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Continua la riflessione sul disegno di legge che intende riformare la caccia, in discussione in questi giorni alla Camera dei Deputati. Numerose le preoccupazioni espresse dai partiti dell’opposizione e soprattutto dalle associazioni ambientaliste e animaliste. Tra i punti contestati: aumentano le specie che possono finire nel mirino dei cacciatori; si lascia alle Regioni la possibilità di allungare i periodi dell’anno in cui l’attività venatoria è consentita; e vengono estesi i territori in cui si può svolgere. Non solo. Cambia la concezione stessa della caccia: la legge più importante in materia, del 1992, viene modificata sostituendo la «protezione» della fauna selvatica con la «gestione». L’attività venatoria viene considerata utile a «concorrere alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema» (da Repubblica del 29/6/2026, “Ddl caccia, tra le proteste. Parte l’iter alla Camera. Faro del Colle sulle norme” di Serena Riformato). Oggi ne parliamo con Massimo Taddei, attivista ambientalista e animalista che vive nella zona del Padule di Fucecchio, un’area molto importante per le rotte migratorie degli uccelli, zona delicatissima che conosce purtroppo una diffusa attività venatoria. Cosa cambierebbe se la “riforma” fosse approvata alla Camera? Intervista a cura di Roberto Vacca.
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