Gestire le emozioni nei momenti difficili
16 Marzo 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Gestire le emozioni nei momenti difficili
16 Marzo 2026

Una riflessione sul modo in cui Gesù ha affrontato uno dei momenti cruciali della sua vita. 

Quando dobbiamo affrontare emozioni difficili come tristezza, ansia, dolore e rabbia, la maggior parte di noi tende a cadere principalmente in due abitudini: evitare le emozioni, minimizzandole, reprimendole, distraendosi per non doverle sentire; oppure lasciarsi andare e permettere che i sentimenti la facciano da padrone nelle decisioni, nei comportamenti e nelle storie che raccontiamo su di noi.

Gesù, invece, ci mostra una terza via. Il Vangelo di Giovanni (12: 27,28) offre una visione onesta di come Gesù gestisce il peso emotivo una settimana prima della crocifissione. È qualcosa di profondamente umano e pratico per la nostra esistenza quotidiana.

Gesù esprime ciò che prova
“L’anima mia è turbata” (Gv 12:27).
Prima di ogni altre cosa, Gesù dice semplicemente ciò che è vero. È turbato, angosciato, ansioso, e non finge il contrario. Lui, il Salvatore senza peccato, ci mostra che non vi è nulla di “peccaminoso” nel provare emozioni,

Le nostre emozioni non sono fallimenti morali; sono segnali donati da Dio, messaggeri, se volete, che ci invitano a prestare attenzione. È l’opposto della repressione emotiva. Ed è sorprendente perché molti di noi crescono credendo che essere forti significhi comportarsi come se nulla ci toccasse. Eppure, Gesù, pienamente consapevole di ciò che gli accadrà a breve, parla apertamente della sua esperienza interiore di angoscia. Dare un nome a un sentimento non lo risolve, ma porta chiarezza. Impedisce alle emozioni di agire in modo sotterraneo, senza essere riconosciute, influenzandoci comunque.

Gesù si rende conto di ciò che racconta a se stesso
Subito dopo aver dato un nome al suo “animo turbato” aggiunge: “e che dirò? Padre, salvami da quest’ora? (v. 27)
Questa domanda rivela che le emozioni lo spingono a tirarsi indietro, ad allontanarsi a evitare ciò che sembra opprimente. In parole povere, Gesù si sente male e vuole stare meglio.

Così, esprime la tentazione ad alta voce. È la consapevolezza emotiva in azione a permettergli di riconoscere la sensazione e anche la direzione in cui viene spinto. E questo è importante per noi. Le emozioni forti sono sempre accompagnate da una narrazione, una storia che raccontiamo a noi stessi: “Non ce la faccio”. “È troppo per me”. A volte può essere utile; a volte no. Gesù non finge che questi pensieri non esistano. Li riconosce senza dare per scontato che siano veritieri.
È qui che molti di noi si bloccano. Pensiamo che i nostri sentimenti ci dicano tutta la verità, oppure che la nostra narrazione tentatrice voglia dire che abbiamo già fallito. Gesù tratta i suoi sentimenti come informazioni, non comandi.

Gesù sceglie di adempiere il suo compito nonostante i sentimenti difficili
“Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora” (v. 27).
E subito dopo prega: “Padre, glorifica il tuo nome” (v. 28).
Questo è un dettaglio cruciale. Gesù non elabora le proprie emozioni nell’isolamento o seguendo un copione di dialogo interiore. Tutto avviene davanti al Padre. Il versetto 28 mostra che la sua onestà emotiva sfocia naturalmente nella preghiera. il modo in cui reagisce ai suoi sentimenti dimostra che Gesù non aspetta di sentirsi calmo. Non aspetta che il senso di angoscia scompaia. Sceglie la chiarezza e la direzione da seguire ancora quando è nel bel mezzo della tensione emotiva.

Si tratta di un’immagine più realistica della maturità emotiva, perché non finge che i sentimenti difficili non ci siano, ma non lascia nemmeno che questi ultimi  assumano il controllo. Gesù prende una decisione consapevole pur sentendo ancora il conflitto dentro di sé.

Puoi sentirti insicuro e andare comunque avanti con coraggio. Puoi avere paura e scegliere ciò che è giusto in ogni caso. Puoi provare un conflitto interiore e scegliere di rimanere in linea con i tuoi valori, fedele alla direzione in cui Dio ti guida.
Ecco cosa significa onorare le nostre emozioni pur rimanendo ancorati al nostro scopo.

David Buruchara

[Fonte: Adventist Review, marzo 2026. Traduzione: Lina Ferrara]
[Immagine: Airgilstudio su pixabay,com]

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