Strumenti musicali, capi religiosi, gruppi di persone… eccetera, eccetera. Perché nella Bibbia, nel capitolo 3 del libro di Daniele, compaiono tanti elenchi?
Mentre frequentavo quella che sarebbe diventata mia moglie, le scrivevo lettere d’amore come si usava un tempo. Compravo carta di qualità, inchiostri particolari e sigilli di cera, e curavo la mia calligrafia per esprimere i sentimenti di un uomo solo e innamorato. Poiché la carta, così come le spedizioni internazionali, aveva un costo elevato, ogni parola era scelta con attenzione, ogni spazio era compilato con cura e il messaggio risultava denso e intenso. Oggi queste caratteristiche si sono rarefatte, perché il digitale permette di comunicare senza limiti né costi.
La Scrittura segue lo stesso modello della lettera d’amore: gli autori biblici dovevano tenere conto degli strumenti di scrittura, del supporto materiale, dello spazio disponibile e, naturalmente, del contenuto spirituale, teologico e pratico che desideravano trasmettere. Ogni parola conta. Il capitolo 3 del libro di Daniele non fa eccezione. Certo, c’è la storia ben nota a ogni credente avventista: i tre giovani che rimangono fedeli a Dio nonostante le conseguenze. Ma ci sono anche le liste. È interessante chiedersi se Daniele avesse realmente bisogno di includerle tutte; e non solo una, perché sono ripetute più volte! O disponeva di abbondante materiale per scrivere, oppure aveva in mente qualcosa di più profondo.
Il primo elenco riguarda i capi secolari: satrapi, amministratori, governatori, consiglieri, tesorieri, giudici, magistrati e tutti i funzionari delle province (Daniele 3:2). Questo elenco è ripetuto in Daniele 3, versetti 3 e 27, e in Daniele 6:7. Il secondo elenco raggruppa gli strumenti musicali: corno, flauto, arpa, lira e salterio (Daniele 3:5, 7, 10, 15). Il terzo riguarda i gruppi di persone: popoli, nazioni e lingue (Daniele 3:4, 7, 29; 4:1; 5:19; 6:25; 7:14). Sebbene non sia presente nel capitolo 3, la lista si ritrova anche nella menzione dei capi religiosi e di culto: maghi, astrologi, stregoni e i Caldei (Daniele 2:2, 10, 27; 4:7; 5:7, 11).

Perché ci sono così tanti elenchi?
Probabilmente a Babilonia, durante la sua formazione, Daniele aveva acquisito questo stile di scrittura comune, caratterizzato da elenchi ripetuti. Si trattava anche di una forma di enfasi.[1] Non solo è importante ciò di cui narra la storia, ma anche come è scritta. Dio non stava parlando soltanto a un’autorità politica, come il re Nabucodonosor, ma a tutte le autorità secolari; non solo a un leader religioso, ma a ogni figura religiosa; non solo a una specifica categoria di strumenti sacri, ma a tutte quelle esistenti; e non solo a un popolo, ma a tutti i popoli conosciuti del mondo di allora. Una composizione quasi poetica, si potrebbe dire.
Gli elenchi hanno lo scopo di evidenziare il potere totale e superiore di Dio su ogni autorità, secolare e religiosa, presente in ciascuna parte del mondo. Dio è al di sopra di tutto. Il capitolo 3 di Daniele non è soltanto il racconto patriottico di tre giovani ebrei che prevalgono su un re babilonese: le ripetizioni sistematiche mostrano la vittoria universale di Dio su qualsiasi forza, naturale o soprannaturale. Non sorprende, dunque, che quei tre non temessero il fuoco della fornace, nemmeno quando era stato arroventato sette volte più del solito (Daniele 3:19).
Per risparmiare tempo e spazio, anche io avrei potuto semplicemente scrivere “eccetera, eccetera, eccetera”. Ma se l’avessi fatto, mi sarei mai sposato? Allo stesso modo, Daniele avrebbe potuto abbreviare; tuttavia, avremmo colto con la stessa intensità la bellezza di sapere che Dio trascende ogni cosa?
Justin Kim
Note
[1] Peter W. Coxon, “The ‘List’ Genre and Narrative Style in the Court Tales of Daniel” (Il genere dell’elenco e lo stile narrativo nei racconti di corte di Daniele), Journal for the Study of the Old Testament 11, n. 35, 1986, p. 107.
[Fonte: adventistreview.org. Tradotto da Veronica Addazio].
[Immagini: Stevanovicigor, Dreamstime.com e Javier Cruz Acosta].







