Una leggenda metropolitana sostiene che in passato la Chiesa si oppose con veemenza alla dissezione dei cadaveri attraverso decreti medievali di proibizione o limitazione di tale pratica. Davvero è stato così?
Cristina Sandulache – Si ritiene che la Chiesa abbia ostacolato lo sviluppo della medicina e della chirurgia, ma la storia contraddice questa credenza.
Il primo esempio documentato di dissezione anatomica per scopi scientifici risale al VI secolo a.C., quando il medico greco Alcmeone iniziò una serie di indagini anatomiche sugli animali.[1] Nella Roma repubblicana (150 a.C.) era vietato praticare la dissezione e fu solo nel 30 d.C. che il medico romano Celso pubblicò una raccolta di scritti in cui suggeriva la necessità di aprire i corpi dei morti per comprendere l’anatomia umana.
Un secolo e mezzo dopo (180 d.C.), il medico Galeno fu il primo a pubblicare i risultati delle sue ricerche in anatomia dopo aver condotto due dissezioni clandestine. Si trattava però di piccoli passi considerando che la pratica era scoraggiata. Il tabù persistette inizialmente all’interno del cristianesimo, poiché la dottrina della nuova religione prometteva la resurrezione corporea, che alcuni consideravano impossibile se il corpo veniva sottoposto a dissezione.
Contrariamente a quello che si pensa, durante il Medioevo la Chiesa non proibiva le dissezioni umane. È vero che alcuni editti furono emanati per contrastare pratiche specifiche. Uno di questi, l’Ecclesia abhorret a sanguine, fu emanato in seguito al Concilio di Tours (1163) e presupponeva che lo spargimento di sangue fosse incompatibile con lo status di chierico, per cui ai chierici era vietato praticare la dissezione.[2] Un altro editto spesso citato è quello emanato da papa Bonifacio VIII (1300), ma non contiene alcun riferimento al divieto di praticare la dissezione per scopi medici.
L’unico divieto riguarda la pratica diffusa durante le crociate di smembrare i corpi dei soldati e bollirli per separare la carne dalle ossa, in modo che i resti potessero essere trasportati più facilmente nelle loro terre natali per la sepoltura.[3]
Il periodo medievale segnò tuttavia numerosi progressi nel campo della chirurgia. Nel 1315 ebbe luogo la prima dissezione pubblica, eseguita dal chirurgo italiano Mondino de Luzzi. Il medico fiammingo Andrea Vesalio, uno dei padri della chirurgia moderna, intraprese nel XVI secolo numerose indagini anatomiche, apportando miglioramenti rivoluzionari agli insegnamenti di Galeno, che allora costituivano il principale punto di riferimento, anche se basati quasi esclusivamente su dissezioni di animali. Il suo libro De humani corporis fabrica libri septem, pubblicato nel 1543 a Venezia, è la prima opera scientifica di anatomia.
Con la Riforma protestante la ricerca ebbe un’apertura ancora maggiore. Le dissezioni divennero più numerose. Da quel momento la conoscenza medica e il progresso scientifico ebbero un’accelerazione ed emersero scoperte che portarono a progressi nel campo della chirurgia. Una testimonianza di quei tempi è il quadro del famoso pittore olandese Rembrandt (1632) che ritrae una lezione di anatomia del dott. Nicilaes Tulp mentre si accinge a effettuare un’autopsia ad Amsterdam.
Note
[1] Arthur Aufderheide, The Scientific Study of Mummies (Lo studio scientifico delle mummie), Cambridge University Press, 2003, p. 5.
[2] Eric M. Deshaies et alii, Evolution of Medicine and Surgery during the 13th Century (Evoluzione della medicina e della chirurgia nel XIII secolo), www.medscape.com.
[3] The Supposed Papal Prohibition of Dissection (La presunta proibizione papale della dissezione), www.oldandsold.com.
[Fonte: st.network. Traduzione: V. Addazio]