La parola del giorno: paura
31 Marzo 2025
La parola del giorno: paura
31 Marzo 2025

Terrore, panico, ansia… Le molteplici sfumature di un sentire comune oggi come ieri, al tempo di Gesù. Nella Bibbia si parla anche di “timore” di Dio. In che senso?

David Thiele – Di cosa sei preoccupato? Alcune paure sono solo fastidi, altre portano il caos nella vita. La parola moderna per tale paura, fobia, discende direttamente dall’antico verbo greco phobeomai e dal sostantivo correlato phobos.
Il mondo antico era dominato dalla paura. Malattie, incidenti, crimini, guerre e disastri rendevano la vita incerta e spesso breve. La paura della morte sottoponeva le persone “a schiavitù per tutta la vita” (Ebrei 2:15, CEI).
La Pax Romana di Augusto, la pace romana, portava sollievo da alcuni pericoli, ma non era né assoluta né permanente. Il mondo antico era profondamente segnato dal timore del soprannaturale, degli dèi, degli spiriti e del destino, tutti capricciosi e crudeli, e le persone cercavano di placare le divinità con sacrifici, sperando nel meglio.

Il Nuovo Testamento mostra qui un realismo sorprendente: adopera il verbo phobeomai 94 volte e il sostantivo phobos altre 45. Molti di questi impieghi sono diretti e si riferiscono a ciò che le persone temevano: i re sui loro troni (Matteo 1:20), la folla in strada (Matteo 14:5; Marco 11:18, 32; Atti 5:26), i severi padroni di schiavi (Matteo 25:25; Luca 19:21), i persecutori (Luca 20:19; Giovanni 9:22), le tempeste e i naufragi (Matteo 14:30; Atti 27:17).

Il soprannaturale era la principale causa di paura nel Nuovo Testamento. Le guarigioni (Matteo 9:8; Luca 5:26) e gli esorcismi (Marco 5:15; Luca 8:35, 37) suscitavano timore, persino in coloro che erano guariti (Marco 5:33). Allo stesso modo, Gesù che cammina sulle acque (Giovanni 6:19), il placarsi della tempesta (Luca 8:25), la trasfigurazione (Matteo 17:6) e l’apparizione degli angeli (Luca 1:12; 2:9) generarono paura.

La risurrezione di Cristo suscitò un terrore particolare nelle guardie (Matteo 28:4) e nelle donne che vennero a prendersi cura del suo corpo (Matteo 28:8; Marco 16:8). Non sorprende, dunque, che una delle frasi più comuni di Gesù fosse “non abbiate paura”, talvolta come parte di un’esortazione generale (Matteo 10:26, 31; Marco 5:10; 12:7; Luca 12:4), altre volte in risposta a paure specifiche scatenate dai suoi atti miracolosi (Matteo 17:7; 28:10; Giovanni 6:20). Coloro che avevano bisogno del suo aiuto venivano incoraggiati a non temere. Tuttavia, l’opposto della paura non era il coraggio, bensì la fede (Luca 8:40).

C’è un’apparente contraddizione nei testi. Gesù, che calma le paure dei suoi discepoli rassicurandoli: “non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno” (Luca 12:32). Li esorta anche a temere “colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna” (Matteo 10:28). La salvezza è sicura al di là di ogni timore finché lasciamo che Gesù ci guidi, ma rifiutarlo significa che il giudizio è certo e la paura giustificata.

Sebbene nell’amore non ci sia paura (1 Giovanni 4:18), le mogli cristiane devono temere i loro mariti (Efesini 5:33), e questo timore può persino condurre i mariti pagani a Cristo (1 Pietro 3:2). Qui il termine “timore” assume il significato di rispetto (Romani 13:7). I cristiani conoscono il timore di Dio (2 Corinzi 5:11), portano a compimento la loro santità in questo timore (2 Corinzi 7:1), si sottomettono gli uni agli altri nel timore di Cristo (Efesini 5:21) e devono mostrare misericordia con timore (Giuda 23). Sono esortati a temere Dio (Apocalisse 14:7).

Temere Dio è una cosa buona (Atti 10:35; Colossesi 3:22), mentre non temerlo è un male (Luca 18:2, 4; Romani 3:18). In questo contesto, il “timore” non è semplicemente “avere paura”, ma è direttamente collegato al “conforto dello Spirito Santo” (Atti 9:31). Questa “paura” nasce dalla consapevolezza della grandezza divina, dell’incolmabile distanza tra Dio e la sua creazione, colmata solo perché egli ha scelto di avvicinarsi a noi. Dio non deve essere trattato con superficialità o dimenticato. Desidera, piuttosto, una relazione con noi. “Temere Dio” significa continuare a ricordare chi egli è l’Onnipotente, colui che ci ama con un amore dal valore inestimabile.

Quindi, di cosa hai paura? Qualunque essa sia, Dio è al di là e al di sopra di essa. Conoscilo, “temilo”, e tutte le altre paure assumeranno la loro vera prospettiva.

(David Thiele è docente presso il seminario teologico dell’Università di Avondale in Australia).

[Immagine di EvgeniT su Pixabay. Fonte: record.adventistchurch.com / Tradotto da Veronica Addazio] 

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