Una riflessione sul libro di Osea prima dell’inizio del Consiglio annuale 2023.

Notizie Avventiste – In anteprima all’incontro della denominazione mondiale, il presidente dell’Unione avventista spagnola condivide un messaggio biblico e invita la sua comunità di fede e tutti noi a impegnarci nella missione. Seguiamo la riflessione del past. Óscar López.

Siamo giunti al mese di ottobre. Scrivo queste righe da Silver Spring, nel Maryland, Stati Uniti. Sono qui per partecipare al Consiglio annuale insieme a tutti i delegati della chiesa mondiale, e per analizzare, progettare e affermare il progresso del movimento avventista. È tempo di considerare i bilanci delle Regioni mondiali, di stanziare i finanziamenti per la missione e di studiare le norme che permettono alla chiesa di continuare ad operare in un mondo globalizzato sempre più esigente.

Il cambio di orario mi permette di vivere qualche ora di tranquillità prima che inizi la giornata. Sono le 4 del mattino e non riesco più a dormire. Ne approfitto per praticare un po’ di sport, fare una doccia e sedermi davanti alla Bibbia per continuare la mia meditazione. A poco a poco, il corpo si adatterà al nuovo programma e gli impegni della giornata renderanno un po’ più difficile alzarmi così presto, ma finché dura, mi godo i momenti da solo con il Signore.

Il libro di Osea 
Oggi ho finito di leggere il libro di Osea. Nel canone biblico, questo è il primo dei tredici libri che conosciamo come Profeti minori. Dopo le profezie di Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele, questi altri libri sono meno lunghi ma non per questo meno significativi. Forse Osea è meno conosciuto in generale, ma ricco di dettagli ispirati.

Ebbene, essendo alle porte di un nuovo Consiglio annuale della chiesa avventista mondiale, mi chiedo cosa posso scrivere alla comunità spagnola, sulla base della mia lettura del libro di Osea.

Il tono del libro è peculiare. Dio vede il suo popolo rivolgersi a divinità straniere, rifiutandolo come l’unico vero Dio e dimenticando la sua legge, che considerava strana. A Osea viene chiesto di sposare una donna adultera per illustrare visibilmente i sentimenti di Dio nei confronti di un popolo che insiste nel voltargli le spalle pur avendo ricevuto da Dio tutto ciò che aveva.

Leggiamo le cupe parole del profeta: “perché il paese si prostituisce, abbandonando il Signore” (Osea 1:2). Anche se il Paese di cui parla Osea ha a che fare con Israele, possiamo ampliare questa lettura, renderla più complessiva e leggere: “il mondo si prostituisce, separandosi dal Signore”. Non forziamo il testo, attualizziamo soltanto. Il mondo si sta allontanando dai principi divini, dai valori biblici e dalle vie di Dio.

La società che siamo chiamati a realizzare 
Successivamente leggiamo quanto segue: “Il Signore ha una contestazione con gli abitanti del paese, poiché non c’è verità, né misericordia, né conoscenza di Dio nel paese: ‘Si spergiura, si mente, si uccide, si ruba, si commette adulterio; si rompe ogni limite e si aggiunge sangue a sangue’” (Osea 4:1-2). E non posso fare a meno di pensare che, effettivamente, queste parole descrivono la società a cui la Chiesa è chiamata a testimoniare.

Un mondo malato che insiste nel voltare le spalle a Dio. Un mondo dove la menzogna e la violenza si moltiplicano (Osea 12:1). Un piccolo pianeta, oggetto della più alta considerazione divina, ma “il loro cuore si è inorgoglito, per questo mi hanno dimenticato” (Osea 13:6, Cei). Una società confusa che ha smarrito la strada e che, come afferma il profeta, insiste “a inseguire le vanità” (Osea 5:11, Cei).

Il Signore stabilisce un principio: “poiché hanno seminato vento raccoglieranno tempesta” (Osea 8:7, Cei). È una legge inesorabile per tutti: quello che facciamo ha delle conseguenze. “Avete arato empietà e mietuto ingiustizia, avete mangiato il frutto della menzogna” (Osea 10:13). Di fronte a questa triste realtà, il Signore ci implora di seminare nella giustizia e di poter così ricevere misericordia (Osea 10:12) perché oggi, ci dice il profeta, è il tempo di cercare il Signore.

Il testo di Osea è per noi 
Mi è molto chiaro che il testo di Osea è specificamente rivolto al popolo di Dio: Efraim si mescolò con gli altri popoli (Osea 7:8) e fu distrutto perché privo di conoscenza (Osea 4:6). Mi è anche altrettanto chiaro che ciò che abbiamo detto riguardo al mondo in generale, Osea lo dice a Israele in particolare. Più sappiamo, più siamo responsabili, e il cuore diviso di cui parla il profeta non definisce chi è “fuori”, ma, purtroppo, definisce chi sta dentro. Il mondo non conosce Dio, ma Efraim, il suo popolo, lo ha amaramente provocato (Osea 12:14).

Se la Chiesa vuole rimanere rilevante in questo mondo decaduto, deve prendere sul serio la chiamata a ritornare a Dio. Lo Spirito ci dice: “È la tua perdizione, Israele, l’essere contro di me” (Osea 13,9). “O Israele, torna all’Eterno, il tuo Dio…Togli via ogni iniquità e accetta ciò che è buono” (Osea 14:1-2).

Solo una chiesa arricchita dall’esperienza del pentimento e del perdono può farsi portavoce del messaggio di misericordia e di amore che Dio vuole estendere a un mondo che ha smarrito la strada. La chiesa non è tale per la sua struttura, né per i suoi Consigli annuali. La chiesa è chiesa quando risponde alla chiamata e si offre di estenderla al mondo che la circonda.

È tempo di cercare Dio 
Ottobre è arrivato. La chiesa mondiale si riunisce… È tempo di cercare Dio. È tempo di pentirsi e seminare giustizia, per ricevere la misericordia di cui tutti abbiamo un disperato bisogno. Dal Maryland, negli Stati Uniti, vi incoraggio ad alzare lo sguardo e a sentire l’abbraccio del Padre, il cui cuore è commosso ed è infiammato di compassione (Osea 11:8).

Dio benedica il Consiglio annuale della chiesa avventista nel Maryland. Possa Dio benedire ciascuno di noi che formiamo questa chiesa imperfetta, che desidera essere ogni giorno più simile a Gesù.

[Fonte: revista.adventista.es]

 

 

 

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