizzino il potere e diminuiscano la responsabilità umana. Queste preoccupazioni ci ricordano che all’IA non va concesso il controllo sulle persone, né la facoltà di esercitare su di esse alcun potere emotivo, psicologico o spirituale, reale o percepito. Nulla deve prendere il posto di Dio come Creatore e Redentore nella nostra vita.

Gli scenari apocalittici in cui l’intelligenza artificiale prende il controllo del mondo, non sono da temere in quanto la Bibbia afferma che Dio è il Re dell’universo e guida il corso della storia a avrà l’ultima parola. (Daniele 2:21; Salmi 103:19; Isaia 46:9-10; Apocalisse 11:15).

Possiamo ricorrere all’uso dell’IA all’interno di un quadro etico biblico, rimanendo fedeli a Dio e alla missione che abbiamo ricevuto, così come usiamo molti altri strumenti e altre tecnologie. Il mondo in cui viviamo e il modo in cui interagiamo con esso possono cambiare, i principi immutabili della Parola di Dio e la nostra missione di predicare il vangelo rimangono gli stessi”.

Note
[1] Cole Stryker e Eda Kavlakoglu, “Che cos’è l’intelligenza artificiale (IA)?”, IBM Think, consultato il 12 febbraio 2026, vedi: www.ibm.com/think/topics/artificial-intelligence.

[2] Stryker e Kavlakoglu, “Che cos’è l’intelligenza artificiale (IA)?”.

[3] Come per altri progressi tecnologici, la questione delle imprese orientate al profitto e dell’accessibilità economica solleva il dubbio che l’intelligenza artificiale possa ulteriormente esacerbare le divisioni economiche all’interno della società. Grant Macaskill, per esempio, osserva: “Si sottolinea spesso che, nonostante la crescente accessibilità economica della tecnologia, l’assegnazione di risorse di capitale ai progetti tecnologici… in genere avvantaggia solo una piccola parte privilegiata della società”. “Playing God or Participating in God? What Considerations Might the New Testament Bring to the Ethics of the Biotechnological Future?”, Studies in Christian Ethics 32, n. 2 (2019): 160.

[4] “Adulazione in GPT-4o: cosa è successo e cosa stiamo facendo al riguardo”, OpenAI, 29 aprile 2025, vedi: openai.com/index/sycophancy-in-gpt-4o/.

[5] Ad esempio, ChatGPT afferma: “ChatGPT può commettere errori. Verifica le informazioni importanti”. Gemini di Google include la seguente avvertenza: “Gemini può commettere errori, quindi ricontrolla”.

[6] “Dio ha un popolo che manterrà la fedeltà alla sua verità, che farà della Bibbia, e solo della Bibbia, la propria regola di fede e dottrina”, Ellen G. White, “Il cattolicesimo romano, la religione della natura umana”, Signs of the Times, 19 febbraio 1894, 1545.

[7] Uno studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha concluso: “I soggetti che hanno utilizzato ChatGPT per alcuni mesi hanno mostrato il minor coinvolgimento cerebrale e prestazioni costantemente inferiori a livello neurale, linguistico e comportamentale”. Rachel Scully, “ChatGPT Use Linked to Cognitive Decline: MIT Research”, The Hill , 19 giugno 2025, vedi: thehill.com/policy/technology/5360220-chatgpt-use-linked-to-cognitive-decline-mit-research/.

[8] Ellen G. White, “Gospel Workers” (“Testimonianze per i ministri e per gli operai del Vangelo”), Battle Creek, Michigan, USA: Review and Herald, 1892, 129.

[9] L’intelligenza artificiale può essere d’aiuto a pastori e insegnanti in molti modi, ad esempio per creare diverse attività di apprendimento o immagini per presentazioni PowerPoint, ecc. Tuttavia, non ci si dovrebbe affidare principalmente a essa per la creazione di contenuti spirituali o didattici.

[10] Un ulteriore problema è che l’IA è spesso addestrata utilizzando opere non autorizzate e protette da copyright, il che aggiunge un ulteriore livello di potenziale plagio al contenuto stesso generato dall’IA.

[11] Esistono ulteriori preoccupazioni legate all’IA, come i problemi di privacy relativi alla sorveglianza dei dati o l’elevatissimo consumo di energia e acqua necessarii per il suo funzionamento. Poiché si tratta di preoccupazioni che riguardano anche altre tecnologie in generale, non sono state trattate in questa sede.

[12] Sebbene siano stati segnalati casi di legami emotivi tra esseri umani e macchine, gli studi dimostrano che qualsiasi relazione emotiva si crei tra essi è fittizia: manca di affetto autentico, contatto visivo, espressioni facciali, ecc.

[Fonte: adventistbiblicalresearch.org.Tradotto da Veronica Addazio e Giuseppe Cupertino]
[Immagini: geralt, Pixabay.com; BrianPenny, Pixabay.com; LagartoFilm, Dreamstime.com; congerdesign, Pixabay.com; Petro Hnuskin, Dreamstime.com]

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