“Il Signore è grande e degno di lode eccelsa, e la sua grandezza non la si può misurare” (Salmo 145:3). Un versetto che commosse il grande scienziato.
Il 22 aprile di ogni anno si celebra l’Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra, la più grande manifestazione internazionale dedicata alla tutela dell’ambiente, arrivata alla sua 56ª edizione. Prendiamo spunto dalla ricorrenza per soffermarci sulla responsabilità umana nella conoscenza e nella cura del mondo che abitiamo, proponendo un articolo pubblicato sul sito della Divisione sudamericana della Chiesa Avventista.
Sentiamo spesso affermare che fede e scienza sono inconciliabili, scrive l’autrice del pezzo, Maura Brandão. Come propose il paleontologo americano Stephen Jay Gould, appartengano a “magisteri non sovrapponibili”. In altre parole, fede e scienza hanno i propri valori, non si mescolano, sono sfere distinte, aggiunge la ricercatrice che cura una rubrica su questi temi qui.
Da Newton a Galilei
Alcuni sostengono che la scienza abbia veramente prosperato solo quando si è liberata dal controllo istituzionale della chiesa. Con l’avvento dell’Illuminismo, gli scienziati abbracciarono il materialismo, relegando il divino a un ruolo secondario.
Tuttavia, alcuni tra i più importanti scienziati della storia non sarebbero d’accordo con questa visione semplicistica. Studiando la biografia di Isaac Newton, ad esempio, si scopre che la sua profonda fede in Dio non gli impedì di rivoluzionare la matematica; al contrario, il suo credo fu la forza trainante che lo spinse a superare i limiti del suo tempo. Oggi, il suo contributo è ampiamente riconosciuto in tutta la comunità scientifica, persino da coloro che rifiutano l’idea di un creatore.
Tuttavia, il fulcro di questa riflessione non è Newton, bensì un grande scienziato che lo ha preceduto: Galileo Galilei. Una scoperta resa pubblica all’inizio del 2026 fornisce un interessante elemento di analisi.

Nuove scoperte
Lo storico Ivan Malara si trovava nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze per studiare una copia dell’Almagesto, l’opera di Tolomeo che ha guidato il paradigma scientifico per più di mille anni difendendo la visione geocentrica secondo cui la Terra era il centro dell’universo.[1]
Mentre sfogliava le pagine dell’antico libro, Malara ha visto una serie di annotazioni su una di esse, contenenti una trascrizione del Salmo 145. Le note hanno attirato la sua attenzione perché somigliavano molto alla grafia di Galileo. Il ricercatore ha contattato immediatamente degli specialisti che hanno confermato che si trattava effettivamente della scrittura dello scienziato.
Sono state vagliate anche altre evidenze: diverse idee presenti nell’Almagesto compaiono in alcuni appunti attribuiti a Galileo. In un’altra edizione dell’Almagesto, risalente al XVI secolo, è stata rinvenuta un’iscrizione che recitava: “Galileo, prima di studiare Tolomeo, offrì una preghiera a Dio”. Nel 1673, gli appunti del matematico Alessandro Marchetti affermavano che Galilei pregava sempre quando si sedeva a studiare l’opera.
Dio o la chiesa?
Molte persone potrebbero associare l’immagine di Galileo a quella di una figura rivoluzionaria, soprattutto se consideriamo i suoi scontri con la chiesa del suo tempo. Fu interrogato dall’Inquisizione e posto agli arresti domiciliari perché le sue argomentazioni minacciavano il potere e la sovranità della Chiesa cattolica di allora.[2] In effetti, Galileo non era una persona facile: era testardo, aveva un carattere forte ed era molto ironico. Questo provocò l’ira del clero dell’epoca, che presentò denunce formali all’Inquisizione.[3]
I suoi quesiti, tuttavia, non erano mai rivolti contro Dio o il suo potere creativo, bensì verso l’autorità ecclesiastica e il paradigma geocentrico. Galileo utilizzò le stesse prove a sostegno del geocentrismo per difendere l’eliocentrismo (il modello astronomico che pone il sole al centro del sistema solare e dell’universo) inizialmente proposto da Copernico. Ma a differenza di quest’ultimo, Galileo contestò il paradigma dominante.
Gli appunti di Galilei rafforzano l’importanza dell’autorità biblica. Con umiltà, prima di addentrarsi nello studio del mondo naturale, riconobbe e lodò Dio creatore: “Il Signore è grande e degno di lode eccelsa, e la sua grandezza non la si può misurare” (Salmo 145:3).
Il caso di Galileo dimostra che scienza e fede non devono essere necessariamente in conflitto, ma possono collaborare per rivelare la bellezza dell’universo e la grandezza del creato. Contrariamente a quanto molti sostengono, Galileo non separò la sua fede in Dio dalla sua pratica scientifica; all’opposto, la sua fiducia nell’Eterno lo colpì a tal punto da motivarlo a studiare e a comprendere il mondo naturale, per conoscere meglio il creatore.
E la luce fu. Un podcast di Radio RVS
“In principio Dio creò il cielo e la terra”. Così inizia il testo biblico, con le memorabili parole del libro di Genesi. Claudio Coppini e Roberto Vacca, speaker di Radio RVS – Accendi la Speranza hanno raccolto una riflessione del pastore avventista Nino Plano. Il podcast dedicato al tema delle origini si può ascoltare qui.
Note
[1] Appunti manoscritti di Galileo ritrovati in un antico testo di astronomia, Science, AAAS, qui.
[2] NUMBERS, Ronald L. (a cura di). Terra piatta, Galileo in prigione e altri miti sulla scienza e la religione. Rio de Janeiro: Thomas Nelson Brasile, 2020
[3] Per chi fosse interessato, segnaliamo la lettera alla Granduchessa Cristina di Toscana, inviata nel 1615 e scritta da Galileo.
[Fonte: noticias.adventistas.org. Adattato dalla redazione]
[Immagini: Shutterstock e Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze]







