Un camion fuori controllo mi ha permesso di incontrare davvero Gesù
26 Gennaio 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Un camion fuori controllo mi ha permesso di incontrare davvero Gesù
26 Gennaio 2026

“Quando ripenso al mio viaggio, quasi riesco a vederlo seduto accanto a me”. Un’esperienza di fede sorprendente ha cambiato lo sguardo dell’autore dell’articolo. 

Mia moglie Debbie era avventista, e io cattolico. Non ho mai ricevuto alcuna pressione da lei o dai suoi genitori per unirmi alla chiesa. Davano semplicemente il loro esempio. Ogni tanto provavo a dire a mia moglie: “Sai cosa sarebbe bello fare questo sabato? Potremmo goderci la creazione di Dio e coltivare un giardino”. La verità era che cercavo di convincerla a lavorare di sabato. Ma lei non ci cascava mai. Diceva solo: “No, non lo faremo”.

Mia moglie è sempre rimasta fedele al sabato quale giorno di riposo da dedicare a Dio, e mi raccontava della sua amicizia personale con Cristo, un concetto per me totalmente estraneo.

Un sabato del 1998 cercò di convincermi ad andare in chiesa con lei. Dissi di no perché volevo lavorare.
Quel giorno guidavo un camion ribaltabile a tre assi per trasportare della ghiaia. All’improvviso i freni si ruppero mentre ero su una discesa ripida. Persi completamente il controllo. Ero cresciuto in un famiglia cattolica e avevo pregato in passato, ma di solito provavo a risolvere un problema da solo e se non ci riuscivo allora pregavo. Quel sabato sapevo che non vi erano speranze ed ero impotente, quindi pregai subito così: “Se questo è il giorno in cui morirò, così sia. Ma Dio, non permettere che qualcun altro si faccia male”.

Arrivai in fondo alla collina e oltrepassai il semaforo. I miei amici, che avevano assistito alla scena da altri camion, raccontarono che avevo attraversato il semaforo a circa 104 chilometri all’ora. Avevo 22 tonnellate di sabbia a bordo, e non c’era un’auto in nessuna direzione. Era come se il mare si fosse aperto e il mio camion fosse passato in mezzo. Non riuscivo a credere che fosse davvero successo.

Poi vidi un grande cartello con sopra scritto: “Attenzione: ponte sul fiume Little Kentucky interrotto tra 400 metri”. Dissi: “Gesù, non è ancora finita. Devo bloccare questo mezzo”. Misi il piede sul freno e il camion si fermò, con mia grande sorpresa!

Gli altri autisti mi raggiunsero, tutti molto preoccupati. Uno di loro era anche un meccanico e mi chiese: “Ronnie, come hai fatto a fermarlo? I freni non ci sono più”.
Risposi: “Non sono stato io, ma Gesù”.

Quello fu l’ultimo sabato in cui lavorai, anche se non avevo ancora accettato pienamente la verità sul sabato. Continuavo comunque a portare mia madre in chiesa la domenica. E mia moglie mi chiese: “Porti tua mamma in chiesa?”. Dissi: “Sì”. E lei: “Credi nel tuo sacerdote? È un uomo onesto?”.
Io risposi: “Sì”. Lei aggiunse: “Allora chiedigli del sabato”.

Così portai mia madre in chiesa. Uscimmo dopo la messa e vidi padre Clark. Mi avvicinai e gli dissi: “Padre, ho una domanda”. E lui: “Quale?”. Chiesi: “Quando è sabato?”. Non esitò e rispose: “Il sabato è il sabato, ma noi andiamo in chiesa la domenica”. E io: “Perché lo fate?”. Il sacerdote aggiunse: “La chiesa cattolica lo ha cambiato secoli fa. Non osserviamo il sabato. Andiamo in chiesa la domenica”. Allora pensai: “Dio ha detto di riunirsi in chiesa il sabato, e l’uomo ha detto di farlo la domenica… Perché sto ubbidendo all’uomo invece che a Dio?”.

Così iniziai a frequentare la chiesa avventista insieme con mia moglie, e venni battezzato il giorno di Natale del 1999. La cosa più bella fu che, per la prima volta, iniziai a vedere Dio come mio amico. Quella nuova prospettiva cambiò completamente il mio atteggiamento.

Quando ripenso al cammino che ho intrapreso, e a quel giorno sul camion, quasi riesco a vedere Gesù seduto lì con me, che mi guarda con un sorriso. Mi aveva inseguito durante tutta la mia vita per portarmi sulla sua strada, e io non lo volevo.

Sapete, Cristo non è limitato dal tempo, dallo spazio o dal mondo fisico; tutto gli appartiene. Quindi, scendere da quella collina a una velocità del genere senza freni, non era nulla per lui. Era quasi come se mi avesse detto: “E adesso, dove pensi di andare? Sei fuggito per tutta la vita. Dove ti stai rifugiando?”. E io non avevo altro posto dove andare se non tra le sue braccia. Dentro quel camion, su quella collina, smisi di scappare e trovai finalmente il mio Salvatore.

Ronnie Harris

[Fonte: Adventist Review. Traduzione: Veronica Addazio].
[Foto: Sf1nks, Dreamstime.com; Paola Mora Zepeda]. 

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