Come credenti e cittadini siamo chiamati a non chiudere gli occhi davanti all’ingiustizia.
Il 23 maggio, Giornata della Legalità, non è soltanto una ricorrenza civile. È una chiamata alla memoria, alla responsabilità e alla scelta. Ricordare le vittime delle mafie – a partire da Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte – significa interrogarsi sul valore profondo della legalità come fondamento della convivenza umana e come espressione concreta della giustizia.
Dal punto di vista avventista, la legalità non è un semplice rispetto formale delle regole, né un obbedire per timore della sanzione. Essa affonda le sue radici in una visione biblica della vita, in cui la legge è al servizio della dignità della persona e della tutela dei più deboli. Il Dio della Scrittura ci esorta a fare in modo che “il giudizio scorra come acqua e la giustizia come un fiume perenne” (Amos 5:24). Non si tratta di una richiesta astratta di giustizia, ma di una realtà che prenda forma nelle scelte quotidiane.
La criminalità organizzata prospera dove la coscienza è anestetizzata con la giustificazione del compromesso, quando l’illegalità diventa “normale”. Per questo, il rispetto delle regole è anche una questione educativa e spirituale.
Come credenti siamo chiamati a coltivare una coscienza vigile, capace di discernere, di dire dei “no” chiari e di scegliere il bene anche quando costa. Tale coscienza si educa, si forma con la frequentazione assidua di persone, istituzioni e contesti nei quali il rispetto degli individui, dei principi di convivenza, di generosità, di onestà sia declinato e perseguito con convinzione e coerenza.

La prospettiva avventista aggiunge un ulteriore elemento: la fedeltà a Dio non può mai essere separata dalla responsabilità verso la società. Attendere il ritorno di Cristo non significa disinteressarsi della giustizia presente. Al contrario, significa vivere già oggi i valori del Regno: onestà, trasparenza, rispetto delle persone e delle istituzioni, rifiuto di ogni forma di violenza e sopraffazione.
In un tempo segnato da sfiducia, corruzione e scorciatoie morali, la testimonianza cristiana passa anche da qui: essere cittadini affidabili, lavoratori corretti, persone che non chiudono gli occhi davanti all’ingiustizia. La legalità non si difende solo nei tribunali, ma nelle relazioni quotidiane, nel modo in cui gestiamo il potere, il denaro, la parola.
La Giornata della Legalità ci invita dunque a un impegno che va oltre il ricordo. Ci chiama a scegliere da che parte stare, ogni giorno.
Come comunità di fede, vogliamo affermare che il Vangelo non è neutrale di fronte al male: esso chiama alla responsabilità, alla verità e alla costruzione paziente di una società più giusta, nell’attesa di quella definitiva alla quale siamo candidati da Dio: “… Secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia” (2 lettera di Pietro 3:13).
Un podcast di Radio RVS
Com’è cambiata l’Italia dalle stragi di Capaci e di Via D’Amelio? Quali le nuove strategie mafiose? E l’azione istituzionale? Sono alcune delle domande che Mario Calvagno e Carmen Zammataro, speaker di Radio RVS, hanno rivolto a Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico – Enti locali e Regioni contro mafie e corruzione.
Romani parla della prossima assemblea nazionale che si svolgerà a Roma, venerdì 22 maggio: “Mettiamo il Bene in Comune. Avviso Pubblico. Trent’anni di impegno per la legalità, contro mafie e corruzione”. Nel pomeriggio la presentazione del libro “Scelte [scél-te] femminile plurale. Storie di impegno e di passione civile”. Ascolta qui l’intervista.
Giuseppe Cupertino
[Immagini: Giuseppe Gerbasi e photographicheskaya, Pixabay.com]







