Condividere speranza
22 Giugno 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Condividere speranza
22 Giugno 2026

Il vuoto e la mancanza ci spingono verso l’altro. Un approfondimento di Hanz Gutierrez, docente alla Facoltà avventista di Teologia, “Villa Aurora”, Firenze, e direttore del Centro Culturale di Scienze Umane e Religiose (CeCSUR).

Condividere la speranza non è facile. Sicuramente non lo è quando ci manca: chiameremo qui questa assenza “disperanza”. La “disperanza” è parte inalienabile di ciò che siamo, in quanto tensione, non meccanica, verso l’essere. Noi lottiamo per vivere una vita che non ci è garantita in modo automatico. Questo fatto rappresenta la nostra forza e la garanzia di una vita irripetibile. Chi ritiene di essere solo un prolungamento di Dio (emanazionismo), come nel panteismo, non sperimenta questo tipo di tensione perché una sua scomparsa formale non coincide con la sua scomparsa ontologica, appunto perché sopravvive in un Dio dal quale non si è mai pienamente staccato.

La creazione invece presuppone un distacco relativo ma reale e toglie alla vita singola la sua automaticità rendendola contingente. Non c’è dunque discontinuità fra speranza e disperanza. Il peccato ha solo radicalizzato questo distacco delle creature dal Creatore e l’ha fatto diventare il peccato principale.

Il vuoto che accoglie
La disperanza negli esseri creati è dunque benefica perché ci ricorda che non siamo superuomini e superdonne, anche dopo aver trovato il Cristo. La disperanza è la benefica rinuncia a essere autosufficienti e a credere che noi bastiamo a noi stessi. È il segno di una mancanza, di un deficit e per questo siamo chiamati ad avere uno sguardo aperto alla speranza. In altre parole, la speranza, come l’amore o la fede, non è una virtù etica o spirituale, ma un’esperienza relazionale.

Questo significa che sperimenta e vive la speranza non chi spera di più, facendo ricorso alle forze del proprio carattere e alla propria resilienza, ma chi si affida a Dio e agli altri come epifania di Dio. La speranza non nasce mai dalla pienezza ma dal vuoto che, in quanto tale, è in grado di accogliere la vita.

Così il baricentro si sposta da noi all’altro. Non c’è speranza senza l’altro perché la speranza è l’altro. Solo allora si può essere speranza per qualcuno.

La speranza di Dio
Nella parabola del seminatore di Matteo 13, Dio, tramite la sua parola, rappresentata dal seme, offre speranza a noi umani che manifestiamo un diverso grado di disponibilità, rappresentato dalla diversità dei terreni. Dio è testimone e fonte di speranza per l’umanità. Ma, in realtà, chi dà speranza a chi, in questa parabola? Nella catena della speranza implicita nel racconto, Dio, il seminatore, è modello di speranza proprio perché si lascia nutrire della speranza degli altri.

L’umanità è la speranza per Dio. Il fatto che il mondo possa convertirsi, crescere o fiorire diventa speranza di Dio. È questa speranza del mondo che suscita un’aspettativa in Dio, un augurio, un sogno, un desiderio. Per Dio l’assenza del mondo o dell’umano sarebbe una perdita. Ogni essere che spera o che ama è un essere incompleto. La sua incompletezza può essere colmata solo dall’alterità dell’altro. Solo l’altro, nella parabola la terra, rappresenta e incarna la speranza del seme che è gettato per germogliare.

Dio ha deciso di far dipendere la sua gioia dalla terra in cui il seme è piantato. Dio ci contagia con la sua speranza perché noi abbiamo contagiato lui con la nostra. Allo stesso modo la chiesa non condivide col mondo una speranza che è nata al proprio interno, ma restituisce al mondo una speranza che il mondo le ha dato.

La speranza, come la missione, è un’esperienza di reciprocità nella quale, in tempi e in modi diversi, non facciamo altro che restituire in parte ciò che abbiamo ricevuto. La speranza fa di noi degli esseri incompleti, benedetti dalla presenza benefica degli altri, proprio di coloro che vorremmo aiutare ma che in realtà aiutano noi prima che ce ne rendiamo conto.

Hanz Gutierrez
[Fonte: Il Messaggero Avventista, giugno 2026]
[Immagine: Chaiyon021, Dreamstime.com]

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