L’Istituto universitario avventista “Villa Aurora” potrà ampliare l’offerta accademica con Dottorati di ricerca e Master di secondo livello. Nessun ateneo avventista in Europa rilascia titoli post‑laurea riconosciuti dallo Stato.
Giovedì 30 aprile, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la modifica dell’Intesa tra il Governo della Repubblica Italiana e l’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno (UICCA). Per comprendere meglio i passaggi dell’iter parlamentare e analizzare nel dettaglio che cosa muterà nei rapporti tra lo Stato e la denominazione, abbiamo rivolto alcune domande al past. Davide Romano, responsabile del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa dell’UICCA e direttore dell’Istituto universitario avventista (IAU) “Villa Aurora” a Firenze.
Direttore Romano, può spiegarci che cos’è l’Intesa e quale valore ha nel quadro costituzionale italiano?
Il regime dei rapporti Stato-Chiesa, in Italia, è da sempre regolato da patti, cioè accordi che definiscono una serie di diritti e di obblighi che le chiese e lo Stato assumono reciprocamente. Tali accordi sono chiamati “Intese” dall’art. 8 comma 3 della Costituzione.
L’UICCA ha stipulato la propria Intesa con lo Stato italiano nel lontano 1986, trasformata poi nella legge 22 novembre 1988 n. 516. Tutti i diritti di libertà religiosa e di culto di cui godono i membri avventisti in Italia sono resi possibili grazie a questa legge di Intesa.
Il 2026 quindi rappresenta un anno di particolare rilievo per la chiesa avventista, poiché ricorrono i 40 anni da questa sottoscrizione. Per celebrare l’anniversario, il 2 dicembre si terrà un convegno nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani del Senato, in via della Dogana Vecchia n. 29, a Roma, dalle ore 9:00 alle ore 17:00. Nei prossimi mesi daremo indicazioni su come iscriversi e seguire l’appuntamento.

La modifica è arrivata a distanza di anni dalla precedente. Quali esigenze nuove o mutate hanno motivato l’aggiornamento?
Da quando è stata firmata, l’Intesa è stata periodicamente sottoposta a piccole, ma importanti modifiche su alcuni punti, sempre richieste dall’UICCA. Quest’ultimo aggiornamento si è reso necessario per sopravvenute esigenze dell’IAU. Infatti, i titoli accademici emessi dallo stesso Istituto sono, su richiesta, riconosciuti e “omologati” dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) come titoli dell’ordinamento universitario italiano, cioè Lauree e Lauree Magistrali aventi il medesimo valore giuridico di quelle rilasciate da altre Università pubbliche. L’ultima modifica approvata riguarda la possibilità di implementare una formazione universitaria che vada oltre le Lauree Magistrali, vale a dire: Dottorati di ricerca (Ph.D.) e Master universitari di II livello.
Quali saranno gli effetti pratici di questa modifica?
Coloro che, in futuro, desiderassero acquisire un titolo accademico post-laurea presso l’IAU, potranno poi richiederne il riconoscimento al MUR. Nessuna università avventista europea ha attualmente la possibilità di rilasciare titoli post-laurea riconosciuti dallo Stato. Quindi, l’IAU potrà rappresentare una nuova opportunità di qualifica accademica anche per studenti avventisti di altre nazioni europee. Attualmente, uno studente avventista europeo che desideri prendere un Ph.D. in teologia deve recarsi negli Stati Uniti o acquisirlo in istituzioni universitarie non avventiste. Occorreranno ovviamente ancora diversi passaggi con gli uffici ministeriali, ma il prerequisito essenziale della modifica dell’Intesa è stato acquisito.
La modifica dell’Intesa è stata approvata dal Senato e dalla Camera dei deputati: ci sono state delle difficoltà? Quali considerazioni fare in merito alla procedura rispetto alla tutela delle libertà attuata dallo Stato italiano?
Occorre riconoscere che, rispetto ad altre modifiche precedenti, l’iter si è rivelato insolitamente veloce e privo di ostacoli significativi. Le Commissioni che presiedevano agli aggiornamenti delle Intese sono state accorpate in anni recenti e l’effetto è stato indubbiamente migliorativo. Il meccanismo dell’Intesa rimane tuttavia lento e a volte arbitrario per quelle confessioni che ne sono ancora prive e che le attendono da molti anni.
Come si è sviluppato il dialogo tra la denominazione e le istituzioni della Repubblica durante l’iter che ha portato all’approvazione definitiva del testo?
Il dialogo con la Presidenza del Consiglio dei ministri è iniziato nel 2023 nella persona del sottosegretario Alfredo Mantovano. L’Ufficio studi della Presidenza del Consiglio, con l’interlocuzione della dott.ssa Francesca Maria Macioce e la Commissione per le Intese, guidata dalla prof.ssa Geraldina Boni hanno offerto un contributo essenziale, come anche gli uffici del MUR. A tutti vanno i nostri ringraziamenti per il lavoro svolto.
Molto positivo anche il dialogo con gli organismi parlamentari e i gruppi che, specie alla Camera, hanno votato all’unanimità. Siamo particolarmente riconoscenti ai relatori del Senato e della Camera, la senatrice Mariastella Gelmini e l’onorevole Raffaele Bruno, nonché all’attenta regia del senatore Lucio Malan e alla preziosa collaborazione dell’on. Federico Gianassi.
È importante sottolineare la rilevanza, negli anni, del dialogo con uffici e persone sensibili allo sviluppo dei diritti delle minoranze religiose in Italia, in attuazione dei valori espressi nella Carta costituzionale. Al riguardo, ricordo il valoroso e storico impegno della dott.ssa Anna Nardini, punto di riferimento istituzionale delle chiese e del prof. Francesco Margiotta Broglio.

Quali sono i prossimi passaggi e quando le modifiche entreranno in vigore?
I prossimi passi saranno relativi all’attuazione delle modifiche intervenute e sarà necessaria una messa a punto con il MUR dei parametri da osservare nella implementazione di nuovi moduli formativi.
Guardando al futuro, ci sono sfide e opportunità che emergono per il lavoro del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa nel rapporto con le istituzioni?
La libertà religiosa è un bene prezioso che, con il provvidenziale sostegno del Signore, dovremo continuare a promuovere in un tempo in cui le difficoltà, specie negli ambienti lavorativi, sono costanti e gravi. Ci sono numerose sfide da affrontare sul terreno dell’attuazione della libertà di culto: si pensi alla questione della possibilità di avere luoghi di culto in talune Regioni che, in proposito, si sono dotate di leggi di governo del territorio ostative. Il rapporto con le istituzioni centrali e periferiche, ha la funzione di sensibilizzare al rispetto di tutte le minoranze religiose nel nostro Paese, affinché la pluralità religiosa e culturale non venga vissuta come un limite o un pericolo, ma come una feconda opportunità di reciproco ascolto e di crescita spirituale e democratica di una nazione.
Intervista a cura di Giuseppe Cupertino e Veronica Addazio.
[Foto: Vlad Lesnov CC BY 3.0 e Istituto universitario avventista]







