Intervista a Daniela Piazza, speaker di Radio RVS, che vive a due passi dal vulcano più grande d’Europa, e tra i più attivi del mondo.
L’Etna ogni tanto ama ricordare la sua presenza. Dai primi giorni di questo agosto rovente ha deciso di farlo in grande stile, conquistando prime pagine di giornali, titoli dei TG, e attenzione sui social. La sua attività eruttiva incandescente è uno spettacolo affascinante, certo, ma causa non pochi disagi: voli cancellati o dirottati, chiusure temporanee, incidenti e molti altri inconvenienti per i viaggiatori in transito dall’aeroporto di Catania nel pieno dell’estate. Per non parlare poi delle imprudenze di chi vi si avvicina senza preparazione e precauzioni.
Per capire come si vive al cospetto del gigante di fuoco, abbiamo scambiato due chiacchiere con chi lo osserva da sotto. Per una volta, quindi, cambiamo prospettiva e incontriamo Daniela Piazza, una delle voci del network radiofonico avventista, RVS – Accendi la Speranza. Daniela è abituata a intervistare ospiti e interlocutori durante la sua trasmissione in onda dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12; in questa occasione sarà lei a rispondere alle nostre domande.
La speaker vive in Sicilia. È nata a Piazza Armerina (EN), ma dal 1991 abita proprio nei paesi etnei, vicinissima al vulcano più famoso del nostro continente. E quando si sta con l’Etna praticamente nel cortile di casa, qualche aneddoto interessante e riflessione da cui prendere spunto, non mancano.

Daniela, innanzitutto grazie per le foto davvero suggestive che ci hai inviato. Come stai affrontando questi giorni di intensa attività vulcanica?
Quando piove cenere nera, è impossibile non accorgersi che il Mungibeddu (“monte bello”) è ben desto e borbotta.
Qual è la percezione della gente divisa tra la meraviglia per lo spettacolo della natura e la preoccupazione per i disagi continui, che si verificano periodicamente?
La cenere crea parecchi problemi: bisogna spazzarla via di continuo da terrazze e strade, e non si può stendere il bucato all’aperto. Inoltre, diventa difficile persino fare una passeggiata serale in cerca di sollievo dal caldo, perché ti ritrovi letteralmente con la cenere in testa… e non è certo cenere di penitenza!
Le immagini delle eruzioni fanno il giro del mondo e suscitano stupore, ma per chi vive in Sicilia ci sono conseguenze pratiche inevitabili, come la chiusura degli aeroporti e le difficoltà negli spostamenti. In che modo tutto questo influenza la tua quotidianità?
La cenere rende le strade scivolose, quindi bisogna fare molta attenzione quando si cammina a piedi o in moto. Anche le verdure dell’orto si riempiono di polvere vulcanica e vanno lavate con cura più volte. Per non parlare dei voli cancellati, che creano enormi difficoltà sia a chi lavora sia a chi è in vacanza.
L’Etna ci ricorda quanto la natura sappia essere affascinante, ma al tempo stesso potente, imprevedibile e anche pericolosa. Quali riflessioni ti suscita questa esperienza sul rapporto tra noi e il creato?
In passato ho fatto un’escursione serale in gruppo fino alla Valle del Bove, un’ampia depressione dove spesso si riversa la lava. È uno spettacolo mozzafiato: la forza della natura sembra inarrestabile e dà vita a veri e propri fuochi d’artificio naturali. Ho visto la lava zampillare in alto per metri e poi ricadere, mentre nel buio della notte il rosso del fuoco schizzava verso il cielo.
I catanesi sono legati a questo monte, che regolarmente si fa sentire senza per forza provocare grandi danni. Anche io che vivo qui da 35 anni provo un profondo senso di riverenza per questa montagna maestosa, anche quando è tranquilla, o quando d’inverno indossa il suo manto bianco diventando una vera regina sul trono con i piedi immersi nel mare.
Come credente, pensi che fenomeni come questi possano insegnarci qualcosa su un atteggiamento più sobrio e umile, sul rispetto per l’ambiente e sulla nostra responsabilità verso la “casa” che abitiamo?
Dovremmo imparare a conoscere la natura, ad apprezzarne la bellezza ma anche a rispettarne la forza, evitando di rubarle spazi con insediamenti sconsiderati.
Se dovessi condividere con i lettori del Messaggero Avventista un pensiero nato osservando il vulcano in questi giorni?
Se un monte sa ispirare tanta riverenza per la sua potenza e grandezza, quanto più dovremo averne per Colui che lo ha creato! Durante un’eruzione l’Etna distrugge tutto ciò che incontra, ma a distanza di anni, proprio da quelle ceneri, rinascono piante come le ginestre che, con il loro giallo brillante, trasformano un paesaggio brullo in un tripudio di vita. Guardandolo, mi torna in mente il monte Sinai che, quando Dio vi discese, fumava e tremava.
Veronica Addazio, caporedattrice web del Messaggero Avventista.









