Nessuno è solo un volto tra tanti nella folla. Non siamo semplici numeri statistici.
Ciò che amo di più di Gesù è il modo profondamente personale e individuale con cui si relaziona con le persone che lo circondano: l’apertura, l’interesse genuino e il rispetto che dimostra in ogni rapporto umano.
Sono particolarmente colpito dalla sua disponibilità nel cercare una singola persona o a lasciarsi trovare da ognuno. E dal fatto che fosse pronto a investire tempo ed energie in una conversazione a tu per tu, non solo nel predicare alle folle: un contrasto sorprendente con la nostra tendenza a investire dove “conta”, dove l’impatto è visibile e dove possiamo impressionare gli altri.
Come scriveva Ellen G. White (co-fondatrice della chiesa avventista, ndr), “questo era il metodo di Cristo. La sua opera consisteva in gran parte in colloqui personali. Aveva un profondo rispetto per il singolo individuo. Attraverso quell’unica anima, il messaggio era spesso esteso a migliaia di persone”.
Un esempio eloquente si trova in Giovanni 3:16, uno dei versetti più noti della Bibbia: “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna“.
Sebbene queste parole siano diventate una dichiarazione universale di amore divino, furono pronunciate per la prima volta nel contesto di una conversazione intima, al riparo dell’oscurità. L’ascoltatore era Nicodemo, un uomo influente ma timoroso. Temendo di essere disprezzato dagli altri, scelse di cercare Gesù in segreto, e Gesù lo accolse con la stessa gentilezza che gli avrebbe dimostrato in pieno giorno.

Cercare e trovare
Gesù trascorreva del tempo con coloro che vivevano ai margini della società, con le persone che avevano poco valore agli occhi degli altri, disprezzate, come i pubblicani o la donna samaritana oltraggiata. Sapeva i segreti delle loro vite, proprio come conosce i nostri, eppure ciò non gli ha mai impedito di offrire a ciascuno attenzione e presenza.
Il suo atteggiamento contrasta nettamente con lo spirito del mondo moderno, dove il successo sembra spesso misurato dal numero di follower, visualizzazioni o ampiezza del proprio pubblico. Questa tentazione non riguarda solo chi è online: anche chi, come noi, non ha ottenuto risultati eclatanti su internet, tende a credere che il valore dei propri sforzi dipenda da quante persone li riconoscano o li apprezzino.
Ciò che mi colpisce di Gesù è la sua semplicità. Spesso aveva soltanto uno “sguardo”: una sola persona nel suo campo visivo. Ma quell’incontro ha cambiato vite e il suo impatto si è esteso ben oltre la nostra immaginazione. Per Gesù, nessuno è soltanto un volto perso nella folla. Non siamo semplici numeri in una statistica. Cristo si relaziona con te come se fossi l’unica persona sulla Terra (Ellen G. White). In ogni luogo e in ogni epoca, vede volti familiari: amici, o potenziali amici, se solo siamo disposti a rispondere alla sua chiamata.
È importante ricordare che il nostro contributo rispetto agli altri potrebbe dipendere dalle relazioni individuali: un approccio che vale la pena seguire, perché era anche il metodo di Cristo.
Incontrarlo, tra comunità e intimità
Gesù non evitava le folle. Il sermone del monte, la moltiplicazione dei pani e dei pesci e la sua regolare frequentazione della sinagoga dimostrano che riunirsi gioca un ruolo essenziale nella vita di fede. Tuttavia, il suo insegnamento non si limita al livello comunitario. Un incontro personale con Dio, leggendo le Scritture e pregando individualmente, è indispensabile per la salute del nostro animo.
Non può esserci una vera relazione con Gesù senza sei momenti in cui siamo soli con lui. Colui che ci conosce per nome non è solo un Maestro o un Re, ma anche il miglior Amico che potremmo mai avere. Come stai vivendo questa straordinaria opportunità?
Márk Szallós-Farkas
[Fonte: st.network. Tradotto dalla redazione]
[Immagine: Houchi e Lane Erickson, Dreamstime.com]







