Perché non vediamo Dio?
27 Febbraio 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Perché non vediamo Dio?
27 Febbraio 2026

Non è un difetto o una dimenticanza, ma una caratteristica peculiare e intenzionale, spiegano gli autori della riflessione. Non c’è alcuna coercizione nel modo in cui l’Eterno si rapporta con noi.

Vi è mai capitato di mettervi immediatamente in allerta alla sola vista di una volante con i lampeggianti accesi o di un posto di blocco? All’istante diventiamo più vigili, controlliamo la velocità, ci assicuriamo di rispettare ogni regola del codice della strada e guidiamo con una precisione quasi esemplare.
Si tratta di una reazione molto comune tra gli automobilisti, anche tra coloro che non hanno mai avuto esperienze negative con le forze dell’ordine e che, in generale, rispettano la legge, spiegano Chantal J. e Gerald A. Klingbeil.[1]

La semplice presenza di un’autorità sembra renderci, all’improvviso, cittadini modello. E questo non vale solo per la polizia: lo stesso accade davanti a un funzionario dell’immigrazione in aeroporto, a una guardia di sicurezza in un edificio pubblico e in molte altre situazioni simili.

Potente, ma velato
Nell’Antico Testamento leggiamo che, dopo la caduta, gli esseri umani non poterono più vedere la gloria di Dio. Quando Mosè chiese di vedere l’Eterno a faccia a faccia, gli fu risposto che era impossibile, perché “l’uomo non può vedermi e vivere” (Esodo 33:20). Più tardi, Dio si rivelò a Mosè passando accanto a lui, che era nascosto in una fessura della roccia. Mosè poté udire più di quanto vide e, in risposta, s’inchinò fino a terra e adorò (Esodo 34:5-8). Riconobbe chi era presente davanti a lui.

È possibile che la nostra incapacità di vedere fisicamente Dio non derivi solo dal peccato che ci separa dalla sua santità? Potrebbe trattarsi di una caratteristica intenzionale, un modo con cui il Signore ci permette di crescere moralmente e imparare a compiere delle buone scelte?

Pensiamoci: se sapessimo di essere costantemente osservati dall’autorità, il nostro comportamento di cittadini rispettosi della legge sarebbe frutto di una decisione interiore? Oppure della consapevolezza che è meglio comportarsi bene davanti a un potere enorme, capace di intervenire immediatamente? La presenza manifesta di Dio trasformerebbe il nostro cuore o semplicemente la nostra condotta? Forse la nostra impossibilità di “reggere” la sua presenza diretta fa parte del progetto, e non è solo una conseguenza della caduta.

Il desiderio di Dio di creare l’umanità a sua immagine include la capacità di scegliere, e una manifestazione troppo evidente del suo potere rischierebbe di annullare questo elemento essenziale dell’imago Dei (l’immagine di Dio, ndt). Per questo motivo, il Signore non forza, non opprime, non costringe, molto diversamente da ciò che vediamo nel mondo. Il male cerca di esercitare il suo dominio attraverso la coercizione, la manipolazione, la paura e l’oppressione.

“Mostraci il Padre”
Il nostro desiderio umano di vedere (e comprendere) chiaramente Dio emerge anche nella richiesta di Filippo a Gesù: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (Giovanni 14:8). La risposta di Cristo è lunga e densa di significato teologico, ma si può riassumere così: quando vedete me, vedete il Padre. Guardate con attenzione, osservate i dettagli e fidatevi di ciò che vedete in me.

Non tutti coloro che vivevano nella Palestina del I secolo riconobbero il Padre in Gesù. Alcuni lo consideravano un uomo buono, altri vedevano nelle sue opere l’influenza del maligno. Molti non avevano certezze e riuscirono a mettere insieme tutti i pezzi solo dopo la sua morte e risurrezione. Il punto è che Dio (e Gesù) hanno scelto di lasciare spazio al dubbio e alla decisione personale. Dio non impone la bontà, la moralità o la salvezza. Desidera salvarci e ha fatto tutto ciò che era possibile per guidarci verso questa scelta, ma non ci schiaccerà mai con la sua presenza o con il suo potere. È il suo modo di essere: una caratteristica, non un difetto.

[1] Gerald A. Klingbeil è stato da poco nominato rettore dell’Università Avventista di Friedensau, in Germania. Succederà a Roland E. Fischer nell’ottobre 2026. Info qui.

[Fonte: Adventist Review. Tradotto e adattato da Veronica Addazio].
[Immagini: Neil Letson e Bialasiewicz, Dreamstime.com; RyanMcGuire, Pixabay.com]. 

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