Un giorno di gioia e gratitudine
12 Gennaio 2026

A cura della redazione della rivista Il Messaggero Avventista.

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Un giorno di gioia e gratitudine
12 Gennaio 2026

Per rappresentare l’irruzione del divino nella linearità della vita.

Il 6 gennaio l’Italia celebra l’Epifania come festa conclusiva del periodo natalizio in cui si ricorda la visita e l’adorazione dei magi a Gesù bambino. Due atipicità caratterizzano questa festa. La prima è cronologica in quanto la visita dei magi e il Natale stesso sono stati collegati al solstizio d’inverno, che rappresentava la nascita del sole, poi trasferita alla nascita di Cristo come nuovo punto di riferimento della storia di una cultura diventata cristiana, quando invece la vera data è da situare all’inizio della primavera nel periodo di marzo-aprile nell’emisfero boreale. La seconda atipicità riguarda la sostanza, in quanto da momento spirituale, di gratitudine e riconoscimento del Messia nato, la festa ha spostato il suo baricentro dalla spiritualità al consumo e da Gesù ai bambini che ricevono i regali portati dalla Befana.

Due sono le reazioni possibili. La prima di disattenzione e stigmatizzazione riguardo a una festa che non trova fondamento nella Bibbia. La seconda, quella di condividere comunque, con i nostri contemporanei, un momento di gioia e convivialità provando a coltivare nei piccoli il senso del dono e della gratitudine. Noi scegliamo questa seconda opzione per due motivi. Da un lato perché forse non conviene creare uno stacco ancora maggiore con la società nella quale viviamo. Dall’altro lato, anche la fede protestante, quindi la fede avventista, è strutturalmente iconoclasta. Di fronte a una fede iconoclasta, che paradossalmente condivide con un tempo storico funzionale come il nostro, lo smantellamento dei simboli, dei rituali, dei riti di passaggio, forse non è completamente perverso approfittare di ricorrenze come queste per recuperare qualche simbolo che renda il nostro vivere oggi meno meccanico, più condiviso, illuminato dalla ripresa di alcuni di questi valori folkloristici.

Al recupero di questa gioia condivisa e universale, pensava probabilmente Johann Sebastian Bach quando compose, per l’inizio del periodo natalizio, il suo celebre Weihnachtsoratorium BWV 248, “Jauchzet, frohlocket! auf preiset die Tage” (“Gioite, esultate! Glorificate i giorni”), per coro e orchestra, con i tipici suoni scintillanti dei fiati, che disegnano marcatamente nell’ambiente quei tratti incancellabili di gioia ed esultanza tipici del periodo natalizio.

Bach compose anche due cantate, Sie werden aus Saba alle kommen BMW 65 e Liebster Immanuel, Herzog der Frommen BMW 123, che con tono più solenne e meditativo vogliono chiudere questo Natale più piccolo, come spesso è stata descritta l’Epifania. Infatti, la cantata Sie werden aus Saba alle kommen fu eseguita per la prima volta il 6 gennaio del 1724 a Lipsia. Il libretto è tratto dal testo biblico di Isaia 60:6 e da una poesia di Paul Gerhardt.

Con l’Epifania si celebra la prima manifestazione della divinità di Gesù all’intera umanità, insieme alla visita solenne dei magi con i loro doni, in quanto autorevoli esponenti di un popolo totalmente estraneo al mondo ebraico e mediterraneo, impregnando così questa festa di una universalità che diventerà il tratto distintivo del cristianesimo che si espande a tutte le latitudini.

A partire dal III secolo circa, le comunità cristiane del Vicino Oriente associarono il termine Epifania ai tre segni rivelatori di Gesù Cristo: l’adorazione dei magi, il battesimo di Gesù adulto nel fiume Giordano, e il primo miracolo di Gesù a Cana.

L’Epifania, a volte chiamata il Giorno dei re magi, in alcune tradizioni viene celebrata per il senso di dono e in alcune denominazioni dà inizio a un periodo dell’anno liturgico detto “Tempo dell’Epifania”. L’Epifania non è solo l’evento della manifestazione di Dio in Cristo, ma di quello che non c’era prima e che ogni giorno porta di nuovo sulla nostra strada. Il futuro, l’Epifania, non è mai prevedibile a partire da ciò che c’è nel presente, ma aggiunge sempre una sorpresa, una aggiunta di grazia, di bellezza e di benedizione per coloro che purtroppo si sono abituati e allineati troppo conformisticamente alla routine.

Hanz Gutierrez

[Fonte: Il Messaggero Avventista, gennaio 2026]
[Immagine: Fotorech su pixabay.com] 

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