Il “brand” divino
7 Luglio 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Notizie e articoli a cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Il “brand” divino
7 Luglio 2026

Bevande energetiche raffigurano il volto di Gesù, con crocifissi e versetti biblici che ispirano a sorseggiarle.

Elena Ribet su Nev – Notizie Evangeliche si interroga sulla nuova tendenza a stelle e strisce riprendendo un articolo del magazine Wired. “Negli Stati Uniti d’America ormai chiunque sembra voler vendere e sponsorizzare degli energy drink” si legge su Wired. “Adesso, però, a entrare in questo mercato non sono solo influencer, sportivi o star di Hollywood. C’è una nuova figura che sta comparendo sulle lattine: Gesù. Tra versetti biblici, simboli cristiani e promesse, alcuni brand stanno trasformando la fede in un prodotto di consumo”.

La storia dell’uso della religione nel commercio non è un’invenzione proprio moderna. Il “brand” religioso ha sempre aiutato a vendere qualsiasi cosa, è sempre stato un asset formidabile per generare consenso e valore economico.

Nel Medioevo e anche prima, le città crescevano attorno alle istituzioni religiose, alle reliquie possedute, alle processioni e di conseguenza ai ristori, ai mercati. Attività che attiravano investimenti/donazioni e potere.

Successivamente, tra il XV e il XVI secolo, l’autorità ecclesiastica ha integrato il brand religioso in una vera e propria architettura finanziaria, come dimostrato dalla vendita delle indulgenze, concepite per sostenere la costruzione di monumenti colossali come la Basilica di San Pietro.

Oggi, il meccanismo rimane identico, ma è stato svuotato della sua liturgia per essere riempito di logiche industriali. Il fenomeno recente degli energy drink che utilizzano Gesù o versetti della Bibbia sulle lattine ne è l’esempio più plastico. È sempre la stessa storia, stavolta in versione packaging: il sacro viene “imbottigliato” per essere consumato.

Mi chiedo se ci sia mai stata veramente distinzione tra il “tempio” e il “mercato”.

“Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”, Giovanni 2:16.

Forse, ciò che cambia tra il venditore di reliquie medievale e l’influencer contemporaneo è solo la velocità del messaggio: la logica rimane identica quella di trasformare l’aspirazione umana in una transazione commerciale, dove il simbolo religioso funge da garanzia di qualità per un prodotto che promette, in fondo, sempre la stessa cosa: una scorciatoia per la felicità o la potenza.

Davide Mozzato, collaboratore del Messaggero Avventista e speaker di Radio RVS. Ascolta i suoi podcast qui.

[Immagini: igorovsyannykov, Pixabay.com e drinkyahweh, Instagram]

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