Dal “kintsugi”, l’arte giapponese di riparare le crepe con l’oro, all’esperienza personale di un Dio che si prende cura di noi.
Non è possibile fare una visita veloce all’IKEA, soprattutto se si ha una bambina di tre anni al seguito. La disposizione del negozio fa sì che ci si ritrovi a dover attraversare ogni reparto. Dalle cucine componibili ai tessuti per la casa, dall’illuminazione (con il suo allestimento particolarmente delicato che costringe qualsiasi genitore a stringere un po’ più forte la mano del proprio figlio), agli arredi per il soggiorno e lo studio… fino alla zona dedicata ai più piccoli. La mia bimba non credeva ai suoi occhi! Si è infilata sotto le coperte di ogni letto in esposizione, ha aperto ogni anta e cassetto degli armadi e si è seduta su ogni sedia. Voleva comprare tutto ciò che le sue manine toccavano, ma si è accontentata di portare a casa un set di piatti giocattolo per la sua piccola cucinotta.
Quando siamo rientrate, tutta entusiasta ha iniziato ad aprire la scatola. È stato a quel punto che ci siamo resi conto di aver commesso un terribile errore. I piatti giocattolo erano fatti di ceramica e il primo che ha preso in mano le è scivolato e si è frantumato in mille pezzi sul pavimento. La vista dei frammenti di una delle sue nuove e preziose ciotole, gettati tra i rifiuti, le ha riempito gli occhi di lacrime.
Non è stata l’unica volta che abbiamo assistito alla distruzione di stoviglie e bicchieri in casa nostra. Anche ora che mia figlia ha sei anni, si rattrista ancora quando qualcosa si rompe, a volte piangendo mentre raccogliamo i cocci rotti e li buttiamo nella spazzatura. Nutre ancora la speranza che forse si possa riparare ciò che si è rovinato, ma sta lentamente imparando ad accettare che a volte le cose spezzate vengono semplicemente buttate via e sostituite.

È così che tendiamo a trattare gli oggetti che non funzionano più. Ma cosa succede quando siamo noi a “romperci”? Dio si comporta allo stesso modo?
Forse avete sentito parlare del “kintsugi”. Si tratta della tradizionale arte giapponese di riparare la ceramica, un processo che consiste nel riempire le fratture con una lacca mescolata all’oro. L’obiettivo non è nascondere la rottura dell’oggetto, bensì utilizzare il difetto per conferirgli una bellezza, una forza e un’unicità che altrimenti non esisterebbero.
Come afferma Makoto Fujimura, artista cristiano e autore del libro “Art+Faith: A Theology of Making”, il “kintsugi” rende l’oggetto più prezioso di prima che cadesse a terra. La riparazione diventa parte integrante della storia dell’oggetto.
Proprio come l’artista del “kintsugi” non cerca di nascondere ciò che è accaduto all’oggetto riparato, così Dio non si limita a cancellare le nostre ferite. Basta leggere la Bibbia per accorgersi che Dio opera continuamente attraverso persone segnate da fragilità e sofferenze. L’insicurezza di Mosè riguardo al suo difetto di pronuncia consolidò la sua dipendenza da Dio; Paolo portò una “spina nella carne” che divenne fonte di forza; Pietro rinnegò Cristo eppure divenne un leader; i numerosi tradimenti subiti da Giuseppe si trasformarono in una benedizione; l’amarezza di Naomi lasciò il posto a una speranza che avrebbe contribuito alla storia della nascita di Gesù; la vergogna della donna samaritana al pozzo divenne la sua testimonianza. Persino Gesù conservò le cicatrici dopo la sua risurrezione.

Dio non aspetta che diventiamo perfetti prima di servirsi di noi, né ci mette da parte a causa delle nostre ferite o imperfezioni. Al contrario, promette di guarire ciò che è ferito in noi. Come si legge in 1 Pietro 5:10: “Ora il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà stabilmente”.
Ciò che ho imparato è che questa restaurazione promessa da Dio non significa necessariamente che ogni cicatrice scomparirà, che ogni situazione si risolverà o che la vita tornerà esattamente com’era prima. Come una ceramica riparata con l’arte giapponese, può accadere che Dio faccia emergere una bellezza, una saggezza, una compassione e un’utilità che non sarebbero mai esistite senza quella frattura. Per citare ancora Makoto Fujimura: “È perché siamo rotti che veniamo rinnovati… e questa ciotola kintsugi è molto più preziosa di quanto non lo fosse prima di essere rovinata”.
A differenza del piattino dell’IKEA che ho dovuto buttare via, le persone non sono come la ceramica. Dio non ci abbandona per la nostra fragilità, né le nostre ferite ci impediscono di essere valorizzati. Il Signore è capace di operare qualcosa di nuovo nella nostra vita, rendendoci più forti, più maturi e più saldi di prima.
Danelle Stothers
[Fonte: record.adventistchurch.com. Tradotto dalla redazione]
[Immagini: Riho Kitagawa su Unsplash; geralt e CDD20, Pixabay.com]







