Dalle carceri agli aeroporti sono tanti gli avventisti del settimo giorno che svolgono un servizio di cappellania in tutto il mondo, ovunque sia necessaria la loro presenza.
Manuela Mai ricopre molti ruoli: moglie di Marco, madre di Mimi e Lexi, anziana di chiesa nella comunità avventista di Stanborough Park, in Inghilterra. Ma c’è un incarico che suscita spesso una particolare curiosità, soprattutto tra gli appassionati di treni: quello di cappellana ferroviaria.
In questa intervista a cura di June Combs, Manuela riflette sulla sua vocazione, sulla realtà del servizio che svolge nella rete ferroviaria e sul ruolo che la fede svolge nel sostenere il personale nei momenti più difficili della vita.
Che cosa l’ha portata alla cappellania?
La mia formazione è nel settore dei viaggi aziendali. Per vent’anni ho lavorato come responsabile delle trasferte per grandi aziende e per un’importante compagnia aerea nazionale, ma ho anche svolto diverse attività di volontariato. Oltre a essere molto attiva in chiesa, sono stata volontaria in un servizio di ascolto per persone in difficoltà e in un hospice, sono stata cappellana volontaria in carcere e ho lavorato come cappellana in un rifugio per persone senza dimora.
Il ministero alle persone è qualcosa che mi viene naturale, ed è stato durante gli studi alla London School of Theology, alcuni anni fa, che ho avvertito la vocazione a diventare cappellana a tempo pieno e a cogliere le opportunità di condividere l’amore di Gesù al di fuori delle mura della chiesa. Non avrei mai immaginato di lavorare nelle ferrovie, ma Dio apre le porte più inaspettate se perseveriamo in ciò che egli ispira nel nostro cuore. Nonostante la vocazione forte, ho faticato a trovare un impiego per circa cinque anni. Molte istituzioni che offrono incarichi retribuiti di cappellania limitano l’assunzione a specifiche confessioni.
È stato scoraggiante a volte e, quando ho presentato domanda per il ruolo di cappellana in ferrovia, mi aspettavo il solito rifiuto con relativa delusione. Non riesco a descrivere la gioia che ho provato quando mi è stato offerto il lavoro. Non avevo la minima idea di cosa facesse una cappellana ferroviaria, quindi è stato entusiasmante entrare a far parte di un mondo nuovo.

In cosa consiste il servizio?
Molti si chiedono se benedico i treni o se intervengo solo quando si verifica un incidente grave. Certamente prego per ogni stazione che attraverso e per ogni treno su cui salgo. Ogni giorno chiedo a Dio occasioni per fare del bene alle persone e per intavolare conversazioni profonde e significative.
Il nostro compito principale è di sostenere il personale ferroviario e la Polizia dei Trasporti britannica quando intervengono in caso di decessi o ferimenti gravi. Purtroppo, molte persone utilizzano la ferrovia per porre fine alla propria vita e l’impatto di queste situazioni può essere traumatico per tutto il personale coinvolto, soprattutto nel tempo. Offriamo anche sostegno per ogni tipo di difficoltà, sia lavorativa sia personale. Il nostro motto è: “Sostenere il personale ferroviario nel viaggio della vita”.
Ci descriverebbe una giornata tipo?
La mia giornata comporta molti spostamenti in treno. Vado nelle stazioni per offrire supporto al benessere del personale nei luoghi in cui si è verificato un incidente, oppure a salutare il personale nei depositi, indossando il giubbotto ad alta visibilità: questo spesso apre la porta a conversazioni varie e molto interessanti.
Visito regolarmente le stazioni della Polizia dei Trasporti britannica e sono responsabile del contatto con le aziende ferroviarie a me assegnate. Rispondo inoltre a chiamate e messaggi con richieste di aiuto, che spesso comportano incontri individuali con membri del personale che stanno attraversando momenti difficili.
Quale area copre?
Faccio parte di una squadra di circa venti cappellani che operano in Inghilterra, Scozia e Galles. Insieme ai colleghi copriamo aree geografiche molto ampie, quindi raggiungere tutti rappresenta una sfida. Data la natura dei turni di lavoro, posso visitare la stessa stazione più volte e incontrare ogni volta personale diverso.
In generale, la mia area di responsabilità comprende l’intera rete della London Overground e parte della metropolitana di Londra. Mi occupo anche dei servizi ferroviari che da Londra si dirigono verso nord, in direzione di città come Banbury, Bedford, Milton Keynes e Long Buckby. Questo include tratte delle compagnie Chiltern Railways, Thameslink, London Northwestern Railway e Avanti West Coast. Inoltre, supporto diverse stazioni della Polizia dei Trasporti britannica.
Non esistono due giornate uguali, né due stazioni identiche. Il lavoro è vario e interessante, e richiede un autentico amore per le persone e per le loro storie.

Quale ruolo svolge la sua fede cristiana?
È il fondamento di ciò che sono e del lavoro che svolgo. Dietro le quinte, c’è molta preghiera nella preparazione della giornata, soprattutto quando mi trovo ad affrontare delle conversazioni difficili. Tuttavia, pur essendo cappellani cristiani, e questo il personale lo sa, introduciamo la fede nelle conversazioni solo se la persona lo desidera. Siamo a disposizione di persone di ogni fede, così come di chi non ne professa alcuna.
Quali sono gli aspetti più interessanti del suo lavoro?
Ho partecipato a giornate di addestramento dei servizi di emergenza, durante le quali ho interpretato il ruolo della “vittima”, una persona finita sotto un treno e poi “soccorsa”. Queste esperienze mi aiutano a comprendere più a fondo le difficoltà che affrontano ogni giorno coloro che sosteniamo. Ho anche avuto l’opportunità, molto piacevole, di viaggiare nella cabina di guida di un macchinista e di godere di una vista privilegiata.
Che cosa le dà maggiore soddisfazione?
Quando qualcuno mi dice, “grazie per avermi ascoltato. Mi sento molto meglio”, in quel momento capisco che Dio mi ha fatto incontrare quella persona per mostrare il suo amore e far brillare la sua luce. Ed è per me un grande onore.
June Combs
[Fonte: ted.adventist.org. Tradotto dalla redazione]
[Immagini: jprohaszka, Pixabay.com e Manuela Mai]







