Su Radio RVS l’intervista a Vasili Makarchuk, responsabile di Adventist World Radio per la regione europea.
Come si può continuare a credere nella fraternità umana quando una guerra lacera comunità e coscienze? È una domanda complessa quella affrontata ai microfoni di Radio RVS – Accendi la speranza, il network radiofonico avventista in Italia, parte della rete internazionale di Adventist World Radio (AWR).
Nell’intervista a cura dello speaker Roberto Vacca, conosciamo meglio Vasili Makarchuk, direttore di AWR per l’Europa, nato in Ucraina e testimone diretto delle ferite provocate dal conflitto scoppiato nel 2022.
Con grande sincerità, Makarchuk racconta la propria esperienza personale e la lotta interiore vissuta nei mesi successivi all’invasione russa, quando il dolore e la sofferenza rischiavano di trasformarsi in sentimenti di disprezzo. “Sappiamo bene che odiare, per non parlare dell’uccidere, non fa parte del carattere di Dio, perché Dio è amore”, commenta Makarchuk. “Il Signore mi chiede di amare i miei nemici, ma per me era una vera lotta. Così ho iniziato a pregare per me stesso. Questo non significa ignorare o mettere da parte la terribile tragedia in corso”.
Cittadini del cielo
Nel corso della conversazione emerge una riflessione sul ruolo della fede cristiana nei momenti di crisi. Makarchuk spiega come il vangelo lo abbia aiutato a non lasciarsi sopraffare dal rancore, ricordandogli che l’identità più importante non è quella nazionale, ma di “cittadini del cielo”. Una prospettiva che supera appartenenze etniche e confini geografici, riconoscendo in ogni essere umano un figlio di Dio. “In vita mia non ho mai visto un bambino nascere con il passaporto tra i denti o con scritto sulla fronte ‘ucraino’ o ‘russo'”, commenta l’intervistato, “Dio è il Padre di tutti”.
Il dialogo affronta anche il delicato tema della convivenza tra persone provenienti dai Paesi coinvolti nel conflitto. Makarchuk racconta la realtà della sua comunità di fede, frequentata da ucraini, russi e membri di altri popoli dell’ex Unione Sovietica, dove la condivisione della stessa speranza cristiana consente di andare al di là delle tensioni politiche. Una testimonianza, sottolinea, che non minimizza il dolore della guerra né le responsabilità della violenza, invitando a distinguere tra il rifiuto del male e l’odio verso le persone.
Un avvenire da ricostruire
Il direttore di AWR Europa guarda al futuro. Prima o poi la guerra finirà, osserva Makarchuk, ma la ricostruzione più difficile sarà quella dei cuori. “I popoli hanno bisogno di tempo per ritrovare la pace e imparare a vivere fianco a fianco, con l’aiuto di Dio”, afferma. “Tuttavia, perdonare non significa dimenticare: dobbiamo ricordare, per evitare di ripetere le atrocità che stanno accadendo oggi. Ma ci vorrà sicuramente del tempo. Il perdono non è una naturale per noi umani. Arriva solo quando lo Spirito Santo interviene nei nostri cuori e nelle nostre menti”.
Uno scambio intenso, dunque, su uno degli eventi più drammatici della storia contemporanea europea; mettendo in luce il ruolo della fede in Dio e della fiducia nelle donne e negli uomini di buona volontà nel fragile percorso che conduce verso il perdono e la pace.
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