Nel fine settimana dall’11 al 13 settembre, le comunità avventiste di Caravaggio, Merate e Bergamo si sono ritrovate per il consueto ritiro spirituale del distretto bergamasco. Tre giorni immersi nella natura, tra riflessioni, momenti di condivisione e attività, accompagnati da una domanda che ha fatto da filo conduttore all’intero week-end: “Più ANNI alla vita o più VITA agli anni?”.
Il ritiro è iniziato venerdì sera, con il ritrovo e i primi momenti trascorsi insieme. Dopo una settimana fatta di impegni e routine quotidiane, ritrovarsi in quel contesto ha significato, già dalle prime ore, cambiare ritmo. Le conversazioni e le risate hanno lasciato spazio a un’atmosfera più tranquilla, quella tipica di un tempo in cui si ha finalmente la possibilità di fermarsi.
Il ritiro è entrato nel vivo già venerdì sera, con le prime riflessioni, proseguite nella mattinata di sabato sotto la guida di Giusi Catalano, Nicole Salazar e Gabriele Esposito.

Attraverso temi legati al benessere totale, alle scelte musicali, alla relazione con noi stessi e al rapporto con gli altri, siamo stati invitati a guardarci un po’ più da vicino e a chiederci che valore stiamo dando al tempo che abbiamo.
Personalmente, è stato soprattutto in quei momenti ho iniziato a riflettere sul tema del ritiro in modo più profondo. Mi sono ritrovata a pensare a chi voglio essere, a ciò che desidero costruire e al modo in cui vorrei poter essere d’impatto nella vita delle persone che incontro.
E poi c’era la natura. Forse è stato questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente del ritiro. Le camminate, il verde, le montagne e il silenzio hanno creato uno spazio diverso, quasi necessario, per poter pensare. Non serviva fare nulla di particolare, bastava passeggiare, osservare ciò che avevo intorno e lasciare che i pensieri arrivassero con il loro ritmo.
Ma riflettere su se stessi non significa necessariamente isolarsi. Tra serate, risate, giochi e partite a pallavolo, ho riscoperto il valore dello stare insieme e, proprio lì, ho sentito la presenza di Dio e l’affetto delle persone che mi circondavano. E naturalmente non è mancato il cibo, preparato con cura dalle preziose mani di Rosa Trombetta e Doris Moreira, che ha accompagnato i momenti di pausa e di convivialità.
La domenica, arrivati alla fine del week-end, rimaneva la sensazione di aver avuto finalmente un po’ di tempo per fare ordine. Non necessariamente per trovare risposte definitive, ma per fermarsi a osservare il punto in cui ci si trova e chiedersi verso quale direzione si vuole continuare.
Per me questo ritiro è stato anche questo. Un’occasione per tornare a me stessa, per capire su cosa voglio lavorare e quale valore voglio dare al tempo che ho davanti.
Forse, alla fine, “più VITA agli anni” non significa semplicemente riempire il tempo di cose da fare, ma imparare a scegliere ciò che merita davvero di essere vissuto. Dare spazio alle persone, alla fede, alla natura, alla crescita e a quei momenti che, anche se sembrano piccoli, finiscono per lasciare qualcosa.
Tre giorni sono pochi, ma a volte sono sufficienti per fermarsi, respirare e guardare la propria vita con occhi un po’ diversi.
Elisa Laura Gheorghiu
[Foto: Elisa Gheorghiu e Debora Morreale]










