I giovani e la fede. “Ecco dove ho incontrato Dio”
26 Giugno 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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I giovani e la fede. “Ecco dove ho incontrato Dio”
26 Giugno 2026

Si può essere missionari anche dove siamo, nella nostra quotidianità. Incontriamo Pierpaolo Mozzoni, trentenne avventista. Ci racconta la sua esperienza di impegno per gli altri.

Partiamo da te. Chi sei, nella vita di tutti i giorni?
Ho 30 anni e abito a Forlì. Sono membro della chiesa avventista, figlio di genitori argentini, arrivati in Italia alla fine degli anni ‘80, in cerca di un luogo migliore dove far crescere i figli. Sono impegnato nello sport e, dopo un periodo di intenso coinvolgimento nel calcio, ho deciso di dedicarmi alla corsa. Uno sport che mi ha riconnesso alla natura. 

Lavoro da 4 anni per la Crayola, una multinazionale americana, nata dall’idea di creare e fornire materiali utili a genitori e insegnanti per stimolare la creatività dei bambini e studenti.  

In che modo hai vissuto l’esperienza del Mission Trip? 
Il primo viaggio missionario, nel 2025 in India (cfr. Messaggero Avventista, maggio 2025, ndr), mi ha completamente sorpreso. I 10 giorni trascorsi nelle comunità di varie città del Paese hanno avuto un forte impatto sulla mia vita. Ho visto contesti di povertà assoluta, persone in difficoltà. Ho dovuto farmi forza, superare momenti complessi. Aver vissuto questa esperienza in gruppo è stato di grande aiuto. 

Lo scorso febbraio, nel secondo Mission Trip in Costa Rica, ho visto un gruppo di 20 ragazzi cambiare la vita di centinaia di bambini. Ognuno ha lasciato un’impronta nella vita di questi bambini. Intere comunità ci hanno ringraziato per i lavori svolti e il materiale consegnato.  

Ho dato, ma ho anche ricevuto tanto. Senza aspettartelo, ti svegli la mattina con un sorriso, al pensiero di avere cambiato, anche se di poco, la vita di qualcun altro. 

Ringrazio tutti coloro che organizzano, fanno dei sacrifici e donano parte della loro vita per queste attività. 

Anche il tuo ambiente di lavoro è stato coinvolto in queste esperienze. Come è successo?
Stando al contesto in cui la Crayola opera, fin dal primo giorno ho pensato all’opportunità di fornire, a chi non può permetterseli, prodotti di qualità per bambini o studenti. Ho raccontato delle opere della chiesa e la risposta dell’azienda, che crede nei valori di solidarietà e altruismo, è stata subito positiva. Certo, alcune diversità culturali a volte limitano la comprensione di certe iniziative, ma sono sempre stato sostenuto e incoraggiato a fare di più. Mi hanno donato materiali e si sono offerti di pagare le spese per il trasporto e la consegna. 

Che “beneficio” ricavi da queste esperienze? Qual è il tuo sogno per il futuro? 
Credere che il mondo possa essere migliore, un passo alla volta, un bambino alla volta, una vita alla volta avvicina a Dio. Ho sempre pensato che Dio avesse un piano per la mia vita. In questo momento la sta colorando di esperienze sorprendenti. 

Le iniziative che coinvolgono i giovani hanno un ruolo fondamentale. Non tutti sanno quanto sia importante donare se stessi agli altri. Incoraggio i lettori a pregare per i giovani, i volontari, i missionari di tutto il mondo che dedicano tempo e risorse della propria vita per gli altri. 

Il mio sogno sarebbe coinvolgere sempre più giovani a intraprendere questa strada. E a chi pensa di non essere adatto a esperienze del genere direi: “Non fermarti, chiedi aiuto, un consiglio. Ci sarà sempre qualcuno ad ascoltarti e sicuramente anche il Signore”. 

Secondo te, cosa significa essere missionari oggi, qui in Italia? 
Non è semplice. Nel contesto italiano, spesso stanco e diffidente verso il linguaggio religioso, la missione passa il più delle volte attraverso la testimonianza, occorre compiere gesti che non conquistano ma coinvolgono. Essere missionari non vuol dire avere tutto chiaro, ma rimanere fedeli. È una delle testimonianze più forti. La missione non è altrove, è già dentro la nostra quotidianità, nel posto di lavoro, in famiglia, nei momenti in cui qualcuno ha bisogno ma non lo dice. Non sono necessari grandi gesti, a volte basta essere presenti, proprio come Dio lo è per noi. 

Giuseppe Cupertino, direttore del Messaggero Avventista

[Fonte: Il Messaggero Avventista, giugno 2026]
[Immagine interna: Irinayeryomina,
Dreamstime.com]

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