Quando il sorriso nasce dalla fede
29 Aprile 2026

In collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Quando il sorriso nasce dalla fede
29 Aprile 2026

Notizie e articoli in collaborazione con la redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

Il miracolo della gioia sboccia oltre le circostanze esterne.

Il 3 maggio è la Giornata mondiale della risata, una ricorrenza che incoraggia a riconoscere il valore del sorriso come linguaggio universale di benessere e relazione. Ma cosa succede quando sorridere non è solo un gesto spontaneo o un momento di allegria, bensì il riflesso di una gioia più profonda?

La vera felicità non è una formula magica né l’assenza di problemi, ma una scelta di vita radicata nella fede, nella gratitudine e nella fiducia in Dio. È una gioia che può convivere anche con il dolore, scrive Karol Lazo nel suo articolo pubblicato sul sito della Divisione sudamericana della chiesa avventista. L’autrice ha intervistato la professoressa Grelte Del Pozo, esperta in psicologia e sviluppo umano, docente all’Università Avventista della Bolivia.

Grelte Del Pozo, la felicità è molto più di un’emozione?
Uno dei fraintendimenti più comuni è confondere la felicità con il piacere o il successo momentaneo. Tutto ciò è positivo, ma è anche instabile perché dipende dai fatti esterni. La vera felicità non è dovuta unicamente da ciò che mi accade, ma da come vivo, dal significato che la mia vita ha e da chi è profondamente legato al mio cuore.

Da una prospettiva cristiana, direi che la vera felicità non sta nell’avere di più, ma nel vivere in Cristo. Quando la nostra identità si fonda sull’amore di Dio, la gioia si radica più saldamente. La Bibbia esprime questo concetto come “gioia” o “beatitudine” per indicare uno stile di vita in cui possiamo trovare riposo nella pace che Dio ci dona.

Da un punto di vista psicologico, quale ruolo svolge la gratitudine nel benessere emotivo e nella sensazione di felicità?
La gratitudine riveste un ruolo fondamentale perché ci aiuta ad ampliare i nostri orizzonti. Non elimina il dolore, ma impedisce che la nostra attenzione si fissi sulla mancanza, sul confronto con gli altri o sulla frustrazione. Una persona grata impara a riconoscere le vere benedizioni, le persone preziose, le opportunità e i segni di affetto, anche nei momenti difficili.

Filomena, la donna più anziana del Perù (originaria di Huancavelica, una delle città più povere del Paese), quando le è stato chiesto il segreto della sua longevità, ha risposto senza esitazione: “Cibo sano e godermi tutte le cose belle che mi circondano. Lascio indietro quelle brutte”.

Come possiamo imparare a concentrarci maggiormente sugli aspetti positivi senza ignorare o negare i problemi che fanno parte della vita?
La prima cosa da capire è che focalizzarsi sugli aspetti positivi non significa fingere che vada tutto bene. Una prospettiva matura riconosce il dolore, lo nomina e lo elabora, ma sceglie di non soffermarsi esclusivamente su di esso. In poche parole, non si tratta di negare la sofferenza, ma di non farne il centro assoluto della propria vita.

Davide lo dichiarò chiaramente nel Salmo 23:4: “Anche se camminassi nella valle dell’ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me…”. Ecco perché un figlio di Dio non soccombe e non si dispera di fronte alle avversità. Sapere che il proprio pastore è al suo fianco fa tutta la differenza. 

Coloro che attraversano periodi di dolore, perdita o malattia, come possono ritrovare speranza e gioia?
Innanzitutto, permettetevi di sentire. Il dolore che non è riconosciuto spesso si fa più pesante. Piangere, parlare, chiedere aiuto e accettare la compagnia sono passi sani, non segni di debolezza.

In secondo luogo, prendetevi cura delle cose essenziali: riposo, alimentazione, routine, contatti umani e momenti di silenzio. Prestare attenzione al silenzio è molto importante perché, proprio come in uno spartito musicale, il silenzio precede la musica maestosa.

In terzo luogo, affidatevi a relazioni di fiducia, perché nessuno guarisce bene in solitudine; non c’è nulla di cui vergognarsi nel chiedere sostegno a un professionista o a un buon amico.

In quarto luogo, coltivate piccole abitudini di speranza: la preghiera sincera, un diario della gratitudine, la lettura della Bibbia, ringraziare per un gesto d’amore specifico. Cercate un supporto professionale quando necessario. La gioia, in questi processi, non riappare all’improvviso. A volte ritorna come pace, poi come sollievo e infine come una nuova capacità di godere della vita.

L’intervista completa alla professoressa Grelte Del Pozo è disponibile qui.

[Fonte: noticias.adventistas.org. Tradotto e adattato dalla redazione]
[Immagini: Rawpixelimages, Yuri Arcurs e Monkey Business Images, Dreamstime.com]

Condividi su:

Notizie correlate

Pompei. Formazione Scuola del Sabato e Ministeri Personali

Pompei. Formazione Scuola del Sabato e Ministeri Personali

Mariarosa Cavalieri, direttrice del Dipartimento Scuola del Sabato e Ministeri Personali dell’Unione Italiana delle Chiese delle Cristiane Avventiste del Settimo Giorno, è stata ospite nella chiesa di Pompei nelle giornate di venerdì 10 e sabato 11 aprile. [gallery...

In cammino insieme. Un’estate di raduni e campeggi

In cammino insieme. Un’estate di raduni e campeggi

Gli appuntamenti per gli scout e le famiglie nel segno dell'amicizia e della crescita spirituale. Con l’arrivo della bella stagione, molte famiglie iniziano a chiedersi come offrire ai propri figli un’esperienza estiva divertente, educativa e spiritualmente...

Pin It on Pinterest