Accogliere l’alterità
27 Ottobre 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Accogliere l’alterità
27 Ottobre 2026

“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”, (Matteo 5:44).

Quello del Vangelo di Matteo, capitolo 5, è probabilmente il brano sull’amore più importante: un comandamento ad accogliere che stabilisce un doppio vincolo. Da un alto la fedeltà al testo originale (dieci comandamenti), dall’altro la fedeltà al contesto attuale (quello dei discepoli al tempo di Gesù).

La riformulazione di Gesù non annacqua il comandamento ma lo rende più vincolante, ne evidenzia in pieno la pretesa.

Per provare a smontare una certa linearità creata nel tempo, Gesù richiama il meccanismo della complessità tramite l’evocazione del negativo. Nell’esperienza dell’amore non si può cancellare la presenza del nemico. Il nemico rappresenta ciò che contrasta e resiste all’ideale dell’amore pieno e perfetto. Il motivo del nemico riporta l’amore alla realtà. Non c’è amore senza nemico, come non c’è nemico che non possa essere vinto dall’amore.

La strada dell’amore non è un cammino lineare. Infatti, in virtù del nemico che resiste, l’amore è costretto a fermarsi, riflettere, riarticolarsi, riconfigurarsi. Se questo non avviene l’amore in realtà non ha mai lasciato lo spazio di articolazione che gli è proprio. Per diventare veramente amore deve essere in grado di spostarsi in uno spazio a lui estraneo, inabituale, talvolta ostico.

Nel territorio che gli è proprio, l’amore non è in grado di configurarsi come amore, fino a quando non incontra il nemico. L’amore vero comporta questo passaggio essenziale: il confronto col negativo. In questo senso ogni vero amore è opaco, zigzagante e tortuoso.

Ed è proprio per questo motivo che il vero amore non accoglie, ma è accolto. Nell’accogliere giochiamo in casa e questo significa che l’altro, per essere accolto, dimezza la sua alterità. Quando siamo accolti invece siamo costretti a riconoscere la completa alterità dell’altro tanto da doverci adeguare ad essa. Nell’andare verso gli altri, convalidiamo la loro alterità piena come elemento di verità del nostro amore. Non siamo dunque noi a convalidare l’amore degli altri, ma gli altri a convalidare il nostro, tramite l’esperienza dell’essere accolti in un territorio che non è nostro.

Il nemico rappresenta questo incontro con l’alterità dell’altro come condizione ineludibile per vivere l’amore. Senza nemico l’amore non esiste. L’amore vero è dunque sempre rotto, spezzato da una presenza che impedisce la sua piena linearità.

Tuttavia, questo nemico, in quanto alterità necessaria all’amore, non è solo esterno, ma è anche interno. In noi stessi c’è qualcosa che resiste alla linearizzazione del nostro amore. Il nemico è parte di noi. Siamo noi. È la parte di noi che non conosciamo. Quella opaca che resiste all’ideale, ma non necessariamente perché cifra di un difetto, peccato o trauma. È semplicemente il mistero che ci abita, senza il quale non riusciremmo ad essere noi stessi.

Non riuscire a percepire questa alterità, questa resistenza, il “nemico” che ci sfugge, ma ci abita, potrebbe significare che per noi l’amore è diventato un calcolo, una programmazione, una sintesi rassicurante. L’amore invece, dice Gesù, è quello che ama il nemico, che si lascia interpellare dalla sua alterità, e non soccombe né alla tentazione di abbandonare la partita, né a quella d’integrare l’alterità dell’altro in una sintesi che artificiosamente ci rassicura.

Accogliere l’altro con amore, significa accoglierlo in ciò che mi resiste, che non può essere accolto e che tuttavia può essere vicino a me nella fiducia e nella meraviglia. È la perfezione complessa di Dio stesso, che troviamo nell’amore, e che diventa anche per noi perfezione da raggiungere nella tensione di un appagamento che non atrofizza né manipola, non crea ossessioni né compulsioni, ma che ha imparato a vivere nella fiducia del dono reciproco fra esseri vulnerabili e incompleti.

Hanz Gutierrez, docente alla Facoltà Avventista di Teologia, “Villa Aurora”, Firenze. Direttore del CeCSUR (Centro Culturale di Scienze Umane e Religiose).

[Immagine: Dimhou, Pixabay.com e Fizkes, Dreamstime.com]

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