Il 1° ottobre si celebra la Giornata internazionale delle persone anziane; il 2 ottobre è la Festa dei Nonni. Le due ricorrenze richiamano l’attenzione sulle nostre radici. Chi ha tanto vissuto è custode di memoria e affetti, e di un valore che non si scalfisce con la fragilità.
Tutti invecchiamo: per quanto ci è dato sapere è l’unico modo per vivere più a lungo. E l’invecchiamento porta con sé decadimento fisico e qualche volta cognitivo.
Quest’ultimo spesso induce a chiedersi: ma dov’è l’essere umano in questi frangenti? Secondo il principio cartesiano “Cogito, ergo sum” («penso, dunque sono»), l’essenza della persona umana risiederebbe nelle sue capacità cognitive e razionali. Quindi senza di esse, l’essere umano perderebbe anche la propria dimensione sostanziale (pur rimanendo un soggetto che dispone di diritti giuridici).
La Bibbia è lontana da questo dualismo che divide mente e corpo, al punto da considerare quest’ultimo solo un supporto fisico per il sé, per l’anima, che invece coinciderebbe con la mente e le abilità cognitive e razionali. Genesi 2:7, afferma che Dio formò il corpo dell’uomo, gli soffiò un alito vitale e l’essere umano divenne un’anima vivente. Ovvero, nella Bibbia l’essere umano è l’insieme di spirito e corpo.
Quindi è errato affermare che io sono la mia mente, il mio pensiero, le mie facoltà cognitive, e ho un corpo, come se fossero dimensioni diverse da me stesso. In realtà, io sono la mia mente e sono il mio corpo. La perdita delle facoltà cognitive non è la perdita di se stessi, e neppure della propria umanità, perché pur in assenza delle mie facoltà cognitive, io sono ancora le mie emozioni e il mio corpo, che sono lì e chiedono di essere riconosciuti, amati e valorizzati.
L’essere umano nel suo insieme è immagine di Dio e questa immagine non è localizzabile in una parte di esso (cervello) o in una sua funzione (cognitiva). Nessuna malattia sarà mai in grado di ridurre o annullare l’opera di Dio, tantomeno le demenze senili, le quali sono una delle tante esperienze di fragilità che ogni essere umano sperimenta. E come tutte le fragilità, anche questa va accolta con cura e rispetto.
Giuseppe Cupertino, direttore del Messaggero Avventista.
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